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Ciarrapico: "sempre stato fascista" - Corriere 1995

"Embè , 'ndo' sta lo scandalo? Sono sempre stato fascista". Fotografato ai funerali di Edda Ciano col braccio teso nel saluto romano, Giuseppe Ciarrapico, 61 anni, ex Re di Fiuggi e Imperatore delle acque minerali ("avevo un quinto del mercato, adesso staro' intorno al quattro per cento"), ex presidente della Roma, ex grande mediatore tra Berlusconi e De Benedetti nella battaglia per la Mondadori, ex finanziere rampante ruzzolato nelle inchieste sul Banco Ambrosiano e Tangentopoli, davanti alle polemiche risponde come la Buonanima: se ne frega. Inizia così una "attualissima" intervista di Gian Antonio Stella a Giuseppe Ciarrapico dell'aprile 1995 sul Corriere della Sera.

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Stella prosegue: Anzi, se ne frega pure dell' accusa di essere stato un picchiatore: "Le ho prese e le ho date. Adesso ci scherziamo su, ma Mauro Bubbico, che mi aveva spaccato in testa un ombrello, se la ricorda ancora la catenata che gli mollai in faccia. Mi difendevo". Ma lei non era nel giro di Andreotti? "Ho collaborato fedelmente con Andreotti, ma senza occuparmi mai nè della Dc nè della sua corrente. Il fatto è che avevo grandi interessi in provincia di Frosinone. Era logico che avessi un rapporto privilegiato con lui".

Ancora domande scomode: Perchè lo chiamava "il principale"? "Cercai di spiegarlo anche a Di Pietro e Colombo. Ma li trovai fiaccucci, nella materia della storia contemporanea. Mi contestavano che lo chiamavo così quale prova di una familiarità "tangentopolesca". Non sapevano che i capi del fascismo rivoluzionario, a partire da Italo Balbo, chiamavano così Mussolini. Mica "Duce". Quindi per lei chiamare Zi' Giulio in quel modo era come chiamarlo "Duce"? "Non esageriamo. Anche perche' avevamo delle idee completamente diverse". Fatto sta che votava Dc o no? "No. Una sola volta lo feci. Nel 1987. Quando Andreotti era capolista a Roma. Al Senato però votai Msi". Ma se diceva di essere un democristiano di destra! "Nooone! Mi sono iscritto al Msi nel 1947, quando avevo tredici anni. Tanto che ho la tessera numero 75 del partito.

Io ho sempre detto che appartenevo al popolo democristiano. Intendendo quella che era la professione dell' ottanta per cento degli italiani. Ma ho sempre partecipato alle feste missine, andavo all' appuntamento annuale di Predappio...". Fatto sta che nessuno l' aveva mai fotografata a fare il saluto romano. "Ma il saluto romano l'ho sempre fatto. Sempre. Anche ai funerali di Almirante". Non lo fa più neppure Fini! "Lui fa bene a non farlo. Lui e' nato nel ' 52. Io nel ' 34". E resta fascista... "Si' . Un fascista antinazista. Io credo nella natura cattolica, mediterranea, latina del fascismo". E un vecchio fascio come lei, a vedere questa ondata di camerati nuovi di zecca, cosa pensa? "Beh, 'n po' me fanno ride, me fanno. Ma è anche una bella soddisfazione leggere editoriali sul Secolo di gente che mi dava del fascista". Pensa a Pietro Armani, che una volta era repubblicano? "Lui è uno. Ma ce n'è altri. Tutti folgorati sulla strada di Damasco. Un miracolo. Alla cerimonia per Almirante dell' anno scorso c'erano laudatores della corte di Andreotti che avevano perfino le lacrime agli occhi. Quando balzarono in piedi al grido di "Fini, Fini" non ce la feci più . E me ne andai. Per carità , tutto se po' ffa' . Pero' ...". La svolta moderata di An non rischia di lasciar andare alla deriva tanti estremisti figli vostri come i naziskin? "No. E vero però che con questi poveri ragazzi, che poi sono una sparuta minoranza, abbiamo un debito. Dobbiamo spiegargliela meglio, la differenza tra il fascismo e il nazismo. Pure il saluto, se lei nota, era diverso".

L'intervista si chiude con una lunga parentesi su Tangentopoli: Prima ha citato Di Pietro: ha il dente avvelenato? "Mi interrogò per nove ore. Lo ricordo come un ottimo poliziotto. Un questurino. Gli italiani lo giudicheranno come hanno giudicato tanti altri che hanno toccato vette del firmamento per passare poi rapidamente al dileggio". Finì dentro per aver dato dei soldi al Psdi, giusto? "Li ho dati a tutti i partiti politici. Tutti. Difatti lo dicevo, a Di Pietro: perchè mi chiede dei 250 milioni al Psdi per un concerto di Modugno e non del miliardo e otto dato a due feste dell' Unità ?". E lui? "Diceva: ma lì c' erano le fatture. Grazie, lo so che in cambio avevamo l' esclusiva dell' acqua minerale. A questo genere di grandi manifestazioni ci tenevamo, ad essere presenti. Ma sempre finanziamenti erano. E poi scusi, perchè io che avevo dato 250 milioni mi sono fatto 34 giorni a Regina Coeli e Pesenti per un miliardo si è fatto sei giorni d' arresti domiciliari?". Si sente un capro espiatorio? "Per carità , niente vittimismi. Ma non dimentico che non mi hanno lasciato vedere per l'ultima volta mia madre morente. Avevo mandato sei telegrammi, dicendo che avrei accettato anche la scorta. Sa che cosa mi disse Antonio Di Pietro? Che era stato così occupato che quei telegrammi non aveva potuto leggerli".

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