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Berlusconi sul processo Mediaset: "Se condannato andrò in carcere, non sarò esule come Craxi"

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Sembra ormai certo che non ci sarà richiesta di rinvio con rinuncia della prescrizione per far slittare la sentenza del processo Mediaset a novembre: stando alle ultime indiscrezioni, Silvio Berlusconi preferisce sapere subito quale sarà la decisione della Corte di Cassazione il 30 luglio in merito alla condanna per frode fiscale a 4 anni di reclusione e all'interidizione dei pubblici uffici per 5 anni. Una tesi avvalorata dalle parole del leader Pdl, che a due giorni dall'attesa sentenza definitiva sul processo per i diritti tv parla in un colloquio informale col direttore di Libero Maurizio Belpietro, spiegando di confidare in un'assoluzione e di non avere intenzione di scappare all'estero in caso di verdetto sfavorevole. Piuttosto, dice il Cavaliere, andrà in carcere.

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Intervistato dal direttore del quotidiano Maurizio Belpietro, Berlusconi spiega quali saranno le conseguenze di un'eventuale condanna: "Non farò l’esule, come fu costretto a fare Bettino Craxi. Né accetterò di essere affidato ai servizi sociali, come un criminale che deve essere rieducato. Ho quasi settantotto anni e avrei diritto ai domiciliari, ma se mi condannano andrò in carcere". Nel merito della questione giudiziaria, il Cavaliere continua a professarsi innocente: "Io facevo il presidente del Consiglio, cosa ne potevo sapere io dei contratti per i diritti televisivi?", è il leitmotif berlusconiano che contrasta con le condanne in primo e secondo grado, secondo le quali il leader Pdl era il dominus del sistema di evasione e truffa escogitato gonfiando i costi dei diritti tv acquistati da Mediaset per evadere il fisco e creare così fondi neri nella sua diretta disponibilità.

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Accuse che Berlusconi rispedisce al mittente, scegliendo però di mantenere il basso profilo delle ultime settimane e dichiarandosi fiducioso in una possibile assoluzione della Corte: "Sono abbastanza ottimista, non possono condannarmi. Perché se non c'è pregiudizio, non ci sono pressioni, la Cassazione non può che riconoscere la mia innocenza (...) già in altre occasioni ha riconosciuto che io non firmavo i bilanci, non partecipavo alle decisioni dell'azienda e non avevo alcun ruolo diretto nella gestione di Mediaset".

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Nessun attacco diretto alla magistratura, ma nel colloquio con Belpietro il Cavaliere ripete di sentirsi assediato dai processi, soprattutto nell'ultimo periodo caratterizzato da un fitto calendario di udienze e sentenze, dal lodo Mondadori alla vicenda bunga-bunga, passando per la compravendita dei senatori e la vicenda Unipol-Bnl: "In pochi mesi otto pronunciamenti contro di me. I diritti Mediaset, Ruby, la telefonata Fassino-Consorte, gli alimenti alla mia ex moglie, le richieste dei pm di Napoli e Bari, la decisione della Consulta sul legittimo impedimento, il respingimento della richiesta di trasferire a Brescia il processo per le cene di Arcore, l'abnorme risarcimento a De Benedetti".

Ma l'attenzione degli ultimi giorni è tutta focalizzata sul governo Letta: quali ripercussioni avrebbe una condanna, con conseguente interdizione dalla vita pubblica, sulla sopravvivenza dell'esecutivo? I proclami dei ministri e parlamentari Pdl di rovesciare il tavolo sono andati affievolendosi, ma come si comporterebbe il Pd nei confronti di un alleato di governo non solo sgradito alla base, ma anche guidato da un condannato per frode fiscale? Berlusconi non perde l'occasione per passare da "responsabile" e lascia il cerino proprio in mano ai Democratici: "Non sarò io a far cadere Letta se venissi condannato. Lo farà il Pd, che non accetterà di stare al Governo con un condannato in via definitiva".

Nella mattinata di domenica, però, Palazzo Grazioli pubblica una parziale smentita del "colloquio" tra Berlusconi e Maurizio Belpietro, peraltro firmato su Libero dallo stesso direttore: "Il Presidente Berlusconi non ha rilasciato alcuna intervista – si legge nel comunicato – Il direttore Belpietro ha liberamente interpretato il senso di un colloquio in cui sono state confermate l’assoluta infondatezza delle accuse rivolte al Presidente Berlusconi e la sua precisa volontà di continuare a offrire il suo contributo al popolo dei moderati". La nota sottolinea anche che "alcuni quotidiani riportano tra virgolette frasi e giudizi attribuiti al Presidente Berlusconi che non sono mai stati pensati né pronunciati".

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