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Claudio Abbado, Renzo Piano, Carlo Rubbia ed Elena Cattaneo nominati senatori a vita da Napolitano

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Sorpresa al Colle: Giorgio Napolitano ha deciso di nominare quattro senatori a vita. I prescelti del Capo dello Stato sono personalità avulse dal mondo della politica, ma di primo piano assoluto in quello della scienza, dell'arte e della cultura. Facendo riferimento all'Art. 59, comma 2 della Costituzione, secondo il quale possono ricoprire la carica cittadini italiani che abbiano "illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario", il Presidente ha scelto infatti Claudio Abbado, Renzo Piano, Carlo Rubbia ed Elena Cattaneo.

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Da loro, ha spiegato Napolitano, "verrà un contributo peculiare, in campi altamente significativi, alla vita delle nostre istituzioni democratiche, e - in assoluta indipendenza da ogni condizionamento politico di parte - all'attività del Senato e dell'intero Parlamento", aggiungendo che la decisione "è anche per dare un segno di serena continuità istituzionale", dopo "i vuoti tristemente determinatisi, nel breve giro di un anno, nelle fila dei senatori a vita di nomina presidenziale".

In particolare, il Presidente ha detto di avere scelto Cattaneo, "una donna di scienza di età ancor giovane ma già nettamente affermatasi", anche per dare "un forte segno di apprezzamento, incoraggiamento e riferimento per l'impegno di vaste schiere di italiane e italiani di nuove generazioni dedicatisi con passione, pur tra difficoltà, alla ricerca scientifica".

Se i 'colleghi di nomina' sono infatti noti ai più, la cinquantunenne Elena Cattaneo è un volto pressoché sconosciuto per la maggior parte degli italiani: laureata e dottorata in Farmacia all'Università di Milano, dove dal 2003 insegna come professore ordinario, la ricercatrice ha lavorato per tre anni al MIT di Boston e al suo rientro in Italia ha fondato il Laboratorio di Biologia delle cellule staminali e Farmacologia delle malattie neurodegenerative del Dipartimento di bioscienze dell'Università di Milano, che tutt'ora dirige, dedicandosi allo studio della Corea di Huntington.

Di tutt'altro invece si occupa Claudio Abbado, musicista e direttore d'orchestra nato nel 1933 e con una carriera che lo ha visto responsabile delle più importanti istituzioni musicali del mondo, come La Scala di Milano, la Staatsoper di Vienna e la Berliner Philharmoniker. Artista è pure Renzo Piano, famosissimo architetto nato nel 1937 e laureatosi al Politecnico di Milano nel 1964: tra le sue opere si ricordano l'aeroporto Kansai in Giappone, l'auditorium Parco della Musica a Roma, il Centro Culturale Georges Pompidou a Parigi, il museo dell'Art Institute a Chicago e il nuovo Campus della Columbia University a New York. Last but not least, tra i senatori a vita nominati da Napolitano c'è Carlo Rubbia, già Premio Nobel per la Fisica nel 1984 insieme a Simon van der Meer per la scoperta delle particelle W e Z e insignito di (ben) 32 lauree honoris causa.

Una pattuglia eterogenea, insomma, che ha trovato l'approvazione del segretario del Pd, Guglielmo Epifani - "Scelta indiscutibile, si tratta di persone che hanno dato grande prestigio all'Italia" - e la 'bocciatura' invece del grillino Alberto Airola, che su Facebook ha scritto: "Se ne sentiva proprio il bisogno di questi 4 nuovi senatori a vita... saranno stipendiati a vita senza essere stati eletti da nessuno. Avranno un atteggiamento critico o saranno i lacchè delle larghe intese?". A tenere banco, tuttavia, in queste ore è una domanda legata all'interpretazione del già citato Art. 59, comma 2 della Costituzione, secondo il quale "il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini". Se infatti dovesse prevalere quella che considera detta cifra il numero massimo di nomine a disposizione per Capo dello Stato, considerata quella di Mario Monti Napolitano avrebbe esaurito le sue. E allora, ecco che l'exit strategy della nomina di Silvio Berlusconi a senatore a vita per salvarlo dalle sue grane giudiziare decadrebbe. Il poker calato dal Presidente della Repubblica, dunque, non è altro che un modo per il Colle di evitare pressioni difficilmente gestibili? Il dubbio è (più che) lecito...


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