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Bossi: "La malattia mi ha cambiato"

"Una malattia come la mia ti obbliga a cambiare". A dirlo è Umberto Bossi, intervistato da Vanity Fair.
Il leader della Lega Umberto Bossi è tornato a parlare dei momenti più bui della sua vita, quando un malore improvviso per poco non lo mise fuori gioco.
"Io prima ero una belva, ora sono cambiato", dice il Senatur che ricorda come in passato era capace di sostenere ritmi di lavoro oggi impensabili.

"Avendo studiato Medicina, avevo provato a muovere braccia e gambe e funzionava tutto. Invece quando mi sono risvegliato, non funzionava piu' niente. Allora ho chiesto, ma cosa mi avete fatto? Pensando che si trattasse di un infarto, mi avevano fatto una coronarografia. Ma io l'avevo detto subito, appena arrivato a Varese, che non era un infarto. Non avevo sentito dolore, avevo solo un'insufficienza respiratoria. Invece mi hanno fatto quell'esame che mi ha provocato tutto il casino al cervello".

Bossi racconta così i primi momenti dopo il malore che ha cambiato la sua vita di politico e di uomo: "Mi ricordo quando ero una belva, un motore a scoppio che andava sempre, potevo stare una settimana senza dormire; giravo tutte le piazze del Nord Italia senza mai fermarmi, ero capace di andare a Pordenone e tornare di notte in macchina da solo, in automatico. Quando eravamo sotto elezioni, poi, scrivevo tutto il giornale da solo in due giorni. Queste cose non le posso fare piu'".

Il nuovo Bossi, però, è un uomo che guarda indietro a come era e "questo cambiamento mi fa arrabbiare da morire. Prima - confessa - io non ero mai stato malato in vita mia. Pero' so che se esageri puo' saltare tutto. Fumavo due pacchetti di sigarette al giorno. Adesso fumo il toscano. Alcol no, sono astemio, ho sempre bevuto solo Coca-Cola; zucchero e caffeina ti danno energia".

Parole dolci anche per moglie: "La Manuela e' stata brava. Se non ci fosse stata lei durante la mia malattia, non so come avrei fatto. Molte cose me le hanno raccontate. Per esempio, mi hanno detto che la Manuela ha voluto studiare le mie cartelle cliniche e ha deciso lei di farmi trasferire in Svizzera".

Ricorda il giorno del ritorno a casa dopo il lungo ricovero: "Prima di arrivare c'e' una curva strettissima. Abbiamo girato e l'ho vista. Mi sono messo a piangere abbracciato alla casa".

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