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Bersani Presidente della Repubblica, Berlusconi: "Perché no"

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Pierluigi Bersani Presidente della Repubblica? "Fantapolitica", dice a Il Punto di Radio24 Stefano Folli, eppure l'ipotesi è meno remota di quanto sembri. O almeno sui media si rincorrono voci secondo cui il segretario del Pd starebbe accarezzando l'idea e Silvio Berlusconi tutto sommato non l'escluderebbe, ma da qui a che vada in porto, come si suol dire, c'è di mezzo il mare.

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Dopo i rumors delle ore scorse, a lanciare il sasso è stato questa mattina il giornalista di La Repubblica Carmelo Lopapa, che racconta che dopo l'incontro con Bersani il Cavaliere avrebbe detto ai suoi fedelissimi, riuniti a cena Palazzo Grazioli: "Dal colloquio avuto con Pierluigi ho avuto la sensazione che non escluda affatto di finire lui stesso al Colle e a quel punto, vi dirò, potrebbe pure servire a sbloccare la situazione". Ma come, dopo che Angelino Alfano ancora poche ore prima aveva ribadito che "il Presidente dovrà rappresentare l'unità nazionale e dunque non può essere, né apparire, ostile a una parte significativa del popolo italiano", il Pdl lascerebbe la più alta carica istituzionale dello Stato al leader del centrosinistra?

Ebbene, sì. Perché se da un lato sembra, appunto, fantapolitica e pure una contraddizione con quanto è andata predicando la coalizione guidata da Berlusconi fino a oggi, l'ipotesi una sua logica ce l'ha. In primis, il Cavaliere allontanerebbe definitivamente lo spauracchio di Romano Prodi al Colle, che a oggi è una delle sue maggiori preoccupazioni, dopodiché metterebbe in atto la logica del do ut des. Con Bersani Presidente, infatti, il centrosinistra non potrebbe che accettare l'ipotesi di "larghe intese" per "arrivare al governo di scopo e poi tornare al voto 'sotto l'ombrellone', il 7 luglio", scrive ancora Lopapa. Da parte sua, invece, il segretario si ritaglierebbe un ruolo 'onorevole' dopo la batosta del mandato non portato a termine per il nuovo esecutivo e il rimpiazzo con i saggi.

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E poi, altra conseguenza che Berlusconi ovviamente non disdegna, senza Bersani il Pd andrebbe incontro a un'inevitabile lotta interna per il potere che potrebbe portarlo all'implosione. Tolto di mezzo il segretario, infatti, sarebbe scontro aperto tra Matteo Renzi e Fabrizio Barca, con Sel e Nichi Vendola praticamente fuori dai giochi e il partito allo sbando. Uno scenario in cui il voto anticipato a luglio farebbe stra-gioco al centrodestra, che gli ultimi sondaggi danno in testa nelle preferenze degli italiani.

Per cui, ecco perché da ieri il Pdl sta diffondendo ad arte l'ipotesi di Bersani al Colle: farla entrare nell'immaginario degli addetti ai lavori e della gente comune è il primo passo per trasformarla in realtà. Certo, a sbarrare il passo a quello che sembra il più grande inciucio sottobanco della seconda Repubblica c'è il Movimento 5 Stelle. Ieri dal suo blog Beppe Grillo ha lanciato le quirinarie, ovvero le primarie online per scegliere l'inquilino del Quirinale. Nella rosa dei candidati i soliti nomi, da Carlo Rubbia e Dario Fo a Milena Gabanelli e Ferdinando Imposimato, da Gustavo Zagrebelsky ed Emma Bonino a Gino Strada e lo stesso leader del Movimento. Un altro tentativo di politica partecipata che però sembra destinato a naufragare davanti a un accordo che - fantapolitica o no - sembra poter mettere tutti d'accordo. Alla faccia degli italiani.

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