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Bernardo Provenzano in carcere, il video: il boss rivela di essere stato picchiato

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Sono immagini che faranno discutere quelle di Bernardo Provenzano in carcere a Parma, che saranno mostrate nella prossima puntata di Servizio Pubblico, la trasmissione di Michele Santoro in onda su La7. Ripreso dalle telecamere di sorveglianza durante un colloquio con la moglie e il figlio minore, Francesco Paolo, Zu Binu, capo di Cosa Nostra dal 1996 fino al 2006, anno della sua cattura, appare infatti in evidente stato confusionale e - soprattutto - con un grosso ematoma sulla testa, nascosto per larga parte della conversazione da un cappello blu.

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Che cosa è successo al boss che veniva chiamato Binnu u' Tratturi, Bernardo il trattore, "per la violenza con cui falciava le vite dei suoi nemici"? A chiederselo è anche la Procura di Palermo, che per questa ragione e per gli ultimi misteriosi avvenimenti che hanno contrassegnato la detenzione di Provenzano ha deciso di aprire "un'indagine per fare luce sui tanti misteri che ancora una volta avvolgono il super boss dei corleonesi", come recita una nota di Servizio Pubblico.

Nel breve filmato mostrato in anteprima - 4 minuti - si vedono la moglie e il figlio di Zu Binu che faticano a comunicare con il familiare, che appare assente, confuso, e sembra non capire, prima, di dover prendere il telefono per parlare e, dopo, di aver impugnato la cornetta nel modo sbagliato, al contrario. Poi, quando finalmente il boss riesce a comunicare con il figlio, lo fa in modo stentato, ma a un certo punto, rispondendo a una domanda di Francesco Paolo, "Pigghiasti lignate?", si capisce che dice: "Lignate, sì. Dietro i reni...", salvo correggersi poco dopo: "Sono caduto... Da solo...".

Qual è la verità? Sono molte le ombre che si allungano sulla detenzione di Provenzano, a maggior ragione considerati il tentativo di suicidio e la misteriosa caduta che l'ha ridotto in coma. A maggio 2012 una guardia carceraria ha evitato all'ultimo che Zu Binu si soffocasse con un sacchetto di plastica intorno alla testa e a dicembre dello stesso anno il boss è scivolato nella cella, battendo il capo e procurandosi un ematoma che aveva spinto i medici a dire che avrebbe potuto non svegliarsi più. Un insieme di motivi per cui l'avvocato di famiglia, Rosalba Di Gregorio, aveva chiesto la revoca del carcere duro e la sospensione dell'esecuzione della pena per motivi di salute, vedendo però respingersi l'istanza.

E allora ecco le domande i dubbi, soprattutto legati alle voci più volte circolate di un'ipotetica collaborazione tra Provenzano e gli investigatori per fare luce sui misteri di Cosa Nostra: c'è una regia occulta dietro agli 'incidenti' capitati al boss per impedirgli di parlare?


Il video di Provenzano in carcere

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