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Cannabis legale in Italia, assessore della Lega Nord riapre il dibattito: "Fini-Giovanardi liberticida"

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Il dibattito sulla legalizzazione della cannabis, sempre attuale ma rilanciato dalla storica legge antiproibizionista in Uruguay, si è esteso in Italia fino a coinvolgere partiti di centrodestra, come la Lega Nord.

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A spezzare una lancia a favore della liberalizzazione delle droghe leggere, a sorpresa, è stato un esponente di spicco della giunta Maroni, l’assessore regionale all’Agricoltura Gianni Fava, convinto della necessità di superare la normativa vigente, definita liberticida.

La legge Fini-Giovanardi, secondo il rappresentante del Carroccio in Lombardia, è servita soltanto a riempire le carceri di consumatori di sostanze stupefacenti, senza operare sul fronte della prevenzione, come del resto da anni denunciano associazioni e forze politiche di diverso orientamento. Una posizione, quella espressa a chiare lettere da Fava, che inizialmente sembrava aver trovato un’autorevole sponda proprio nel Governatore lombardo, tornato sui suoi passi dopo un tweet contro il proibizionismo attribuito ad un collaboratore dell’ex ministro dell’Interno.

Nessun dietrofront, invece, da parte del segretario nazionale del partito nordista, inflessibile nella contrarietà rispetto ad ogni ipotesi di cancellazione del regime attuale, anche perché -afferma Matteo Salvini- “se la Lega si impegnerà a liberalizzare qualcosa, si tratterà della prostituzione.

Sembra essersi chiuso, pertanto, lo spiraglio aperto dalle dichiarazioni di Gianni Fava, intenzionato comunque a verificare il sostegno in questa battaglia dal valore politico profondo del "popolo padano", mai interpellato espressamente su un tema simile ma probabilmente non contrario in linea di principio ad un’attenuazione della legge Fini-Giovanardi.

“Non sono solo, queste sono scelte etiche prima ancora che politiche”, ha commentato l’assessore leghista rispondendo a distanza alla levata di scudi dei vertici del suo partito. C’è da scommettere che il confronto, nonostante lo sbarramento posto da Salvini e Maroni a stretto giro di posta, continuerà nelle dovute sedi ma soprattutto a livello di base. E non è detto che gli elettori siano totalmente in linea col gruppo dirigente del Carroccio.

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