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Buona Scuola, ministro Giannini assicura fondi ai presidi: "Basta tassare famiglie per carta igienica"

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La ripresa dell’anno scolastico è alle porte e il fuoco delle polemiche per la riforma Renzi-Giannini non sembra destinato a spegnersi in tempi brevi, ma il governo prova a mettere in campo qualche contromossa rispetto alle annunciate proteste del prossimo autunno: in prima fila, anche oggi, il ministro dell’Istruzione, pronto ad assicurare nuove risorse a disposizione di insegnanti e studenti per le “esigenze primarie” di tutti gli istituti.

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Sul tema dei fondi stanziati dall’esecutivo a favore della buona scuola, Stefania Giannini non teme contestazioni, avendo il dicastero guidato dall’esponente del Pd ex Scelta Civica ottenuto 4 miliardi di finanziamenti nonostante il tormentato iter del progetto di riforma al quale mancano gli ultimi tasselli (22 decreti attuativi e 9 delegati) prima del definitivo ok.

Uno dei punti maggiormente a cuore del ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca risiede proprio nello sblocco delle risorse “pronto uso” concesse ai presidi per far fronte all’acquisto dei beni essenziali negli ultimi anni garantiti solo in parte agli studenti, a partire dalla “famosa” carta igienica che spesso e volentieri viene acquistata dalle famiglie.

(Renzi e la riforma della scuola: contestazioni in Parlamento dell'opposizione. Video)

“Non si tratta di una tassa ma di contributi volontari” ha precisato la numero uno del Murst intervistata dal “Quotidiano Nazionale” ieri a margine del Forum di Cernobbio, riferendosi all’autogestione “forzata” dei genitori di tanti alunni costretti a farsi carico di spese formalmente gravanti sui singoli istituti.

Ci sono, a detta di Stefania Giannini, ben 233 milioni di euro assegnati dal governo per il 2015 e questa cifra dovrebbe bastare, secondo le stime del Ministero, a chiudere ogni discorso relativo alla raccolta fondi (volontaria o meno) per acquisto di carta igienica e detersivi, mentre “altri progetti” richiederanno il coinvolgimento dei genitori, con precisi limiti imposti ai presidi da Roma.

Quanto al nodo precari e alla contestata “deportazione” di insegnanti da sud a nord, il discorso diventa ancora più scottante e i toni duri: “La mobilità nel pubblico impiego è un dato storico e l’uso di certi termini è inopportuno, forse inaccettabile oltre che stigmatizzabile”.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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