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Caso Ruby-Berlusconi, il pm Fiorillo contro il Ministro Maroni

Al centro della politica italiana, oltre alla crisi di Governo, c'è ancora il caso Ruby-Berlusconi. La minorenne marocchina che, nel maggio scorso, chiese l'intervento del Presidente del Consiglio per poter uscire dal commissariato di Polizia di Milano nel più breve tempo possibile.

Le foto di Ruby Rubacuori

Il caso Ruby-Berlusconi

I fatti dicono che il Premier telefonò al Capo di gabinetto e segnalò che la ragazza era la nipote del presidente egiziano Mubarack e che Nicole Minetti, 'consigliera presidenziale', l'avrebbe presa in affidamento in quell'occasione. In Parlamento, per questo episodio, ha riferito il Ministro dell'interno Roberto Maroni, il quale ha chiarito l'ottimo operato della polizia di Milano.

Maroni afferma: 'Nella gestione della vicenda non si ravvisa alcuna modalità che possa richiamare frettolosità o superficialità, avendo gli uffici della questura di Milano rispettato tutte le procedure previste dalle leggi, dai regolamenti e dalla prassi. Il presidente Berlusconi chiedeva informazioni al capo di gabinetto della questura di Milano in merito all'accompagnamento presso la questura di una minore di origine nordafricana che gli sarebbe stata segnalata come parente del presidente egiziano Mubarak'.

Le parole del Ministro hanno innescato, però una bomba, quella del pm dei minori Anna Maria Fiorillo, che rivela di non aver dato alcuna autorizzazione di affido alla minorenne. Il magistrato annuncia la sua verità a gran voce e afferma di essersi rivolta al Csm: 'Le parole del ministro Maroni, che sembrano in accordo con quelle del procuratore Bruti Liberati, non corrispondo a quella che è la mia diretta e personale conoscenza del caso. Penso sia importante il rispetto delle istituzioni e della legalità, cose a cui ho dedicato la mia vita e credo profondamente. Proprio per questo rispetto, quando le vedo calpestate parlo, perché altrimenti non potrei più guardarmi allo specchio'.

Il pm Fiorillo ribadisce: 'Voglio si sappia che non ho mai autorizzato l'affidamento della minorenne. Mi interessa solo questo: mi sono sempre opposta strenuamente. Anzi, quando mi dissero che la ragazza era la nipote di Mubarak non me la sono bevuta, non sono mica scema. 'E io sono Nefertiti, la regina del Nilo', gli ho detto. Poi dopo le loro insistenze ho aggiunto: 'Se è proprio così, che facciano mandare una conferma scritta dall'ambasciata egiziana'.

La procura di Milano, però, cerca di chiudere il caso e di zittire il magistrato: 'Se avesse avuto qualche dubbio sulla effettiva correttezza dell’affidamento, il giorno dopo si sarebbe attaccata al telefono e invece non ha fatto nessun approfondimento né allora né quando le è arrivata la relazione'.

 (foto © LaPresse)

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