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Bersani al Quirinale: "Consultazioni non risolutive". La parola a Napolitano

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Dopo che nelle prime ore di questa mattina era circolata l'ipotesi che Pierluigi Bersani chiedesse una proroga a Giorgio Napolitano per riferire dell'esito delle consultazioni, alla fine invece il segretario del Pd ha rispettato il calendario previsto e alle 18 si è recato al Quirinale. Il colloquio con il Capo dello Stato è durato un'ora e un quarto, poi alle decine di giornalisti in attesa si è presentato il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Donato Marra, che ha annunciato che dal momento che "l'esito delle consultazioni non è stato risolutivo", il Presidente si riserva di "prendere senza indugio iniziative che gli consentano di accertare personalmente gli sviluppi possibili". Dunque, Pierluigi Bersani si fa da parte e lascia a Napolitano la 'patata bollente' di (provare a) formare il nuovo governo.

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"Ho riferito al signor Presidente dell'esito delle consultazioni di questi giorni, che non hanno portato ad un esito risolutivo", ha dichiarato ai cronisti lo stesso Bersani, subito dopo Marra, aggiungendo di aver spiegato "le ragioni e illustrato gli elementi di comprensione anche positivi attorno ad alcuni punti" e di avere altresì descritto "le difficoltà derivate da preclusioni o condizioni che non ho ritenuto accettabili". Il segretario del Pd tuttavia, come puntualizzato da largo del Nazareno, non ha rinunciato al pre-incarico, aprendo di fatto un possibile (nuovo) fronte di crisi con lo stesso Napolitano.

Un aspetto, quest'ultimo, sottolineato da Fabrizio Cicchitto ai microfoni di SkyTg 24. L'onorevole del Pdl ha infatti rilevato che la non rinuncia di Bersani "non collima con il mandato che gli ha dato il Presidente della Repubblica e apre con lui un confronto". E sono già in diversi a pensare che la precisazione del Pd possa in qualche modo prefigurare un 'braccio di ferro' tra il segretario (in rappresentanza del Partito Democratico) e il Colle, aggiungendo nuovi ostacoli a un percorso già di per sè accidentatissimo. Significa dunque questo il fatto che Bersani dopo la dichiarazione ai giornalisti è rientrato nello studio di Napolitano? Alcune fonti, infatti, parlano di un colloquio supplementare tra i due, mentre altre, come riporta Il Corriere della Sera, sostengono che in pratica il Presidente si è accollato l'onere di verificare se lo stallo che ha bloccato il premier incaricato può essere superato o se si devono vagliare diverse soluzioni.

Comunque sia, quello che è certo, invece, è che già domani il Capo dello Stato avvierà una nuova tornata di consultazioni, con un calendario di marcia serratissimo. Alle 11, infatti, il Presidente incontrerà il Pdl e poi, nel pomeriggio, alle 16 il M5S, alle 17 Scelta Civica e alle 18 (o 18.30) il Pd. Una scaletta che fa pensare che il 'nodo' da sciogliere sia proprio quello dello schieramento di centrodestra, nel quale si può ravvedere il responsabile delle "condizioni" che Bersani non ha ritenuto di poter accettare. Com'è noto, infatti, il Pdl ha posto come 'diktat' per appoggiare un eventuale esecutivo guidato dal segretario del Pd la possibilità di scegliere il successore di Napolitano, tra una rosa di 'papabili' che ad oggi annovera i nomi di Gianni Letta, Marcello Pera e dello stesso Silvio Berlusconi.

Per quanto riguarda l'altro grande osteggiatore di un governo Bersani, ovvero il Movimento 5 Stelle, ai giornalisti che gli chiedevano quale sarà ora la posizione dei grillini il deputato Roberto Fico ha risposto che nulla cambia: "A Napolitano ribadiremo quello che abbiamo già detto nel primo incontro: no a un governo a guida Bersani", aggiungendo che in merito all'eventuale (sempre più probabile) ipotesi di un esecutivo di scopo deciso dal Presidente, si vedrà e si valuteranno "gli sviluppi passo passo".

Sull'esito delle consultazioni è intervenuto anche il presidente della Cei e arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco: "Il Paese è stremato, c'è bisogno di risposte urgenti, vorrei dire immediate", seguito a ruota dalla senatrice Pd Laura Puppato: "Prendiamo atto che i numeri non ci sono: a questo punto facciamo un passo di lato, ma ci auguriamo che ci si renda conto che il Paese non può attendere". E mentre dal capogruppo alla Camera del partito Democratico, Roberto Speranza, è arrivato un tweet di stima per il segretario: "Coerenza e responsabilità di Bersani. Non ci si può piegare a richieste inaccettabili", di tutt'altro tenore sono stati invece i commenti da parte del Pdl, con Maurizio Gasparri che ha detto che "Bersani ci ha messo del tempo per capire che non aveva i numeri. Ora lo sa" e Renato Schifani che ha parlato di "tempo perso".

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