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Cirio, condannati Sergio Cragnotti e Cesare Geronzi

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Si è concluso il processo sul crack Cirio e i giudici della prima sezione penale del tribunale di Roma hanno condannato il finanziere Sergio Cragnotti e il banchiere Cesare Geronzi, ex presidente della Banca di Roma, poi Capitalia, che aveva finanziato la Cirio. Per Cragnotti nove anni di reclusione, per Geronzi quattro. I pm Rodolfo Sabelli e Gustavo De Marinis avevano chiesto rispettivamente 15 e 8 anni. Assolto, invece, Gianpiero Fiorani. Unicredit, che ha ereditato il contenzioso di Capitalia, dovrà versare un risarcimento provvisionale di 200 milioni di euro.

L'inchiesta ha avuto inizio nel 2003 e ha coinvolto inizialmente 45 persone. Tra i condannati anche i figli di Cragnotti, Andrea (quattro anni), Massimo ed Elisabetta (tre anni) e il genero Filippo Fucile (quattro anni e sei mesi) oltre ad altri manager ed ex funzionari. Tra gli assolti Flora Pizzichemi, moglie di Cragnotti.

Il difensore di Cragnotti, il professor Massimo Krogh, ha detto: 'Siamo in presenza di una pena modesta rispetto alle richieste avanzate dai pubblici ministeri. Speriamo in appello di poter portare avanti le nostre ragioni perché il reato di bancarotta si può consumare anche in un singolo episodio'. Mentre Geronzi ha così commentato la sentenza: 'Resto tranquillo, si chiarirà in appello'.

Secondo le associazioni dei consumatori sono almeno 35mila i risparmiatori coinvolti nel crac Cirio. L'avvocato del Codacons Luigi Coratella ha fatto sapere che è stato riconosciuto come risarcimento un 5 per cento del valore nominale delle azioni o obbligazioni che erano state acquistate e che finirono in fumo.

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