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Bersani a Che tempo che fa: "Grillo dica cosa vuole fare o tutti a casa, pure lui"

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E' un Pierluigi Bersani determinato come non mai quello ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa, tutt'altra cosa dall'uomo palesemente abbattuto visto in conferenza stampa dopo la vittoria-sconfitta alle elezioni 2013. Il segretario del Pd, infatti, ribadisce la disponibilità del partito a una collaborazione con il M5S, chiude categoricamente all'ipotesi del governissimo e 'avvisa' Beppe Grillo, "che gioca a fare l'uomo mascherato: io non apro tavolini e non sto qui a scambiare le sedie. Ha un movimento che ha un terzo dei parlamentari, decida che vuole fare altrimenti andiamo tutti a casa, anche lui".

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Insomma, per Bersani o il Movimento 5 Stelle prende atto del proprio ruolo in Parlamento e accetta di collaborare alla formazione di "un governo largamente rinnovato, con la presenza di giovani, donne e anche presenze esterne dai partiti, assolutamente competenti", sulla base del "programma di otto punti" enunciato nei giorni scorsi dal segretario del Pd, oppure si torna a votare. Eventualmente anche a giugno. Bersani, infatti, pur ammettendo di avere perso "perché abbiamo avuto un risultato sotto le aspettative", ricorda di avere "460 parlamentari, il doppio della destra e il triplo di Grillo. Quindi la prima parola tocca a noi".

Ma non solo. Il leader del Pd - se consigliato da un deus ex machina o di propria iniziativa non si sa - 'fa le pulci' all'avversario, osservando che nel M5S "ci sono cose di sinistra e cose che non lo sono affatto. Grillo non vuole che un figlio di immigrati nato qui sia italiano e mi sembra molto tiepido sull'evasione fiscale. Questo non è di sinistra" e sottolineando che "ci sono punti di dissenso radicale", come per esempio sulla partecipazione all'Unione Europea: "Chi vuol stare fuori dall'euro non sa cosa dice". Poi Bersani attacca duramente l'organizzazione del Movimento, affermando che "un partito azzoppato nella sua democrazia una volta al governo azzoppa tutta la democrazia, come si è visto in questi ultimi dieci anni".

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E se per Grillo non ha parole tenere, il segretario del Pd è ancora meno benevolo con Silvio Berlusconi e il Pdl. "Sul piano politico immaginare che io possa fare qualche accordo con quelli che hanno sempre impedito il cambiamento è un'ipotesi dell'irrealtà", ha tuonato Bersani, rispondendo a una domanda di Fazio su un ipotetico nuovo esecutivo, ricordando la vergognosa vicenda della "maggioranza che ha certificato che quella ragazza era nipote di Mubarak" e la compravendita dei senatori che sta tenendo banco proprio in questi giorni: "Non sono mica noccioline, stiamo parlando di cose che, se verificate, sono di una gravità cosmica".

Infine, dopo aver parlato del finanziamento ai partiti, dicendosi favorevole a rivedere la legge per la sua assegnazione, ma affermando al contempo di credere che "la politica deve avere una qualche forma di sostegno pubblico, altrimenti la fanno solo gli ottimati e i miliardari", il segretario del Pd ha parlato del ruolo di Matteo Renzi nel partito che verrà e dell'elezione del Presidente della Repubblica dopo Giorgio Napolitano. Del primo ha detto: "Deciderà lui che ruolo avrà, quando vorrà, con la direzione del partito, ma sicuramente un ruolo lo avrà", affermando di non sottovalutare "affatto il contributo che poteva dare Renzi: abbiamo fatto apposta le primarie", mentre a proposito del nuovo Capo dello Stato ha dichiarato: "Dopo un presidente così non è semplicissimo trovare una soluzione ma penso che troveremo una convergenza, perchè in ultima analisi i numeri si possono trovare".

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