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Blog pro ana e mia: carcere per chi istiga all'anoressia e alla bulimia in rete

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Il Parlamento si mobilita contro la proliferazione di siti e blog pro-ana, con una proposta di legge trasversale che porta la firma di Mara Carfagna, Michela Marzano e Valentina Vezzali.

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Secondo quanto si prevede nella norma depositata nel mese di giugno a Montecitorio e portata in discussione in questi giorni, si punterà all’introduzione di un nuovo reato tramite l’articolo 580-bis del codice penale per sanzionare anche col carcere chiunque istighi a pratiche alimentari idonee a provocare anoressia e bulimia”.

La volontà delle tre promotrici di questo intervento legislativo in tema di salute è indirizzata ad una severa punizione nei confronti dei responsabili di campagne diseducative per i più giovani, alla luce di una diffusione di fenomeni distorsivi dell'alimentazione in Italia tutt’altro che trascurabile.

Se tali proposte dovessero tradursi prima o poi in legge, al termine del confronto parlamentare e delle relative votazioni in aula, la vita di chi conquista utenti e seguaci puntando su contenuti “fuorvianti” e fornendo informazioni non corrette in materia alimentare, sarà passibile di denuncia e rischierà una multa dai 10mila ai 50000 euro, mentre nei casi più gravi scatteranno le manette.

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Un anno di carcere è la pena prevista per i trasgressori della disciplina che da qui ai prossimi mesi potrebbe entrare in vigore (purché il Parlamento si esprima favorevolmente), con raddoppio della sanzione qualora si tratti di reato ai danni di soggetti minorenni.

Guerra senza quartiere ai blog pro-ana e pro-mia nell’agenda politica delle donne di centrodestra e centrosinistra, pronte a portare avanti un’azione bipartisan nelle sedi opportune, a partire dalla Camera dei Deputati, per ottenere in tempi brevi l’approvazione del 580-bis nei termini indicati dagli estensori della proposta di legge Marzano-Carfagna-Vezzali.

I preoccupanti dati sulla progressiva crescita dei disturbi alimentari tra le fasce più esposte della popolazione italiana sono sotto gli occhi di tutti: provare a mettere in campo qualche deterrente, usando l’arma “convenzionale” della repressione, è probabilmente un atto dovuto da parte delle istituzioni nazionali.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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