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Berlusconi: vado avanti. Ma le alleanze scricchiolano

L'unica cosa da fare è affidarsi al Cielo. E dopo la batosta di ieri, l'osservazione di Berlusconi sarebbe anche condivisibile se non fosse che il pensiero del Cavaliere non è rivolto a se stesso e ai propri alleati, ma ai 'poveri' cittadini di Milano che da oggi dovranno fare i conti con Pisapia per cinque anni: "adesso i milanesi devono pregare il buon dio che non gli succeda qualcosa di negativo perché veramente la città non era amministrata male" sono le parole pronunciate dal presidente del Consiglio dalla Romania, dove è in visita ufficiale.

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Un pensiero va anche ai napoletani - "penso che a Napoli si pentiranno tutti moltissimo" - prima di rassicurare i suoi elettori che "la maggioranza è coesa e determinata" e che da parte sua la volontà di andare avanti è chiara: "abbiamo perso e questo è evidente, una volta si vince, una volta si perde, l’importante è non abbattersi. Io sono un combattente e ogni volta che vengo sconfitto triplico le forze" ha detto ai giornalisti a Bucarest. Quindi niente dimissioni come chiestogli dalla sinistra - "sono sempre in disaccordo con la sinistra, volete che le dia ragione proprio adesso? Ma dai..." - e piano di rilancio bell'e che pronto: "ci restano alcune riforme, la riforma fiscale, della giustizia e il piano per il sud", con anche una "riorganizzazione del Pdl per radicarlo di più sul territorio".

Un Berlusconi in gran spolvero dunque, che però il colpo l'ha accusato eccome se, come riportano le persone presenti in Romania, al suo ritorno in albergo ha finto di non conoscere ancora i risultati elettorali. I rischi che il governo ceda ci sono: gli scricchiolii si sentono. E se da un lato i fedelissimi del Cavaliere provano a puntellare il Palazzo, con Maroni che ammette la sconfitta - "è una vera sberla" - ma che ritiene che un'azione decisa e di concerto della maggioranza possa consolidare le fondamenta - "questo non vuol dire che c'è bisogno di un cambio di squadra. Quello che c'è da fare è un serio rilancio dell'azione di governo, ci vuole un vero colpo di frusta per rispondere concretamente ai bisogni dei cittadini. Anche Berlusconi concorda sul fatto che serve una forte ripresa dell'azione dell'esecutivo" - dall'altro gli scontenti assestano colpi strutturali gravi: "nel 2006 la Moratti e il Pdl presero 245mila voti e noi della Lega 22mila. Oggi il Pdl ha preso 170mila voti e noi 57mila quindi qualcuno ha perso 75mila voti mentre noi ne abbiamo guadagnati 35mila" polemizza il leghista Matteo Salvini, salvo correggere il tiro sul finale e ammettere che "quando si perde si perde tutti assieme".

Anche il ministro degli Esteri Franco Frattini cerca di salvare capra e cavoli, confermando la tenuta del governo ma allo stesso tempo prendendo nota della sconfitta e condividendo l'ipotesi di un rinnovo ai vertici della maggioranza: "il Pdl? Bene l'idea delle primarie. Lo avevamo detto prima dell'esito del voto e lo confermiamo: il governo va avanti. Del resto un'alternativa parlamentare neppure esiste", mentre più diretto è il sottosegretario Carlo Giovanardi che esorta il Premier a farsi da parte per evitare il tracollo del sistema politico attuale: Berlusconi deve pensare "nei prossimi due anni, alla sua successione, io lo dico da tempo. Lui deve decidere se vuole passare alla storia come il maresciallo Tito, dopo il quale la Jugoslavia si frantumò, oppure come De Gasperi che ha costruito l'architrave di un sistema che ha funzionato per 40 anni".

Ma su tutte queste riflessioni incombe un'ombra che è poi quella che può cambiare effettivamente le sorti del Cavaliere e del cosiddetto Berlusconismo: Umberto Bossi. Sabato 21 maggio, infatti, davanti a un ambasciatore del Pd e a un giornalista, il Senatur ha detto: "se si perde in tutte le grandi città, vorrà dire che ci ritroveremo con la valigia in mano". Pronti a lasciare gli scranni ceduti all'opposizione o l'alleato in declino? Non si sa, il leader del Carroccio non ha aggiunto più nulla a questa riflessione sibillina, ma se ancora ieri confermava durante "un colloquio lungo e cordiale" - come si è affrettato a sottolineare il portavoce Paolo Bonaiuti - il suo sostegno al Premier, il suo commento nella notte del primo turno se lo ricordano tutti: "ormai è Silvio che ci fa perdere". E ieri a Radio Padania al posto del 'Va' pensiero' suonava 'Bandiera Rossa'.

 (foto © LaPresse)

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