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Bossi: Silvio, ci hai trascinati nel baratro

Dopo il tracollo di Milano e i risultati del voto, Bossi ha convocato un summit di emergenza nel quartier generale della Lega. La paura più grande in via Bellerio è quella di perdere consensi e di tornare ai margini della scena politica italiana, là dove era vent'anni fa e da dove l'alleanza con il Cavaliere l'ha tirata fuori, facendola all'improvviso diventare bilancia delle sorti di Italia. Il Senatur a perdere non ci sta e davanti ai suoi fedelissimi - Maroni e Calderoli, Giorgetti e Cota, Reguzzoni e Renzo Bossi - parla chiaro: "è crollato il Popolo delle libertà e ci ha trascinato verso il basso".

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Berlusconi incredulo dopo il voto

Che cosa fare, dunque? Spezzare quel legame che nell'ultimo ventennio ha scritto la storia industriale ed economica del Belpaese o continuare? Bossi è cauto, ma la sua analisi sembra portare la Lega in una direzione ben precisa: "se si perde a Milano, Berlusconi non avrà solo contro i magistrati, ma in Parlamento verranno meno i Responsabili, il Quirinale non potrà che fare il suo dovere e via dicendo. Per risollevarsi dovrebbe fare la riforma fiscale, quella costituzionale, rilanciare l'economia. Ma non sarebbe in grado di farlo" e alla luce dei sacrifici previsti dalla riforma Tremonti "tutti gli chiederanno di dimettersi e lui non lo farà" con un inevitabile effetto domino sull'alleato più fedele: "tra due anni torniamo al 4 per cento".

Le altre due opzioni sono allora cercare nuove alleanze o tornare a correre da soli. Del resto, come lo stesso Senatur fa presente ai suoi, la Lega ha tenuto e lo dimostra snocciolando tutta una serie di dati sui risultati delle ultime amministrative: a Gallarate i consensi per il Carroccio sono raddoppiati - dal 10 al 22% - e non si va neppure al ballottaggio, a Busto Arsizio si è passati dal 13 al 27.9% di share e a Varese c'è un confortante 24%, in crescita dal 20% del 2006. E anche a Milano - per dirla tutta - la Lega ha guadagnato circa 6 punti, attestandosi al 9%, e migliorando le proprie prestazioni alle comunali. Resta il fatto, comunque, che la visibilità e la fortuna della Lega negli ultimi anni sono state legate a doppia mandata a Berlusconi. E Bossi lo sa. Per questo la sua riflessione è come un fiume in piena, che travolge tutto ma non porta da nessuna parte.

E allora la parola d'ordine è aspettare. Aspettare il 30 maggio e vedere che cosa succede a Milano, anche se nessuno ci crede veramente in un risultato della maggioranza: "noi ci impegneremo fino al 30 maggio, ma la vedo complicata" è l'analisi di Bossi, che ammette con amarezza che se "la Moratti perde anche il ballottaggio, per noi è difficile rimanere lì". L'appello del Senatur ai suoi è quello di lavorare "ventre a terra" per raddrizzare la situazione nel capoluogo lombardo, perché solo in caso di successo "potremo organizzare il rilancio e le riforme". Se dovesse passare Pisapia, invece, restare "non avrebbe senso". E mentre arringa il popolo verde, Bossi si scaglia anche contro i "traditori", quelli che hanno votato "contro" e che ora rappresentano una vera e propria mina vagante, capace di cambiare alleanze, pesi politici e, soprattutto, il risultato delle elezioni.

Nemico numero uno per il leader del Carroccio è Roberto Formigoni, che secondo la Lega "pensa di poter approfittare della crisi interna al suo partito". Un opportunista che però è arrivato a questo punto per colpa di Berlusconi - e qui Bossi, ancora una volta, mostra al Premier tutta la sua insofferenza per le strategie sbagliate e per non avere ascoltato i suoi consigli - che non ha mai preso in considerazione l'ipotesi di lasciare, creando strappi insanabili nella maggioranza. "Avevamo detto a Silvio che doveva preparare l'alternativa a se stesso. Doveva indicare un nome. E invece ha scommesso su stesso pensando al 2013. Ma così o vince tutto o perde tutto" è l'analisi dello stato maggiore leghista. Che ora, fedele al proprio capo, attende e poi deciderà. Ma sia ben chiaro, in caso di crisi di Governo e di lezioni anticipate "nessuno può dire quale sarà la soluzione. Ci chiederanno l'allargamento a Casini e ci parleranno di un governo istituzionale. Noi aspetteremo e vedremo". Perché la Lega non vuole ancora rinunciare a essere l'ago della bilancia della poltica italiana.

 (foto © LaPresse)

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