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Bossi alza la posta: fisco e Ministeri al Nord. Oppure il voto

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Mezzogiorno di fuoco oggi a Villa San Martino. Il Cavaliere ha infatti convocato per l'ora di pranzo gli stati generali per decidere la strategia da adottare dopo la batosta elettorale della scorsa settimana. A tavola con lui siederanno i fedelissimi rappresentati dal neo segretario Angelino Alfano e dai coordinatori pidiellini e gli 'scontenti' nelle vesti di Bossi, Maroni, Calderoli e Giorgetti. Un 'brunch' che nasconde più di un'insidia per il Presidente del Consiglio.

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Il Senatur e il Carroccio tutto non fanno mistero infatti di essere 'delusi' - per usare un eufemismo - dal risultato elettorale e il leader della Lega va ripetendo da giorni che "o si cambia o sarà meglio andare al voto subito". Soluzione che Berlusconi non solo non contempla, ma che rispedisce al mittente rilanciando addirittura con una richiesta di collaborazione incondizionata per spingere all'angolo Tremonti sulla questione della riforma fiscale: "voglio vedere se con l'aiuto di Umberto, che come noi ha perso le elezioni per colpa del fisco e degli imprenditori delusi, riusciremo a convincere Giulio a cedere una volta per tutte".

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Il Cavaliere infatti sa bene che un nervo scoperto della Lega sono i voti persi al Nord a causa della politica di 'oppressione fiscale' varata dal ministro dell'Economia. E la rivolta degli imprenditori trevigiani di qualche giorno fa è un segnale che il Carroccio non può ignorare: "quella è gente nostra, ha già minacciato che non ci vota più, non possiamo voltar loro le spalle" ha commentato Bossi, diviso tra rabbia e amarezza. Un punto d'incontro importante, dunque, sul quale Berlusconi ha intenzione di fare perno per rinsaldare il rapporto con l'alleato storico, magari mettendo anche sul piatto delle trattative quel boccone ambito che è il Ministero della Giustizia, attualmente vacante.

A oggi il più accreditato successore di Angelino Alfano è Maurizio Lupi, ma in casa Pdl nessuno fa mistero del fatto che il Presidente del Consiglio lo ritenga 'sacrificabile' alla causa e sostituibile da un uomo della Lega come Roberto Castelli che, tra l'altro, lo stesso Berlusconi gradirebbe in virtù della positiva esperienza come Guardasigilli del vecchio Governo. Un'ulteriore concessione al Carroccio che, se diventasse realtà, minerebbe fortemente la credibilità interna del Cavaliere che però, sull'altro fronte - quello esterno - ha un disperato bisogno di alleati per fermare la doppia manovra economica prevista per giugno e per fine anno da 'lacrime e sangue'. Tremonti non sembra infatti per nulla intenzionato ad allargare i cordoni della borsa come invece Berlusconi non solo vorrebbe, ma ha anche promesso agli elettori di attuare nell'arco di poche settimane.

Ecco allora che l'appoggio di Bossi diventa indispensabile e che il Senatur può addirittura alzare la posta: il Ministero della Giustizia alla Lega e il trasferimento di un altro a Milano. Magari proprio quello delle Riforme di cui lo stesso Bossi è titolare e ancora meglio se con annesso il dicastero alla Semplificazione di Calderoli. Una richiesta che sa tanto di sfida e che sembra voler portare il Cavaliere allo schianto che potrebbe significare elezioni anticipate. Ma i Berlusconi Boys confidano ancora una volta nelle imperscrutabili capacità del loro leader - "Berlusconi è stato sempre in grado di mediare quel che sembrava inconciliabile, dalla Lega alle varie anime del nostro partito" conferma l'eurodeputato Pdl Mario Mauro - e aspettano fiduciosi l'esito dell'incontro di Villa San Martino.

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