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Castelli su Bolzaneto: "Né torture né pestaggi organizzati"

A poche ore dalla testimonianza dell'infermiere penitenziario di Bolzaneto, Castelli da la propria versione dei fattidi Genova: "Sono d'accordo con Veltroni. Scopriamo se ci sono state responsabilità politiche ma facciamolo a 360 gradi e vediamo pure se a Genova qualcuno ha scatenato i manifestanti visto che la città è stata messa a ferro e a fuoco". Lo afferma in un'intervista a "Repubblica". Tuttavia, l'ex-Guardasigilli ha una sua tesi ben precisa su Genova: "Ci furono "solo episodi isolati frenati dagli stessi colleghi", episodi comunque "da condannare e punire". A Bolzaneto non furono sospesi i diritti umani? viene chiesto a Castelli che risponde: "Lo nego. Alcuni fatti sono stati equivocati dagli imputati". Secondo l'esponente leghista si è trattato di "tre giorni di emergenza, qualche singolo che perde la testa e va punito. Il resto sono palle giornalistiche".

Di seguito alcune domande tratte dall'intervista sopracitata:

Chi mise gli arrestati nella posizione del cigno applicava la legge?
"Neanche a me sembrò normale e chiesi perché venisse fatto. Mi fu data una risposta strana, per evitare che i ragazzi toccassero le ragazze. Rimasi perplesso. Dalla commissione emerse che fu necessario per separare gli immatricolati dagli altri. Deciderà il giudice se stare in piedi quattro ore vuol dire sospendere i diritti".

Per lei è normale?
"I metalmeccanici stanno in piedi otto ore al giorno e non si sentono umiliati e offesi. Immatricolazioni e identificazioni si sono protratte oltre il tempo normale. Non fu anomalo in una notte come quella".

Perché si precipitò a Genova? Vide gli abusi? A caldo negò pestaggi "sistematici e preordinati".
"E li nego tuttora. Ero a casa e seppi dell'assalto a Marassi. Ritenni mio dovere stare vicino ai miei uomini. Non ero solo. La visita a Bolzaneto fu decisa al momento. Parlai con un fermato, ma non mi disse nulla. Tuttora mi chiedo perché i pm non mi abbiano mai chiamato. Non è strano? Comunque dopo il G8 ci furono lettere di complimenti per la penitenziaria come quella di un funzionario Usa".

Donne tenute nude, gente costretta a gridare "viva il duce"...
"Fatti gravissimi, ma singoli".

E la testimonianza di un agente pentito?
"Gli episodi sono sempre gli stessi: dita divaricate, il piercing strappato, la ragazza fatta uscire in slip e reggiseno in corridoio, quello obbligato a cantare Faccetta nera. Raddoppiamo pure i casi, ma non superiamo la decina. Tre giorni di emergenza, qualche singolo che perde la testa e va punito. Il resto sono palle giornalistiche".

Perché, da ministro, non ha cacciato quei singoli?
"Prima di rovinare la vita di qualcuno bisogna aspettare i risultati del processo. Sono convinto che emergerà la verità".

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