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Bersani incontra i partiti e avvisa il Pdl: "Sul Colle non tratto"

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Giornata campale quella di oggi per Pierluigi Bersani. Dopo le prime consultazioni con le parti sociali, dalle quali il segretario del Pd è tornato con la cupa consapevolezza che "ci vorrebbe un governo che fa i miracoli", e dopo aver rintuzzato le profferte di Berlusconi, che accetterebbe la sua premiership solo con Angelino Alfano a fare da vice, oggi Bersani incontra proprio la coalizione di centrodestra formata da Pdl e Lega Nord e il partito di centro, Scelta Civica.

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Due appuntamenti dai quali dipende in gran parte (per non dire completamente) la riuscita dell'incarico esplorativo del segretario, che senza l'appoggio dello schieramento guidato da Berlusconi e di quello montiano rischia di non avere la maggioranza in Senato. Tuttavia, la posizione di Bersani sembrerebbe escludere qualsiasi 'inciucio' con il Pdl: "Facciamo discorsi seri", ha replicato ieri il segretario in risposta all'ipotesi di Alfano vicepremier, aggiungendo pure che "per il Colle non si tratta". Ed è proprio sul nome per il Quirinale che si gioca la partita della nuova legislatura: se Bersani, infatti, nei giorni scorsi ha aperto alla possibilità di un candidato del Pdl, "purché potabile", dall'altra il segretario del Popolo della Libertà ha risposto che "non ci possono essere preclusioni nei nostri confronti", dando di fatto forma a una situazione di stallo.

Scelta Civica, da parte sua, si è già schierata a favore di un "governo di larghe intese", con una parte dichiaratamente contraria a un esecutivo con il Movimento 5 Stelle, mentre la Lega Nord appare troppo frammentata al suo interno per essere un interlocutore fidato. Dunque, l'altra via che si apre davanti a Bersani è quella di una legislatura con i grillini: ma qui, com'è noto, le possibilità sono pari a zero. O forse no.

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E' notizia delle ultime ore, infatti, che tra i grillini ci sarebbero alcuni senatori (forse) disposti al dialogo, ovvero quelli vicini all'associazione Agenda rossa di Salvatore Borsellino e a Libertà e giustizia di Gustavo Zagrebelsky. In questo caso, però, il segretario del Pd dovrebbe avere più tempo per 'indagare' ed eventualmente contrattare, cosa che invece gli manca. L'appuntamento con i 5 Stelle, infatti, è fissato per domani, mentre il colloquio con Giorgio Napolitano giovedì, ed è palese che il Capo dello Stato non solo vuole risposte, ma le esige pure certe: dati e numeri alla mano. Difficile ipotizzare che possa dare a Bersani una proroga per 'valutare' la fattibilità (peraltro poco concreta) di quello che dai più viene indicato come il piano B del segretario.

E mentre sempre di più si concretizza il rischio di un vicolo cieco per quanto riguarda la formazione di un nuovo esecutivo, Bersani deve pure fare i conti con un partito prossimo all'implosione e percorso da correnti che guardano già al 'dopo'. Pare infatti che all'interno del Pd stia prendendo piede l'ipotesi di "un governo a bassa intensità politica", che basandosi su temporanee larghe intese dovrebbe provvedere al varo della riforma elettorale, del finanziamento pubblico ai partiti, della legge di stabilità e della riduzione dell'Imu (per alcune fasce di cittadini), per poi lasciare il passo a nuove elezioni tra 8-9 mesi. Un'ipotesi che significherebbe, a quel punto, altre primarie dall'esito scontato, con Matteo Renzi chiamato a risollevare le sorti del Pd.

Tutti 'rumors' del quale Bersani è bene a conoscenza, ma che - almeno per il momento - cerca di ignorare. Oggi infatti ci sono Pdl, Lega Nord e Scelta Civica, domani il Movimento 5 Stelle e giovedì l'incontro con Giorgio Napolitano: una scintilla di speranza, in fondo, brilla ancora.

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