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Boschi, mozione di sfiducia alla Camera respinta: maggioranza ok con 373 voti, opposizioni divise

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La maggioranza supera agevolmente, anche grazie alle divisioni dell’opposizione, lo scoglio del voto sulla sfiducia individuale nei confronti del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, accusata dal Movimento 5 Stelle e da altri gruppi politici che hanno condiviso la mozione di un presunto conflitto d’interessi “di famiglia” nello scandalo Banca Etruria.

Sfiducia al ministro Boschi, il video dell'intervento di Alessandro Di Battista

L’uscita dall’aula di Forza Italia, favorevole ad un documento diretto all’intero esecutivo e non “ad personam” come sottolineato dal portavoce a Montecitorio Renato Brunetta, ha contribuito ad aumentare lo scarto tra maggioranza e opposizione, rispettivamente attestatesi a quota 373 e 129.

Palpabile l’entusiasmo dei rappresentanti del Pd alla Camera dopo l’ufficializzazione dei risultati del voto che ha regalato al governo una vittoria netta rispetto ai promotori della mozione contro il ministro Boschi, difeso a ranghi compatti anche da Psi, Scelta Civica, Ncd e altre formazioni parlamentari di area centrista: “Un boomerang per i 5 Stelle” hanno commentato all’uniscono i deputati “renziani”.

(Camera, maggioranza prevale con 373 voti contro 129 sulla fiducia al ministro Boschi)

Duro era stato il botta e risposta in aula con da un lato Alessandro Di Battista, convinto che dietro la persona oggetto della sfiducia ci sia un “conflitto d’interessi (di famiglia) grande quanto una banca e dall’altro esponenti del Partito Democratico come Ettore Rosato schierati senza esitazioni dalla parte di Maria Elena Boschi ritenuta “al di sopra di ogni sospetto”.

Significativa e plasticamente confermata dal voto finale alla Camera la divisione interna allo schieramento di centrodestra, con Forza Italia staccata dal resto della coalizione di riferimento mentre Lega Nord e Fdi-An convergenti sulla linea intransigente del Movimento 5 Stelle.

“Se mio padre ha sbagliato pagherà” aveva dichiarato il ministro per le Riforme nel corso dell’accorato intervento di auto-difesa dai banchi del governo a Montecitorio, non prima di aver citato fatti e circostanze a supporto della tesi che la vedrebbe totalmente estranea al sospetto conflitto d’interessi sul crac dell’Etruria e relativo decreto "salva-banche" del 23 novembre scorso.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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