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Carolina Varchi, l'anti-Minetti sicula scuote il Pdl: "Nicole non ha colpe"

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28 anni, laureata, militante di destra vera, preparatissima a differenza di quanto sostiene Nicole Minetti ("In politica non ci devono essere per forza persone preparatissime"). Carolina Varchi, Vice Presidente Nazionale del movimento giovanile del PDL, continua la sua protesta dopo l'esclusione a sorpresa dal listino di Nello Musumeci in Sicilia.

La vicenda è scoppiata in Rete, facendo esplodere la protesta giovanile: tutti parlano della giovane palermitana che non ha nessuna intenzione di farsi da parte. Noi di Excite l'abbiamo incontrata al margine dell'Assemblea Giovane Italia organizzata a Palermo venerdì pomeriggio. Ecco cosa ci ha detto.

Carolina, dopo l'esclusione dal listino, il polverone sollevato e la solidarietà ottenuta in Rete, cosa è cambiato?
"Sicuramente la questione ha scosso il partito. Adesso tutti parlano di azzeramento, di nuovi metodi di selezione della classe dirigente. Ovviamente dopo le parole aspettiamo i fatti. Il primo banco di prova saranno le regionali nel Lazio".

Sei fresca di assemblea di Giovane Italia che decisioni avete preso? Quale sarà la vostra prossima mossa?
"Dopo aver ribadito all'assemblea che non esistono questioni personali ma scelte politiche vogliamo fermare le polemiche e continuare, con più forza, la campagna elettorale per Nello Musumeci, unico vero "uomo nuovo" della politica siciliana. Fino al 28 ottobre vincere in Sicilia è l'unico obiettivo. Poi si vedrà."

Hai intenzione di preparare un atto concreto contro la Minetti, come fece Sara Giudice tempo fa con la sua petizione per le dimissioni del Consigliere regionale?
"In questa storia proprio la Minetti non ha colpe. E’ stato il partito ad inserirla nel listino senza spiegare mai, come del resto è avvenuto in Sicilia, quali sono stati i criteri di scelta. Un partito che rappresenta milioni di persone ha il dovere di rendere pubblici i criteri di selezione della classe dirigente".

Alemanno ha detto che la tua esclusione è stata un errore. Hai ricevuto l'appoggio di qualche grosso esponente nazionale del partito (magari femminile)?
"Devo dire che in questa vicenda il vero sostegno è venuto dalla base. Sto ricevendo migliaia di telefonate, mail e messaggi sui social network. Tanti autorevoli esponenti del PDL, consiglieri comunali, regionali, sindaci, parlamentari, hanno scritto pubblicamente in merito. Tra le altre Annagrazia Calabria, Barbara Saltamartini... Migliaia di persone, davvero un fiume in piena".

La parola scandalo è sempre più accostata al Pdl almeno dai media. Da dove dovrebbe iniziare il Pdl per riconquistare la credibilità? Useresti il termine “rottamazione”?
"Rottamare è un termine abusato. Noi già da mesi parliamo di “resettare” il PDL partendo dalla valorizzazione di quanti si formano nei movimenti giovanili, vera palestra politica, ed i tanti amministratori locali che sul territorio mettono la faccia per il partito. La credibilità si riconquista con l’esempio personale, dimostrando con i fatti che politica è servizio alla propria comunità".

La Minetti è quella che nel Pdl stona di più ma ci sono tante altre persone la cui provenienza politica è incerta: perché i giovani del Pdl non hanno denunciato prima certe “anomalie” nella selezione della classe politica (specie femminile)?
"Pur non essendo lombarda e non conoscendo le dinamiche che portarono alla sua candidatura penso che soltanto oggi, nel partito, è cresciuta la consapevolezza che bisogna stare attenti alla selezione delle candidature, in particolare nei listini bloccati".

Il tuo caso potrebbe accelerare l'ormai annunciata scissione del Pdl: pronta a far parte di un partito guidato da Alemanno?
"Credo che la vicenda siciliana sia solo l’ultimo capitolo di un libro, quello del PDL, scritto male. Paghiamo la scelta dei vertici di costruire un partito, sommatoria di altri, senza un vero dibattito e condivisione di un percorso. Iniziai a fare politica leggendo "Intervista sulla destra sociale" e mi sono sempre ritrovata nei valori e nella idee della destra sociale e comunitarista il cui leader è Gianni Alemanno. È chiaro che lo seguirei per quello che rappresenta, non certo per stupido fideismo. Nell'era della crisi economica e valoriale, il comunitarismo é l'unica via".

La rivolta partita dai giovani del Pdl contro i vertici per sostenerti è comunque segno che qualcosa sta cambiando. Non hai paura che il potere reale resterà nelle mani dei vecchi dirigenti?
"Non ritengo che tutti i vecchi dirigenti siano da buttare via. Non ho mai creduto alla teoria secondo cui le capacità politiche sono determinate dal dato anagrafico. Certamente anche la politica, come ogni segmento della società italiana, soffre del virus della gerontocrazia. Molto dipenderà dalla capacità di noi giovani di prenderci degli spazi che mai nessuno ci regalerà".

Tra i dirigenti Pdl quali metteresti subito in panchina?
"Tutti quelli che devono difendersi nelle aule di tribunale per fatti gravi. Loro avranno più tempo per potere provare la loro eventuale innocenza, il partito potrà dimostrare di avere le carte in regole per potersi definire, citando Angelino Alfano, “il partito degli onesti”.

Primarie del Pdl (ammesso che Berlusconi ve le conceda): chi vorresti si candidasse?
"Sarebbe bello avere Gianni Alemanno candidato alle primarie. Se lui dovesse optare, legittimamente, per Roma, mi piacerebbe che la candidatura provenisse dal mondo giovanile nel quale io sono cresciuta".

A questo punto non vi sentite abbastanza forti per un partito dei giovani ripulito dalle ingerenze del vecchio Pdl (compreso Alemanno?)
"Ribadisco a differenza di Renzi non soffro della sindrome del giovanilismo. Non tutto è da buttare del PDL".

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