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Caso Tavaroli, la "difesa" di Tronchetti Provera

Giuliano Tavaroli, l'ex capo della Security di Telecom al centro dell' inchiesta milanese sui dossier illeciti, "non è mai stato un mio riporto diretto". Così iniziano le dichiarazioni di Marco Tronchetti Provera, sentito come testimone dai magistrati milanesi a fine giugno. Eccone gli stralci principali:

Tavaroli, specifica Tronchetti Provera, "prima dipendeva dal dottor Castagna. Quando il dottor Castagna ha lasciato l'incarico, il signor Tavaroli ha iniziato a dipendere direttamente dal dottor Buora. Non è mai stato mio riposto diretto...Solo in casi specifici, se era una cosa di importanza generale dell'azienda che mi riguardava direttamente come presidente della società - precisa Tronchetti Provera- il signor Tavaroli si rivolgeva direttamente a me".

"Quello di cui mi sono convinto ex post è che lui mi ha usato molto" - dice l'ex presidente di Telecom - "Queste cose che lui faceva - afferma a verbale - cioè il pranzo con D'Alema piuttosto che questa cosa con Brancher-Bossi erano dei metodi suoi per accreditare se stesso. Questa è la mia visione di oggi, perchè erano tutte cose che potevo fare con la mia segretaria e nessuno avrebbe rifiutato di incontrarmi. Come presidente di Pirelli e presidente di Telecom - sottolinea ancora Tronchetti Provera- se chiamavo Bossi lo incontravo, non era questo il tema".

Poi il calcio: "Giuliano Tavaroli non ha mai avuto nessuna indicazione, nè da me nè da Moratti penso, assolutamente, di occuparsi della società di Moggi. Ma neanche da Facchetti penso che abbia avuto indicazione di occuparsi della società di Moggi". "Posso immaginare - dice l'ex presidente di Telecom - che sulla vicenda di quel giovane arbitro magari Facchetti, che aveva conosciuto per altri motivi, abbia fatto un cenno a Tavaroli e su questo come sempre la Security si sia mossa di sua iniziativa facendo cose che non erano nè richieste nè soprattutto poi consegnate a nessuno, perchè in tutte queste vicende il fatto chiaro e certo è che nessun foglio di carta, nessun rapporto, verbale o scritto, è stato fatto nè a noi nè all'Inter".

"È chiaro -dice ancora Tronchetti Provera- che, come la questione di mio cognato e tutte le indagini su cose in cui il signor Tavaroli non doveva assolutamente coinvolgersi: ha un input dai Moratti sui calciatori, poi magari Facchetti lo chiama per dirgli 'ho questo problema del giovane arbitro', e lui attiva tutta una macchina spropositata che si muove in una maniera non assolutamente nell'interesse dell'azienda o richiesta dall'azienda. Si tratti di mio cognato piuttosto che si tratti di Oak Fund, mi sembra che il modo di muoversi sia sempre lo stesso: appena gli viene all'orecchio un tema, non gli viene dato un incarico, attiva tutta la sua rete. Rete che poi non produce mai niente".

Il rapporto di Giuliano Tavaroli all'interno del gruppo Telecom si interruppe a fine 2005, inizio 2006, quando Marco Tronchetti Provera scoprì degli ammanchi. Tronchetti Provera riferisce di aver saputo, appunto alla fine del 2005, inizio del 2006, "che c'era stata una richiesta di documenti allegati ala fatturazione di un fornitore, che credo fosse Cipriani (indagato anche lui nell' inchiesta condotta a Milano) e all'interno non figurava la documentazione... Feci rientrare dalla Romania Tavaroli. Era la prima volta che veramente cominciai ad avere la sensazione che qualcosa non andava davvero".

Nel corso di un incontro "Tavaroli mostrò la massima calma, malgrado io non fossi per niente calmo... Tavaroli non fu in grado di giustificare una parte di questa documentazione. Lo chiamai insieme al dottor Buora e gli dissi 'il rapporto fiduciario è finito, lei copre un ruolo delicato all'interno dell'azienda, deve essere di esempio per il rispetto delle procedure. Non lo è perchè abbiamo trovato quello che non andava, deve essere di esempio per correttezza formale e sostanziale, non lo è perchè ci sono fatture che non si capisce...'. Lui - dice ancora Tronchetti Provera- cercò di dire che era assolutamente trasparente, che non aveva rubato, che non c'era nulla di anomalo, che solo non si ricordava. Il rapporto si chiude qua, questa fu la fine del rapporto".

Lapidario il commento del premier Silvio Berlusconi sul caso Tavaroli: "Chiacchiere da bar, non ne so nulla".

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