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Bersani, dimissioni dopo elezione Presidente: "E' troppo", Berlusconi festeggia

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E' un Pierluigi Bersani "furioso" quello che ieri sera ha annunciato le sue dimissioni dopo l'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Durante la riunione dei grandi elettori al Cinema Capranica, il segretario del Pd ha tuonato contro chi ha mostrato davanti una faccia e dietro un'altra, affossando la candidatura di Romano Prodi al Colle e - di fatto - anche lui.

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"Abbiamo preso una persona, Romano Prodi, fondatore dell'Ulivo, ex presidente del Consiglio, inviato in Mali, e l'abbiamo messo in queste condizioni. Io non posso accettarlo. Io non posso accettare il gesto gravissimo. Questo è troppo", sono state le parole di Bersani, che poi si è rivolto direttamente ai franchi tiratori: "L'assemblea è fatta di dirigenti che oggi hanno preferito l'ovazione e l'unanimità, poi uno su quattro di noi qui ha tradito", ha detto il segretario, lanciando quindi la stoccata a quanti in questi mesi (anni?) hanno remato contro: "Ci sono state in alcuni pulsioni a distruggere senza rimedio".

Bersani non ha fatto nomi, ma è impossibile non leggere fra le righe quello di Matteo Renzi, che dopo la pace apparente siglata perse le primarie, non ha esitato ad attaccare il segretario e il partito, bacchettandolo sul tempo perso ed entrando in rotta di collisione con Bersani stesso e con la senatrice Anna Finocchiaro, fino allo 'sgarbo' dell'esclusione dai grandi elettori.

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Comunque sia, dopo le dimissioni effettive di Rosy Bindi e quelle annunciate del segretario, per il Pd si apre ora una stagione a dir poco di grande incertezza. "Spero che la mia decisione serva ad arrivare ad un'assunzione di responsabilità", ha detto Bersani, ma è più facile che nel partito scoppino tutte le tensioni che fino a oggi sono rimaste più o meno sopite, dietro la facciata della quasi vittoria alle elezioni di febbraio e della traballante leadership del segretario.

E mentre nel Pd è psicodramma, il Pdl festeggia. Ieri sera, alla notizia del passo indietro di Bersani, il Popolo della Libertà, a cena per la rielezione a sindaco di Roma di Gianni Alemanno, è esploso in un'ovazione da stadio quando Silvio Berlusconi ha detto: "Voglio darvi una notizia che vi farà tornare l'appetito: Bersani si è dimesso", aggiungendo che il partito prenderà parte al quinto scrutinio per il Capo dello Stato "se domani ci sarà un candidato idoneo per un governo condiviso", altrimenti "faremo come oggi e non parteciperemo alla votazione". Il Cavaliere si è fatto poi beffe anche di Bindi, dedicandole alcune romanze (pare) in francese: "Dedico queste canzoni alla signora Rosy Bindi che si è dimessa dalla presidenza del Pd", ha detto Berlusconi tra i risolini dei presenti.

Sul fronte 5 Stelle, invece, soddisfazione di Beppe Grillo per la strategia vincente del "tutti a casa": "Li stiamo mandando a casa. Inizia la resa dei resa conti e noi li ricordiamo i conti in sospeso". Il leader del M5S ha quindi ribadito l'intenzione a sostenere Stefano Rodotà, tanto più in base alle voci circolate sui nuovi probabili nomi del Pd per il Colle: "Ora pensano ad Amato o a D'Alema. Se nominano questi qui, sono finiti. Saranno costretti a votare Rodotà e sarà una svolta epocale".

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