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Ruby, ecco la testimone che incastra Berlusconi

Ormai lo sappiamo. Il premier Silvio Berlusconi è indagato per il caso Ruby. Le ipotesi di reato: concussione e prostituzione minorile. Ma facciamo qualche passo indietro.

Precisamente al 27 maggio: la minorenne Ruby è in questura. Quando Michelle Conceicao de Oliveira, una prostituta brasiliana, lo chiama a Parigi, Berlusconi ha ben chiaro che è finito in un guaio grosso. E così quella notte il capo del governo gioca la sua autorità per liberare Ruby e convincere i funzionari della questura a qualche mossa indebita. Da qui l'accusa di concussione.

FOTO: Il compleanno di Ruby all'Albikokka di Genova

Ruby e l'intervista all'Espresso

Ruby ospite alla disco Karma di Milano

Ruby insultata in discoteca

Poi ci sono gli interrogatori della bella ragazza. Il 14 febbraio, giorno di San Valentino (ha 17 anni e novantacinque giorni), riceve la telefonata di Emilio Fede che le dice: ti porto fuori. La meta: Arcore. 'Vengo presentata a Silvio. È molto cortese. Ci sono una ventina di ragazze e - uomini - soltanto loro due, Silvio ed Emilio. Cenammo, ma non rimasi a dormire. Dopo cena, andai via. Alle due e mezza ero già a casa. Con un abito bianco e nero di Valentino, con cristalli Swarovski, me l'aveva regalato Silvio. La seconda volta vado ad Arcore il mese successivo. Andai con una limousine sino a Milano due, da Emilio Fede, e da lì, con un'Audi, raggiungemmo Villa San Martino. Silvio mi dice subito che gli sarebbe piaciuto se fossi rimasta lì per la notte. Lele Mora mi aveva anticipato che me lo avrebbe chiesto. Mi aveva anche rassicurato: non ti preoccupare, non avrai avance sessuali, nessuno ti metterà in imbarazzo. E così fu. Cenammo e dopo partecipai per la prima volta al bunga bunga. Io ero la sola vestita. Guardavo mentre servivo da bere (un Sanbìtter) a Silvio, l'unico uomo. Dopo, tutte fecero il bagno nella piscina coperta, io indossai pantaloncino e top bianchi che Silvio mi cercò, e mi immersi nella vasca dell'idromassaggio. La terza volta che andai ad Arcore fu per una cena, una cosa molto ma molto più tranquilla. Quando arrivai Silvio mi disse che mi avrebbe presentata come la nipote di Mubarak. A tavola c'erano Daniela Santanché, George Clooney, Elisabetta Canalis'.

A questo punto Berlusconi affida a Nicolò Ghedini il contrattacco difensivo. Il suo ruolo: raccogliere dalle varie starlette dichiarazioni giurate che confermino. il Cavaliere, sì, si rilassa. Ma le celebrazioni non hanno nulla di scandaloso o perverso.

Intanto la procura di Milano indaga per favoreggiamento della prostituzione Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti. Ghedini procede con la sua missione e colleziona le testimonianze delle ragazze dello spettacolo. È convinto di aver fatto un buon lavoro, ma trascura un punto: ad Arcore ci sono state anche donne che non hanno nulla a che fare né con lo spettacolo né con la prostituzione.

Come la testimone A, ad esempio, amica di Nicole Minetti. Quest'ultima la invita a casa del presidente domenica 19 settembre 2010. A cena ci sono 20/25 ragazze, più della metà straniere, e tre uomini: il Cavaliere, l'immancabile Emilio Fede, Carlo Rossella, presidente di Medusa. Dopo cena, si scende in quella che tutti chiamano la sala del bunga bunga. Una sorta di discoteca con l'asta per la pole dance, divani, divanetti, camerini dove le ragazze si travestono da infermiere, da poliziotte, tutte con il seno nudo e poi improvvisano uno striptease (stripper anche la Minetti), mimano scene di sesso. Devono essere convincenti, spregiudicate. le migliori riceveranno un invito a restare anche la notte.

Dopo il bunga bunga, si risale in un'altra sala dove Berlusconi comunica chi rimarrà per la notte. Ed ecco la testimone raccontare che l'atmosfera si fa elettrica, competitiva. Lei ha la fortuna di ricevere dal premier due cd di Apicella e una busta con quattro fogli da 500 euro. In auto sarà però rimproverata dalla Minetti per alcune sue risposte: 'Sei stata troppo dura, ricordati che potrà esserti di aiuto'.

Ecco dunque chiudersi il cerchio. Tutto parte da Emilio Fede: chiama Lele Mora e gli dà il via per la serata bunga bunga. Mora si muove, convoca stelline e prostitute. E quando varcano il cancello di Villa san Martino, l'amministratore personale del presidente, Giuseppe Spinelli, ha già preparato e lasciato nella stanza dedicata il numero necessario di buste con un vasto spettro di retribuzioni, dai cinquecento euro per la presenza ai diecimila euro per la notte. Una macchina organizzativa perfetta. O quasi.

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