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Berlusconi su Mussolini, UE: "Preoccupante", ma Brunetta: "Italiani la pensano come lui"

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La Giornata della Memoria è passata, ma le polemiche per la frase pronunciata da Silvio Berlusconi - "Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene" - decisamente no. Anzi. Oggi infatti non solo in Italia, ma in tutto il mondo è il tempo delle considerazioni e delle repliche alle infelici (...) parole dette dal Cavaliere.

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E un allarme sulla posizione dell'ex premier - o almeno su quella che si può desumere dalle sue affermazioni, perché di nuovo Berlusconi ha tirato in ballo l'ipotesi del complotto - arriva direttamente dalla UE, che per voce del Commissario agli Affari Interni, Cecilia Malmström, ha definito "preoccupante" il fatto che "nelle politiche europee, nei parlamenti europei e persino in alcuni governi ci sono partiti e voci che nutrono questo tipo di odio". Una dichiarazione che nei fatti taccia l'Italia di coltivare in seno sentimenti negazionisti e apologetici di una delle peggiori vergogne della storia recente, dando un durissimo colpo alla credibilità internazionale del Paese.

Eppure, nonostante l'indifendibilità delle dichiarazioni di Berlusconi e reazioni come quelle della UE, c'è chi si schiera dalla parte del Cavaliere, per esempio Renato Brunetta. L'ex ministro, infatti, ha dichiarato di credere che "Berlusconi ha detto quello che la maggioranza degli italiani pensa su Benito Mussolini", ovvero che premesso che "è stata una dittatura, che ha negato le libertà", tuttavia "il fascismo ha prodotto welfare senza democrazia, esattamente come avvenuto in Unione Sovietica". Una spericolata difesa-accusa, a sostegno della quale Brunetta cita la rilettura critica operata dallo storico Renzo De Felice, sottolineando quanto di buono fatto dal fascismo, "l'Inps" e "le colonie estive per i bambini ed altro che non c’era e c'è ancora sul fronte del welfare" e concludendo: "Quelle di Berlusconi sono parole di buonsenso collocate in un momento sbagliato".

E se il buonsenso si vede dal mattino, anziché chiedere scusa per la propria uscita, Berlusconi prima ha cercato di 'aggiustare il tiro', poi è passato al contrattacco, parlando di "polemica montata ad arte per la campagna elettorale". Al Tg5 il Cavaliere ha infatti dichiarato che non si è trattato né di "una gaffe" né di "un ragionamento elettorale", ribadendo di aver detto "con chiarezza inequivocabile che le leggi razziali sono un marchio infamante di Mussolini" e che dunque "non si possono avanzare dei dubbi sulla mia posizione se non per imbastire una speculazione politica". Del resto, ha concluso l'ex premier, "quale leader italiano, se non il sottoscritto, è stato definito dal primo ministro in carica in Israele come l'amico migliore d'Israele?".

Non è dato sapere se Berlusconi è al corrente del fatto che la Fondazione Memoriale della Shoa si è affrettata a comunicare che ieri "non era stato invitato", ma quello che è tristemente certo è che la sua posizione è stata immediatamente condivisa dalla solita claque, da Maria Stella Gelmini, a Mara Carfagna, a Renata Polverini, con tutte quante schierate sulla tesi del 'fraintendimento' e della montatura ad hoc per danneggiare la campagna elettorale. Per Umberto Ambrosoli, invece, la 'sparata' del Cavaliere su Mussolini "è tutta studiata e mira a coinvolgere un determinato elettorato. Il che significa che, secondo Berlusconi, ancora oggi in Italia un'affermazione di quel genere porta consenso".

Un'osservazione, quest'ultima, che alla luce dei timori espressi da Malmström e dalla recrudescenza di alcuni movimento politici, come Alba Dorata in Grecia, dà di che pensare e porta a chiedersi fino a dove si possa spingere una campagna elettorale pur di ottenere qualche voto in più. Tra l'altro, con cognizione di causa o no? Ma qualunque sia la risposta, comunque è preoccupante. Molto.

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