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Calderoli: "Kyenge? Penso a un orango". Da Napolitano a Letta, le reazioni

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"Quando vedo le immagini della Kyenge non posso non pensare, anche se non dico che lo sia, alle sembianze di un orango": nessuna motivazione politica, nessun attacco personale, ma puro e semplice razzismo. Durante un comizio della Lega Nord a Treviglio, svestiti i panni di vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli ha offerto a militanti e media la sua concezione di "battuta simpatica", offendendo gratuitamente e in modo volgare il ministro dell'Integrazione, Cécile Kyenge.

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Una frase che ripresa da Il Corriere della Sera ha scatenato una polemica senza precedenti, con il Presidente del Consiglio Enrico Letta che ha diffuso una nota in cui si legge: "Le parole riportate oggi da organi di stampa e attribuite al senatore Calderoli nei confronti di Cecile Kyenge sono inaccettabili. Oltre ogni limite. Piena solidarietà e sostegno a Cecile. Avanti col tuo e col nostro lavoro" e il Capo dello Stato Giorgio Napolitano che si è detto "colpito ed indignato" per l'accaduto - insieme alle minacce sul web a Mara Carfagna e all'incendio del Liceo Socrate di Roma - parlando di "tendenze all'imbarbarimento della vita civile" e annunciando un incontro sul tema il prossimo 18 luglio con la stampa.

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E questa volta lo sdegno è bipartisan. "Le parole del vicepresidente del Senato Calderoli rivolte al ministro Kyenge sono inaccettabili. Non è possibile e non è degno che un importante rappresentante delle nostre istituzioni insulti, con parole volgari e offensive e razziste, una cittadina italiana e ancora di più una donna che oggi, da ministro, rappresenta il nostro Paese", ha detto la senatrice Anna Finocchiaro, anticipando che dopo le dimissioni, oggi il Pd "chiederà conto" a Calderoli "delle sue affermazioni", auspicando che "trovi la dignità di spiegare e di scusarsi con il ministro Kyenge". Il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha invece telefonato allla collega dell'Integrazione per esprimerle "piena solidarietà e forte vicinanza da parte dei colleghi di governo del Popolo della Libertà", affermando che "nessuna differenza politica né di opinione su singoli argomenti può mai giustificare quello che è accaduto".

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Una vera e propria bufera - che ha trovato anche ampio spazio sulla stampa estera - alla quale Calderoli ha replicato offrendo poco sentite scuse a Kyenge e calandosi nella parte di vittima sacrificale, definendo il polverone sulle sua "battuta per mettere della simpatia" un modo per "evitare di parlare di possibili dimissioni di qualche ministro per la vicenda Ablyazov". "Ho parlato in un comizio, ho fatto una battuta, magari infelice, ma da comizio, questo è stato subito chiaro a tutti i presenti. Non volevo offendere e se il ministro Kyenge si è offesa me ne scuso, ma la mia battuta si è inserita in un ben più articolato e politico intervento di critica al ministro e alla sua politica", ha detto il vicepresidente del Senato, aggiungendo di aver sentito Kyenge telefonicamente e di essersi scusato e facendo capire che per lui la questione è chiusa. Sulle sue dimissioni infatti Calderoli è stato categorico: "Non ci penso nemmeno", scivolando quindi di nuovo fuori dal seminato durante un'intervista a Radio Capital: "Non ce lo vedo un ministro del Congo in Italia. Va benissimo come ministro a casa propria e visto che questo è il governo che deve governare l'Italia, mi auguro che sia fatto da italiani".

E la diretta interessata? Da parte sua Cécile Kyenge ancora una volta ha cercato di abbassare i toni, 'contestualizzando' (per quanto possibile) l'accaduto: "Il caso non è mai esistito a livello personale, resta aperto a livello istituzionale", ha detto il ministro dell'Integrazione, dicendo di accettare le "critiche costruttive, purché siano basate sui fatti, sui contenuti, non sulle offese" e ribadendo: "Calderoli non deve chiedere scusa a me ma deve fare una riflessione" su "odio e paura del diverso". In un'intervista di oggi su Il Corriere della Sera, infine, il ministro Kyenge dopo aver dichiarato di avere accettato le scuse del vicepresidente del Senato ha preferito non esprimersi sulle eventuali dimissioni del collega, dicendo però che "se non è in grado di tradurre un disagio in un linguaggio anche duro, ma corretto, bisogna forse dare il suo incarico a chi è capace di farlo".

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