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Berlusconi: "Presto il divieto per le intercettazioni"

Silvio Berlusconi nel suo discorso a Santa Margherita Ligure del 7 giugno scorso, intervenendo al convegno dei Giovani imprenditori, ha annunciato: nel prossimo consiglio dei ministri "introdurremo il divieto per le intercettazioni tranne che per la criminalità organizzata, la mafia, la camorra e il terrorismo. Cinque anni per chi le fa e anche una forte penalizzazione economica per gli editori che le pubblicano". Commenta la news

Pienamente solidale il ministro della Giustizia: "Figuriamoci se si vogliono spuntare le unghie alla magistratura". Angelino Alfano, puntualizza in un'intervista al Messaggero che la stretta sulle intercettazioni è "una necessità trasversalmente riconosciuta". È necessario, spiega il guardasigilli, "operare un riequilibrio tra due diritti: quello delle indagini e quello della tutela della privacy". Alfano ricorda che fu l'ultimo governo di Romano Prodi a "mettere in cantiere norme per arginare un fenomeno che suscita allarme e preoccupazione» e che l'attuale maggioranza intende procedere in quella direzione. Il ministro evidenzia i costi delle intercettazioni, "capitolo che rispetto alle spese di giustizia incide per oltre un terzo". "Noi sosterremo i magistrati perchè siamo per la legalità e perchè ci sta a cuore che le indagini facciano il loro corso, ma vogliamo garantire i cittadini che con le indagini non c'entrano".

Rispolvera le intercettazioni Saccà - Berlusconi del dicembre 2007

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Berlusconi: "Presto divieto assoluto di intercettazioni"


"Se i delitti sono quelli che la casta può commettere, come corruzione e concussione, ben vengano le intercettazioni. Sono i classici reati della mala politica, e la politica deve essere trasparente". Lo aveva detto Roberto Castelli, sottosegretario alle Infrastrutture, a "In mezz'ora" (guarda il video in basso). Per l'esponente della Lega, "bisogna trovare il giusto mezzo per mantenere questo strumento di indagine, efficace, ma evitare dei 'mostrì. Bisogna circoscrivere le intercettazioni dove sono veramente necessarie". Per quel che riguarda il rischio di 5 anni di carcere, Castelli ha spiegato: "Mi sembrano tanti, anche se i giornalisti non devono essere una casta e, se sbagliano, devono pagare. Sono d'accordo cone le pene detentive, ma quando ero ministro avevo proposto una norma che era forse più efficace, la responsabilità amministrativa degli enti: paga anche l'editore".

Castelli su intercettazioni - "InMezz'ora" (8-6-2008)


Castelli ha poi rettificato: Alcuni giornali on line "hanno voluto malignamente forzare il mio pensiero, inventando una contrapposizione tra la Lega e Berlusconi sul tema delle intercettazioni che non esiste". "Chi ha seguito la mia intervista in tv con la dottoressa Annunziata - spiega Castelli - ha potuto ascoltare che: 1) ho premesso che esprimevo pareri personali che non impegnano la Lega Nord; 2) ho dichiarato e confermo che continuo a ritenere equilibrato il testo sulle intercettazioni che presentai nel 2005, quando ero Ministro della Giustizia, che peraltro ho ripresentato in questa legislatura; 3) ritengo e confermo che in questo momento escludere i reati tipici della cosiddetta "casta" non sarebbe compreso dai nostri elettori".

"Con i limiti che il governo dice di voler mettere sull'uso delle intercettazioni decine di indagini non sarebbero state possibili, tanti crimini non avrebbero trovato il loro colpevole, per i reati di corruzione o concussione, per quelli finanziari e persino per quelli legati alla criminalità organizzata che, come ci dice l'esperienza, spesso sono intrecciati a questi. Siamo davanti a provvedimenti gravi e sbagliati". Così Walter Veltroni, segretario del Pd. "Il Partito democratico ha sempre detto di voler affrontare il tema delle intercettazioni in maniera del tutto diversa: i magistrati hanno il diritto di eseguire le intercettazioni ogni volta che lo ritengono necessario, qualunque sia il reato. Quella che deve essere tutelata è la privacy dei cittadini che non sono sottoinchiesta e che non hanno commesso reati, quindi è responsabilità degli stessi magistrati che le intercettazioni restino segrete se non per le parti strettamente utili all'inchiesta e alle accuse. Così si permette un uso pieno di uno strumento di indagine rivelatosi essenziale e insieme si tutela la privacy. Il governo vuol fare il contrario impedendo ai magistrati di indagare".

"L'editore più liberale d'Italia ha deciso dunque di mettere in libertà vigilata tutti i cronisti italiani". Lo afferma Giuseppe Giulietti, portavoce di "Articolo 21", parlando del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e dei provvedimenti da lui annunciati in materia di intercettazioni. "Silvio Berlusconi ama definirsi 'l'editore più liberale d'Italià. Sarà forse questa la ragione per la quale ha chiesto, e ovviamente prontamente ottenuto, al ministro Alfano di dare una stretta sulle intercettazioni e di prevedere sino a cinque anni di carcere e sino a due milioni di euro di multa per quegli editori e quei giornalisti che - conclude Giulietti - dovessero continuare a ficcare il naso nei tanti misteri d'Italia".

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