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Caso Shalabayeva, Alfano salvato dalla relazione di Pansa? In arrivo i verdetti

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Angelino Alfano non c'era. E se c'era non ha sentito. La linea che il governo ha deciso di adottare per difendere il suo vice-premier nello spinoso caso kazako sta assumendo contorni grotteschi: tutti i responsabili dell'espulsione di Alma Shalabayeva e della sua bambina Alua, moglie e figlia del dissidente Mukhtar Ablyazov, avrebbero agito all'insaputa del ministro dell'Interno, di fatto esautorandolo dal suo stesso ruolo. Ma è possibile?

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Cercando di fare ordine nel mare magnum di informazioni diffuse dai media in questi giorni, la signora Shalabayeva e Alua sono state prelevate dal loro appartamento di Casal Palocco, vicino a Roma, la notte tra il 28 e il 29 maggio - ed espulse il 31, dopo essere state separate due giorni - in seguito alla richiesta di arresto di Mukhtar Ablyazov fatta di persona al Viminale dall'ambasciatore kazako Andrian Yelemessov il 27 maggio. E il nodo della vicenda sarebbe tutto qui: il diplomatico non ha potuto incontrare Alfano, assente, e ha interloquito con il suo capo di gabinetto, il prefetto Giuseppe Procaccini, che lo ha indirizzato al segretario del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, il prefetto Alessandro Valeri. Quest'ultimo e il capo della Criminalpol e questore di Roma, Fulvio Della Rocca, dunque, avrebbero attivato e monitorato la procedura che ha portato infine all'espulsione della signora Ablyazov e della figlioletta di 6 anni.

Ma davvero Procaccini non ha informato Alfano della visita dell'ambasciatore kazako, tanto più che Yelemessov ha chiesto proprio del ministro? Il titolare del Viminale nega categoricamente, ma secondo una ricostruzione offerta da Il Corriere della Sera, riportando non meglio precisate fonti, il funzionario invece l'avrebbe fatto "limitandosi a parlare di un latitante da arrestare e specificando di aver già affidato la pratica al Dipartimento di pubblica sicurezza".

Un dettaglio non da poco, al quale si aggiungerebbe un 'pasticcio' di identità non verificate - quella della donna sarebbe stata appurata utilizzando il nome da nubile e non da sposata - e soprattutto un fax, arrivato all'ufficio immigrazione il 31 maggio, con il quale l'ambasciata kazaka si congratula per il successo e la rapidità dell'espulsione. Neanche di quest'ultimo Alfano sapeva?

I dubbi, insomma, sono legittimi, ma dopo che ieri Enrico Letta ha 'blindato il suo secondo - "Il problema delle dimissioni di Alfano non si pone. Faremo chiarezza, accerteremo le responsabilità con la relazione del capo della polizia" - l'ipotesi che prende sempre più piede in base alle ultime notizie è che il governo sia pronto a "far saltare un'intera linea di comando" per salvare il vicepremier e, in sostanza, se stesso. A breve - comunque in giornata - è infatti attesa la relazione del capo della Polizia di Stato, Alessandro Pansa, che con molta probabilità colpirà i funzionari che hanno gestito operativamente la ricerca, l'identificazione e l'espulsione di Alma Shalabayeva e Alua, ovvero: Giuseppe Procaccini, Alessandro Valeri e Fulvio Della Rocca e poi il segretario del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, Alessandro Marangoni, il prefetto e capo della polizia pro tempore, Francesco Cirillo, il capo della squadra mobile Renato Cortese e il capo dell'ufficio per l'Immigrazione Maurizio Improta.

Alfano ad ogni modo è 'in trincea': ieri infatti dal Movimento 5 stelle e da Sel è arrivata una mozione di sfiducia nei suoi confronti che vanifica l'idea del governo di riferire oggi della vicenda in commissione Esteri, sulla scorta della relazione di Pansa. Il dibattito così verterà sulle dimissioni del ministro dell'Interno e anche se Renato Brunetta ha fatto la voce grossa, dicendo di confidare nel premier: "Mi sembra ovvio che Letta non andrebbe avanti. Le mozioni di sfiducia individuale sono un atto aberrante, non previsto dalla Costituzione, che di solito rafforzano il governo e indeboliscono chi le presenta" e il Pdl si è schierato compatto pro Alfano, la situazione di quest'ultimo è più in bilico di quanto tutti credono (o affermano di credere). Con la netta posizione di Sel e del M5S e così pure di Fratelli di Italia - con Giorgia Meloni che ha twittato: "Kazakistan, caso Ablyazov: Letta, Alfano e Bonino non sanno nulla e non hanno responsabilità. Ministri a loro insaputa", potrebbe bastare che nel Pd prendesse il sopravvento la corrente renziana, sempre più insofferente, per arrivare a un inaspettato (?) epilogo...


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