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Compravendita voti, Razzi e Scilipoti indagati per corruzione

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Si allarga l'inchiesta sulla cosiddetta compravendita di voti. Dopo Sergio De Gregorio, reo confesso che con le sue rivelazioni sui 3 milioni di euro ricevuti da Silvio Berlusconi per cambiare casacca nel 2006 ha 'inguaiato' il Cavaliere, adesso tocca ad Antonio Razzi e Domenico Scilipoti finire nel mirino della magistratura.

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La Procura di Roma, infatti, ha aperto un'inchiesta sul passaggio dei due nel 2010 da Italia dei Valori rispettivamente a Noi Sud e al Gruppo Misto, con l'avvicinarsi della votazione in Parlamento della mozione di sfiducia al Governo Berlusconi IV: una scelta che permise all'esecutivo del Cavaliere di ottenere la maggioranza e di arrivare fino al novembre del 2011, quando poi il premier decise di dimettersi e Giorgio Napolitano nominò il governo tecnico di Mario Monti.

Per quel sospetto cambio di casacca, il procuratore aggiunto Francesco Caporale ha ipotizzato il reato di corruzione, dando così seguito alle denunce avanzate già all'epoca dei fatti dal leader di Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. Del resto, in un video ripreso di nascosto e trasmesso nel dicembre 2011 dalla trasmissione di La7 Gli Intoccabili, si sente Razzi dire: "[...] Perché per noi due il governo s'è salvato. Che 314 a 311. Se io e Scilipoti andavamo di là per un voto cadeva" e spiegare in sostanza di averlo fatto per un tornaconto personale: "[...] Dieci giorni mi mancavano. E per dieci giorni mi inculavano. Perché se si votava dal 28 come era in programma, il 28 di... di... di marzo, io per dieci giorni non pigliavo la pensione".

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Parole che 'cozzano' con il comunicato stampa diffuso da Razzi in occasione della presentazione a febbraio 2012 del suo libro Le mie mani pulite, in cui dichiarava di sentire "la necessità di spiegare alla gente per quale motivo e cosa mi avesse spinto a lasciare l'Italia dei Valori. Purtroppo, molte cose distorte sono state dette soprattutto da parte di chi ha voluto sconvolgere, in questo modo e per ritorsione, anche la mia vita familiare" e che comunque non gli hanno impedito di essere eletto al Senato per il Popolo delle Libertà in Abruzzo (mentre Scilipoti è stato eletto in Calabria). Anzi, il neo-senatore ha pure commentato l'intera vicenda in modo sprezzante: "E che, ho rubato una mela?", ha detto ai giornalisti, concludendo in polemica con Di Pietro: "Ancora con questa cazzata: questo succede quando non si sa perdere. Bisogna essere sportivi, ma dal magistrato ci vado quando vuole". Probabilmente, da quello che trapela, già nei prossimi giorni.

Da parte sua, invece, l'ex pm, rimasto clamorosamente fuori dal Parlamento alle ultime elezioni, questa mattina si è presentato in Procura a Roma per depositare un memoriale e fornire elementi su un altro ex senatore dell'Idv, Giuseppe Caforio, che gli avrebbe raccontato di essere stato avvicinato nel 2008 da De Gregorio, che gli offrì soldi in cambio di un voto contro la fiducia al Governo Prodi. "Sentivo nostalgia", ha detto scherzosamente Di Pietro ai giornalisti che lo attendevano per avere notizie, rifiutando di rilasciare qualsiasi commento sulla vicenda.

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