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Cécile Kyenge: "Genitore 1 e 2 invece di mamma e papà nei documenti". E' polemica

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Non smette di far discutere la presa di posizione della Ministra per l'integrazione Cécile Kyenge, che si è detta d'accordo con la proposta avanzata dalla neodelegata ai diritti civili del Comune di Venezia, Camilla Seibezzi, di eliminare i termini "madre e padre" dai moduli d’iscrizione ad asili e scuole, per utilizzare unicamente l'indicazione "genitore 1" e "genitore 2". È "obsoleto" (secondo la consigliera) continuare ad utilizzare quella denominazione stereotipata che già altri paesi d'Europa hanno abbandonato nella modulistica degli enti locali.

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Lo scopo della soluzione indicata dalla Seibezzi è quello di evitare discriminazioni per i figli di coppie omosessuali e annullare la distinzione fra coppie di genitori eterosessuali e gay, usando un termine più "inclusivo". Dunque agire sulla terminologia per prevenire eventuali fenomeni di omofobia ed abbattere gli steccati in nome del rispetto dei diritti civili. Un'idea che ha trovato il plauso convinto di Cecile Kyenge: "Mi sono sempre battuta per le pari opportunità. Se questa è una proposta che le rafforza, mi trova d'accordo". Una proposta che è costata anche minacce di morte alla consigliera Pd di Venezia e che ha scatenato nuove proteste contro la stessa Kyenge.

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La prima replica in tono polemico per la Ministra è arrivata, come spesso è accaduto in questi mesi, dalla Lega Nord, il partito più critico nei confronti della Kyenge, delle sue idee e del suo Ministero. Matteo Salvini ha dichiarato che la ministra "è da ricoverare, deve farsi curare. Lei e tutti quelli che la pensano come lei". Poi ha aggiunto: "Non so se ridere o piangere, è la fine di tutto. Se fanno paura le parole sacre come mamma o papà vuol dire che la società si sta autodistruggendo. E' demenziale questa cosa partita da una consigliera di Venezia che deve cambiare mestiere. Sicuramente dove c’è un sindaco della Lega non passerà. La società si sta suicidando".

Ma quella della Lega non è la sola posizione critica sul punto. In realtà, al netto delle semplificazioni su una presunta abolizione delle parole "mamma e papà", il termine genitore in luogo di madre e padre è già utilizzato nei documenti ufficiali in Spagna (dove i matrimoni omosessuali sono riconosciuti dalla legge) e lo sarà presto in Francia (dove da pochi mesi è passata la legge sulle nozze gay). In Italia il solo fatto di aver sollevato il problema ha interrogato le coscienze di giornalisti, psicologi, sociologi, politici sulla necessità di definire i ruoli nella famiglia e di riconoscere che esiste sempre una mamma ed un papà, a prescindere dal fatto che nelle coppie di fatto omosessuali esistano due genitori dello stesso sesso.

Inevitabilmente la polemica ha riacceso il fuoco di fila delle dichiarazioni contro la ministra Kyenge. E mentre lei continua la sua battaglia per lo Ius Soli (due giorni fa è stata a Venezia per la presentazione al Festival del Cinema di un documentario dedicato a questo tema), sulla rete la questione della terminologia genitoriale dilaga tra proteste, adesioni e l'inevitabile ironia che impazza sui social network.

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