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Berlusconi a Maroni: "il voto sulla Libia non mi fa paura"

La giornata di ieri per la maggioranza già non si era aperta nel migliore dei modi. Dalle pagine della Padania, infatti, Bossi aveva tuonato contro la decisione di Berlusconi di aumentare l'impegno italiano in Libia con la partecipazione attiva ai bombardamenti e ribadito la posizione della Lega in merito. Poi è stata la volta di Roberto Maroni, che ha fatto andare di traverso al premier la cena elettorale appena consumata a casa di Melania Rizzoli.

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E così, dopo le parole distensive del capogruppo del Carroccio alla Camera, Marco Reguzzoni - "non c'è nessuna retromarcia, la Lega resta della sua posizione, ogni bomba che cade è una valanga di profughi che arriva in Italia, ma Napolitano ha già detto che la risoluzione comprende già questa evoluzione in Libia, e quindi il parere delle Camere non serve" - è arrivata la doccia fredda. Il Ministro degli Interni, senza tanti giri di parole, giudica infatti la decisione del Cavaliere "sbagliata" e affonda il colpo dicendo che "la linea sulla Libia è e rimane quella dettata da Umberto Bossi sulla Padania, il resto sono variazioni sul tema".

Affermazioni dovute alla "sorpresa" della Lega per il voltafaccia di Berlusconi: "siamo rimasti sorpresi perché nell'ultimo Consiglio dei Ministri Berlusconi era contrario ai bombardamenti. Noi non cambiano idea da un giorno all'altro. I bombardamenti intelligenti, per definizione, non esistono" spiega ancora Maroni, che aggiunge di ritenere necessario un passaggio parlamentare - "lo chiede l'opposizione, noi non siamo contrari" - ma esclude che si profili il rischio di una crisi di governo: "il governo è in pericolo solo se non fa quello che deve fare". Una frase sibillina e vagamente minacciosa che, a quanto pare, ha molto irritato Berlusconi.

Chi era presente alla cena dove si trovava il Presidente del Consiglio racconta infatti che il premier è sembrato palesemente sorpreso e amareggiato dalle parole di Maroni, spiegando che al termine del vertice bilaterale tra Italia e Francia tenutosi l'altro giorno a Villa Madama il Ministro degli Interni non aveva sollevato alcuna obiezione e, anzi, era sembrato di ottimo umore. Ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulla giornata Berlusconi ha comunque risposto di non essere "affatto preoccupato per i lavori della coalizione e del governo", ribadendo che il governo va avanti - "non è nemmeno da mettere in discussione" - e che un eventuale voto parlamentare "non ci fa paura assolutamente".

E a chi gli chiedeva se, come sempre, sarebbe bastato un incontro vis à vis con l'alleato storico Bossi per ripianare la situazione con la Lega, il Presidente del Consiglio ha risposto con un pizzico di sicurezza in meno di quella esibita di solito: "ci vediamo presto, anche se non ci siamo ancora collegati per l'appuntamento, ma ci vedremo di sicuro", lasciando intendere che, forse, questa volta, le cose non sono tanto facili. A dare retta a una voce che circola con insistenza tra le fila della maggioranza, infatti, sembrerebbe che dietro all'improvviso e inspiegabile irrigidimento del Senatur - che si è negato telefonicamente al premier per tutta la giornata, ecco il perché della titubanza di Berlusconi a proposito - ci sarebbe niente di meno che Giulio Tremonti. Quest'ultimo, palesemente infuriato per la benedizione politica del Cavaliere all'opa di Lactalis su Parmalat e per l'opposizione del premier a quasi tutti i suoi progetti più importanti, starebbe fomentando Bossi sulla questione Libia per ottenere quello che in questi anni non è mai riuscito al centrosinistra: far cadere il governo e sostituire Berlusconi. Ma sono solo voci. O no?

 (foto © LaPresse)

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