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Italia in guerra: sì di Berlusconi a bombardare la Libia

E alla fine l'Italia cede alle pressioni di Francia, Inghilterra e USA e annuncia che bombarderà la Libia. La decisione è arrivata nella serata di ieri, dopo una lunga telefonata tra il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, e Barack Obama. Una scelta accolta con "grande apprezzamento" dalla Casa Bianca e dagli alleati e commentata con soddisfazione dal responsabile dell'Alleanza Atlantica Anders Fogh Rasmussen: "diamo il benvenuto all'annuncio che l'Italia ha deciso di fare un passo in più".

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La decisione di intervenire militarmente arriva dopo le dichiarazioni degli scorsi giorni del ministro degli Esteri Franco Frattini, che diceva che il governo era frenato dal recente passato coloniale italiano: "le perplessità dell'Italia a partecipare direttamente ai bombardamenti in Libia derivano dalla nostra storia di un Paese coloniale, cento anni dopo l'occupazione del Paese. Non vorremmo trovarci di nuovo per errore a uccidere dei civili libici". Incertezze spazzate via dalle pressioni degli alleati, che avevano definito "insufficiente" l'impegno del Belpaese nei bombardamenti contro gli armamenti pesanti delle forze di Muammar Gheddafi.

Così, l'Italia entra materialmente in guerra, pur con i dovuti distinguo: "non si tratterà di bombardamenti indiscriminati ma di missioni con missili di precisione su obiettivi specifici" si è subito affrettato a dichiarare il ministro della Difesa Ignazio La Russa, sottolineando anche che l'intervento italiano sarà condotto con il dichiarato obiettivo di "evitare ogni rischio di colpire la popolazione civile" e che per i cittadini dello Stivale questa azione non aumenterà il livello di rischio sul territorio nazionale. Inoltre, come riportato in una nota di Palazzo Chigi diffusa in serata, il governo informerà il Parlamento sulle azioni mirate e i ministri degli Esteri e della Difesa renderanno conto dell'operato davanti alle Commissioni congiunte Esteri-Difesa.

Ma le precisazioni non hanno indorato la pillola alla Lega, che per bocca del ministro Calderoli ha subito replicato che non darà il proprio appoggio politico e legislativo all'intervento: "se intendono bombardare, il mio voto non lo avranno mai". Un'osservazione alla quale Frattini si è limitato a rispondere con freddezza che "la risoluzione dell'Onu è chiarissima e in quell'ambito continuiamo ad operare: non occorre alcun voto". Un batti e ribatti che secondo il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino, "apre di fatto la crisi di governo" e che per Leoluca Orlando dell'Idv è un chiaro segnale di come Berlusconi continui non solo a ignorare ma a stravolgere la Costituzione "assumendo la responsabilità politica, morale e istituzionale di trasformare una missione unitaria, deliberata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in una vera e propria dichiarazione di guerra".

Al di fuori dell'orticello Italia e delle sue beghe, comunque, il conflitto in Libia continua e non sembra destinato a risolversi tanto rapidamente. Mentre a Misurata infuria la battaglia - si parla di almeno 30 morti e 60 feriti - ieri notte la Nato ha dichiarato di avere colpito due "obiettivi sensibili" e ha bombardato la caserma e la residenza del Rais, radendo al suolo un edificio e danneggiando una sala in cui il Colonnello teneva le sue riunioni. Un attacco che il figlio di Gheddafi Seif-al-Islam ha definito "vile", aggiungendo minaccioso: "la storia ha dimostrato che nessuno Stato può contare su di loro (la Nato, ndr) per vincere". Parole che pesano come colpi di cannone sull'entrata in guerra dell'Italia.

 (foto © LaPresse)

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