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Bioetica, nuova polemica tra Vaticano e comunità scientifica

Il confine tra vita e morte è un tema delicato sul quale si dibatte ancora molto. E' tornato ora a parlarne l'Osservatore Romano, l'organo di stampa del Vaticano, con un editoriale pubblicato martedì di Lucetta Scaraffa, membro del Comitato nazionale di bioetica e vice presidente dell'Associazione Scienza e vita.

L'editoriale è stato scritto in occasione del 40° anniversario del Rapporto di Harvard, che ha modificato la definizione di morte. Da quel momento, infatti, si è parlato di morte non in base all'arresto cardiocircolatorio, ma all'encefalogramma piatto.

Secondo quanto scritto da Lucetta Scaraffa la Chiesa ha accettato quella definizione e di conseguenza ha acconsentito al prelievo degli organi da pazienti considerati cerebralmente morti. La scienza, però, ha poi dimostrato che "la morte cerebrale non è la morte dell'essere umano".

Nell'editoriale si legge che il concetto di "morte cerebrale entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica e quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei casi di coma persistenti. La giustificazione scientifica di questa scelta - ha proseguito la Scaraffa - risiede in una peculiare definizione del sistema nervoso, oggi rimessa in discussione da nuove ricerche, che mettono in dubbio proprio il fatto che la morte del cervello provochi la disintegrazione del corpo. Forse aveva ragione chi sospettava che la nuova definizione di morte, più che da un reale avanzamento scientifico, fosse stata motivata dall'interesse, cioè dalla necessità di organi da trapiantare".

Lucetta Scaraffa ha affermato che oggi per molti neurologi, giuristi e filosofi "la morte cerebrale non è la morte dell'essere umano" e che quindi "queste considerazioni aprono ovviamente nuovi problemi per la Chiesa cattolica, la cui accettazione del prelievo degli organi da pazienti cerebralmente morti, nel quadro di una difesa integrale e assoluta della vita umana, si regge soltanto sulla presunta certezza scientifica che essi siano effettivamente cadaveri".

Dalla Sala Stampa vaticana è presto arrivata una nota tesa a specificare che "un articolo non cambia la dottrina: si tratta di un editoriale dell'Osservatore Romano, firmato da una persona e che porta l'autorevolezza della testata e di quella persona". Ma la comunità scientifica è insorta.

Ferme e decise le repliche. Vincenzo Carpino, presidente dell'Associazione anestesisti-rianimatori ospedalieri italiani, ha spiegato che "la morte cerebrale resta al momento l'unico criterio valido, in mancanza di nuove evidenze scientifiche, per definire la morte di un individuo". Alessandro Nanni Costa, presidente del Centro nazionale trapianti, ha affermato che i criteri di Harvard "non sono mai stati messi in discussione in 40 anni dalla comunità scientifica, e vengono applicati in tutti i Paesi scientificamente avanzati. I dubbi ci sono sempre stati, ma da parte di frange minoritarie che fanno critiche non scientifiche". Maurizio Mori, presidente della Consulta di bioetica, ha infine detto: "Sulle questioni di fine vita, la Chiesa non è più in grado di dare risposte ai nuovi problemi e diffonde inutile panico. Non sapendo più come gestire le nuove tecniche e trovandosi in serissime difficoltà sul caso Englaro, preferisce gettare discredito su tutte le nuove tecnologie, venendo anche a rimettere in discussione i trapianti d'organo. L'obiettivo è chiaro: bloccare il caso Englaro e fissare barriere alla legge sul testamento biologico che sarà tanto restrittiva da essere inutilizzabile".

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