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C'è un "Trota" anche in Sicilia: Raffaele Lombardo candida il figlio

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Anche la Sicilia potrebbe avere il suo "Trota". Un delfino, un giovane virgulto della politica lasciato in eredità ai cittadini dal dimissionario presidente Lombardo. Indagato per mafia, il leader del Movimento per l'autonomia non ha rinunciato a lasciare la sua impronta sulla politica regionale. Così, dopo aver lasciato la carica perchè imputato per mafia, Raffaele Lombardo ha pensato di candidare suo figlio Salvatore, detto Toti, al Consiglio regionale.

Toti Lombardo: guarda le sue foto

Dunque un Lombardo junior potrebbe ancora sedere in regione: iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza a Catania, Toti si presenta alle elezioni con la lista Mpa che sostiene il candidato presidente Gianfranco Micciché. E il suo slogan si presta bene a una facile ironia: "Liberi di crederci". Già, liberi di credere che la dinastia Lombardo non si farà certo da parte.

Quando Lombardo negava la candidatura del figlio: guarda il video

D'altronde l'ex governatore non è nuovo a simili trovate: in occasione delle precedenti consultazioni elettorali, Lombardo avanzò la candidatura del fratello Angelo, pure lui imputato per mafia, che si presentò contemporaneamente sia alle elezioni nazionali per la Camera dei Deputati sia a quelle locali per la Regione Sicilia, riuscendo a spuntarla in entrambe le competizioni. Inutile dire che, tra le due, scelse la ben più prestigiosa e comoda poltrona di Montecitorio. Adesso un nuovo episodio di stampo familistico si verificherà alle prossime elezioni regionali.

Le dimissioni di Raffaele Lombardo dalla Presidenza della Regione Sicilia

Eppure solo qualche tempo fa un Lombardo stizzito aveva negato categoricamente le voci che davano per prossima la candidatura del suo erede: "È una sciocchezza - dichiarò Lombardo - Non è nei progetti miei, ma soprattutto non è nei progetti di mio figlio, lo dicono solo per fare spaventare i candidati delle nostre liste". Intenzioni prontamente smentite a distanza di pochi mesi.

Le ultime nomine di Raffaele Lombardo

Studente appena ventitreenne, con qualche esperienza politica in campo universitario, il caso della candidatura di Toti Lombardo ha subito richiamato alla mente il più celebre Renzo Bossi, anche lui lanciato dal padre Umberto come il suo degno erede politico ed eletto in Consiglio regionale lombardo. Di lui si sa più o meno tutto: tra spese folli con i fondi del partito e lauree e diplomi inventati di sana pianta, della sua azione politica è rimasta ben poco, se non i veleni interni alla Lega che hanno fatto il gioco dell'eterno avversario di suo padre Umberto (quel Bobo Maroni che oggi è segretario del Carroccio).

Chissà se l'esperienza di Toti in Sicilia sarà meno incidentata: chi lo conosce non ne mette in dubbio l'intelligenza e la personalità. Niente a che vedere col Trota padano, dunque, ma quel che è certo è che la sua continuità col passato non passa inosservata e l'ombra di suo padre Raffaele resta fortissima sulla scena regionale. Toti Lombardo si sottoporrà al voto popolare e se davvero riuscirà a conquistare un seggio vuol dire che forse tutto questo rinnovamento della classe politica tanto invocato è ancora lontano da venire.

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