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Cina, mille intellettuali sfidano il regime

Scrittori, intellettuali, artisti. 1060 tra le principali personalità del mondo accademico cinese si sono rivolti al presidente Hu Jintao con una lettera aperta in cui hanno chiesto la scarcerazione dei detenuti politici e la fine della censura per i mezzi d'informazione. La missiva cita i casi di Shi-Tao, attivista internettiano, detenuto per la sua lotta al regime e di Lu Gengsong, arrestato lo scorso venerdì nello Zhejiang per "incitamento alla sovversione e manovre illegali per ottenere segreti di Stato".

"Secondo la Costituzione della Repubblica popolare - si legge nell'appello pubblico - il partito comunista si è impegnato solennemente a governare il paese come uno Stato di diritto, rispettando i diritti umani. In realtà la polizia e la magistratura sotto il comando del partito hanno continuato ad arrestare e condannare scrittori, giornalisti, avvocati e militanti democratici negli ultimi tre anni, per reati d'opinione, di parola, e per l'espressione di idee politiche". Il documento è stato naturalmente censurato e non arriverà mai ai cittadini cinesi, qualcosa però si muove: nell'ultimo giorno di visita a Pechino il cancelliere tedesco Angela Merkel ha incontrato alcuni giornalisti dissidenti, come Li Datong, sollevato dalla direzione del Quotidiano della Gioventù per la poca simpatia nei confronti di Hu Jintao. "In preparazione delle Olimpiadi di Pechino del 2008 - ha detto la Merkel - il mondo guarda alla Cina con un'attenzione senza precedenti. Resta da verificare come la Cina si presenterà a quell'appuntamento, sul terreno della libertà di espressione e della libertà di stampa. I diritti umani sono cruciali per la percezione della Cina in Germania".

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