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Confronto Bersani-Renzi, la diretta

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Il primo round del duello tra Bersani e Renzi si gioca in tv. Archiviato il confronto a cinque in onda su Sky, stavolta tocca ai due sfidanti al ballottaggio delle primarie del centrosinistra provare ad accaparrarsi i voti necessari alla vittoria definitiva. Lo faranno su Rai1 in prima serata, in un faccia a faccia condotto dalla giornalista del Tg1 Monica Maggioni. Un'ora e 45 minuti per rispondere a domande dieci flash in due minuti ciascuno (e 20 secondi per la replica, da usare al massimo 5 volte), più un appello finale agli elettori. I comitati elettorali del segretario del Pd e del sindaco di Firenze potranno rivolgere una domanda ad entrambi. Su Excite la diretta del confronto.

Ancora oggi la polemica tra il sindaco di Firenze e il segretario del Pd ha riguardato le regole della consultazione: "Hanno ristretto la partecipazione" denuncia Renzi, mentre Bersani conferma che la macchina organizzativa delle primarie ha funzionato benissimo. Peraltro in giornata è stato precisato, in merito ai votanti al ballottaggio, che coloro che non hanno votato la scorsa domenica, per cause a loro non imputabili e comunque dimostrabili, possono iscriversi per il ballottaggio chiedendo una deroga al proprio coordinamento provinciale. Si potrà fare domanda anche tramite mail o fax, entro venerdì alle 20. Il coordinamento deciderà all'unanimità e risponderà al richiedente entro il primo dicembre.

Intanto Bersani ha già conquistato l'endorsement di Nichi Vendola: il governatore pugliese con il suo bottino di voti (terzo classificato con il 15%, contro il 44% di Bersani e il 36% di Renzi), rappresenta l'ago della bilancia della competizione. Ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7, il leader di Sel dimostra di aver messo da parte ogni risentimento nei confronti del segretario Pd, che alla vigilia della competizione, interrogato su un suo eventuale voto per gli altri contendenti, si era espresso in favore del sindaco rottamatore. Vendola ritiene, nonostante tutto, di sentire un "profumo di sinistra" nei programmi di Bersani, così invita i suoi a votare per il segretario e spende per lui parole di grande approvazione: "Bersani ha una caratteristica rara, non è un cinico, è una persona di grande sensibilità e un amministratore competente, in linea con il socialismo europeo". E mentre Vendola saluta il pubblico di La7, su Rai1 si comincia. La Maggioni al centro dello studio, i due candidati in piedi uno di fronte all'altro, il pubblico alle spalle della conduttrice è stato scelto tra i comitati dei due candidati.

Il confronto Bersani-Renzi: guarda il video

23.05 - La Maggioni ringrazia Renzi e Bersani per aver scelto il servizio pubblico: "Ora la parola va agli elettori". Il confronto si chiude con l'abbraccio finale tra i due candidati, entrambi apparentemente soddisfatti delle proprie performances. Ma il verdetto che conta davvero è quello di domenica prossima.

23.00 - L'apello conclusivo agli elettori. Parte Matteo Renzi, il suo è un discorso pieno di parole come "fiducia" e "speranza": "Andate tutti a votare domenica. Molti mi hanno dipinto come un mostro. Poi abbiamo visto che nelle regioni rosse abbiamo riscosso un certo successo. Il Pd non può essere la riedizione dei vecchi partiti. Non abbiamo ancora cambiato la storia del Paese. Potevamo stare in panchina. Invece abbiamo deciso di giocarcela. Ora ci stiamo giocando il ballottaggio. Noi siamo per il cambiamento. C'è chi dice che è rischioso cambiare, ma oggi è rischioso non farlo". Bersani promette di provare a guardare il mondo dal punto di vista dei più deboli e di richiamare la solidarietà di tutti intorno ai problemi del Paese: "Ho incontrato dei lavoratori che non prendono stipendi in un'azienda medica da quattro mesi. All'uscita una bambina mi ha detto: 'Io a Natale voglio una bambola rossa e lo stipendio della mamma'. Io cercherò di vedere l'Italia da quel punto di vista, di chi ha problemi. Anch'io sono per il rinnovamento. Dove sono stato ho sempre cercato di cambiare qualcosa. Il nuovo è riuscire ad essere all'altezza delle aspettative della gente".

22.55 - L'ultima considerazione prima dell'appello finale. Renzi mette le mani avanti: "Pier Luigi è favorito, tutto l'apparato è con lui. Spero di vincere, se perdo gli darò una mano". Bersani è soddisfatto di queste primarie: "Chi perde continuerà a fare il suo mestiere, siamo d'accordo. È stata una bella sfida e saremo più consapevoli che tocca a noi dare una mano a questo Paese".

22.40 - Si passa alle domande brevi: 30 secondi per rispondere. La prima riguarda le alleanze: Sel e socialisti per Bersani e, in base a un accordo programmatico, anche forze di centro. Renzi vuole lasciar fuori l'Udc. Quanti ministri? 10 per Renzi, con pochi sottosegretari, 20 per Bersani con un rinnovamento generazionale. Le prime tre cose da fare al governo: cittadinanza ai figli degli immigrati, norma anticorruzione, provvedimenti per il lavoro e "qualche sorpresa" per Bersani. Un'agenda dedicata interamente alla modernizzazione del sistema del lavoro per Matteo Renzi. Sui diritti civili, Renzi rilancia l'idea della civil partnership, Bersani parla di unioni civili secondo la legge tedesca "che Casini sia d'accordo o meno". Entrambi sono concordi sulla necessità di una legge sull'omofobia. Si passa al tema della violenza sulle donne: Bersani ha firmato il progetto di legge presentato da Carfagna e Bongiorno, Renzi parla di femminicidi come un problema culturale relativo alle differenze di genere. Il primo incontro con Obama da premier? Renzi chiederebbe conto del ruolo dell'Europa come partner Usa, Bersani gli parlerebbe di "un paio di cosucce tipo Afghanistan" e del problema degli F35. Replica Renzi: "non facciamo demagogia sulla difesa, quello è un problema che dobbiamo risolvere noi". Sull'immigrazione entrambi contrari alla Bossi-Fini. Cosa unisce e cosa divide i due candidati? Parte Renzi:"Non possiamo andare avanti con le persone che accompagnano Bersani e che non parlano di futuro". E il segretario ribatte che l'esperienza non si prende a calci. A chi vogliono chiedere scusa? Entrambi parlano di moglie e figli, poi Bersani chiede scusa al suo parroco per lo sciopero dei chierichetti organizzato da ragazzino. Ironizza Renzi: "Meno male che questo è l'ultimo confronto, tra il parroco e Papa Giovanni.... Poi il rottamatore aggiunge: "Chiedo scusa a mio fratello che a 26 anni è andato via dall'Italia per non essere considerato il fratello del sindaco".

22.35 - Si rientra in studio dopo il secondo spot. L'ultima domanda dai comitati riguarda la lotta alla criminalità organizzata. Renzi ricorda di aver chiuso la campagna a Cinisi, la città di Impastato. "Più mezzi alle forze dell'ordine: il capo della polizia non può guadagnare 600mila euro l'anno a fronte degli agenti che ne guadagnano 1300 al mese". Poi il sindaco rilancia la necessità di portare la lotta alle mafie nelle scuole. Bersani sottolinea la potenza delle mafie in tutti i settori dell'economia: si devono rafforzare le norme, introdurre autoriciclaggio e falso in bilancio, informatizzare la giustizia, tornare a presidiare i territori. "Qualche amministratore locale come il sindaco Vassallo ci ha rimesso la vita: non possiamo lasciare solo chi è sul fronte a lottare".

22.25 - Renzi mostra di conoscere il nome di una delle supporters del suo comitato e sfida Bersani a fare lo stesso con i suoi. Risate in studio, poi si torna sulla discussione politica e in particolare sul rispetto dell'agenda Monti e sul problema di costruire alleanze durature. Bersani avverte: "l'ultima volta che abbiamo voluto far tutto da soli ha vinto Berlusconi". Renzi ribatte: "sì ma l'ultima volta che abbiamo fatto la grande ammucchiata Prodi è stato fatto cadere e alla fine ha vinto Berlusconi". E poi attacca il partito: "segretario, sei circondato da gente che ha solo voglia di stare lì per avere un posto". Bersani invita Renzi a non usare gli argomenti degli avversari: ora il panorama politico è cambiato, perchè nel frattempo è nato il Pd.

22.20 - Dal comitato di Bersani arriva una domanda sulle liberalizzazioni. Renzi riconosce a Bersani che le sue riforme erano un passo in avanti "ed è un paradosso che le abbiamo fatte noi. L'unico parametro è stabilire se liberalizzando al cittadino costa meno. Ad esempio sulle assicurazioni bisogna fare di più e bisogna tagliare le accise sulla benzina.". Bersani rivendica le sue "lenzuolate": "A Montezemolo gliel'ho fatta io la liberalizzazione dei treni, se aspettava i suoi liberali...".

22.15 - E' il momento delle domande dai rispettivi comitati. La prima viene dal comitato di Renzi, nuovamente estratto a sorte. Bersani commenta che il rottamatore vince sempre al sorteggio e lui non se lo fa dire due volte: "Sorteggiamo anche il risultato che forse mi va bene!". Si parla di legge elettorale. Bersani è convinto della propria idea: "Sono sempre stato per il doppio turno con collegio uninominale. Sulle alleanze organizziamo il campo dei progressisti, dopodiché dobbiamo rivolgerci a formazioni di centro moderate, europeiste e antiberlusconiane". Renzi invece è per la legge dei sindaci, l'unica che permette di avere un rapporto diretto con i cittadini. Sulle alleanze: "Non dobbiamo fare inciuci con Casini".

22.10 - Tema caldo della scuola e dell'istruzione. Bersani punta tutto sull'importanza degli insegnanti e della centralità della ricerca: "La prossima legislatura deve essere costituente per il tema della scuola e dell'università (...) Se 16mila giovani non vanno all'università si tratta di una ferita alla dignità umana". Renzi ci ricorda che ha 37 anni, per chi lo avesse dimenticato, e in pieno stile amarcord rievoca la dignità sociale del valore del maestro che una volta era un'istituzione e veniva ascoltato in classe come alle case del popolo. E poi attacca ancora il centrosinistra: "La riforma Berlinguer? Di sinistra aveva solo il nome".

22.05 - Dal web si chiede ai candidati cosa pensano della riforma Fornero e cosa ne faranno se dovessero essere eletti premier. Per Renzi il testo attuale non si tocca: "In Italia si vive più a lungo, è normale andare in pensione più tardi, se la si cambia si arrabbia l'Europa, ma soprattutto si arrabbiano i giovani che la pensione non la vedono". Bersani sfodera la propria competenza in materia: il segretario avrebbe preferito un sistema di uscita flessibile a scaloni, in cui "chi va in pensione prima prende meno, chi ci va dopo prende di più (...) Non voglio ribaltare la riforma Fornero, ma bisogna risolvere il problema degli esodati".

22.00 - Si parla di norme sul conflitto di interesse. Bersani fa autocritica sulle Autorità Indipendenti: "Non aver fatto una Antitrust nel settore della comunicazione è stato gravissimo. Altrimenti non figuro io in una azienda ma ci metto mio fratello". Renzi cavalca l'onda: "Ci vorrà più attenzione sulle competenze. Anche noi abbiamo messo nelle Autority gente che non aveva la giusta competenza. Il problema è che noi in questi anni non abbiamo fatto il conflitto d'interessi quando eravamo al governo, e ci siamo stati due volte. Questa è la dimostrazione che abbiamo fallito. Nei primi 100 giorni di governo si fa la legge sul conflitto d'interesse".

21.50 - Si riparte con Bersani dai costi della politica: "Non mi rassegno a pensare che la politica sia una questione per ricchi. Da Pericle in poi c'è stato il finanziamento pubblico alla politica". Renzi ribatte che non si può passare "da Pericle a Fiorito".

21.45 - Dalla rete arrivano le domande sui tagli ai costi della politica. Renzi sul tema ha le idee molto chiare, ne ha fatto una bandiera in campagna elettorale: "Abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, come previsto dal referendum, abolizione dei vitalizi e rinuncia a quelli già maturati" e poi serve una legge anti-corruzione più severa per la classe politica. Bersani rivendica l'abolizione vitalizi e il dimezzamento dei rimborsi ai partiti. Il Pd ha avanzato anche una proposta per ridurre gli stipendi: "Bisogna partire dalla politica, ma anche impedire che un manager prenda una buonuscita da 20 milioni di euro". Renzi replica: "Il finanziamento pubblico va abolito e tutte le fatture della pubblica amministrazione devono andare online". Bersani chiede la replica alla replica, ma è il momento della prima interruzione pubblicitaria.

21.40 - Il nodo del sistema industriale: Ilva, Alcoa, Ansaldo, sono 150 le vertenze sul tavolo del Ministero dell'Economia. Quali sono i programmi dei due candidati? Per Bersani i settori chiave sono l'edilizia e l'energia: "Il saper fare italiano deve incontrare l'innovazione". Renzi attacca ancora: "Se si fa notare che non è stato fatto abbastanza non è per lamentarsi o fare il gianburrasca di turno (...) In questi 20 non c'è stata politica industriale, bisogna puntare su manifatture e start-up". Bersani usa ancora una volta la replica per rivendicare quanto fatto da Ministro: sembra quasi che si scontrino Pd e Pdl sull'ultimo ventennio di politica italiana. Renzi prova a riparare: "Berlusconi ha deluso tutti tranne Emilio Fede e Santanchè, ma anche noi abbiamo fatto poco". Poi si accordano per continuare a duiscutere davanti a una birra, offerta da Bersani.

21. 35 - La questione meridionale esiste? Matteo Renzi sa di non aver preso molti voti nel Mezzogiorno e passa al contrattacco. Il problema esiste: "Il Sud deve essere liberato dalla mentalità della raccomandazione, deve essere il laboratorio dei fondi europei". Bersani sfodera la terza metafora della serata: "La destra ha contrapposto Nord e Sud. Se hai problemi ad un braccio non puoi tagliarlo. Si deve parlare di Mezzogiorno in chiave nazionale, la mafia è dappertutto, serve una cultura della legalità".

21.30 - Si parla di primavera araba. Bersani mostra dimestichezza con le questioni internazionali. Il problema principale, per il segretario Pd, è la guerra israelo-palestinese: il governo italiano deve votare sì alla risoluzione Onu sullo Stato palestinese come osservatore che che si discuterà domani. Per Renzi il vero nodo è quello iraniano, la madre di tutte le battaglie, e tira in ballo "le ragazze che non possono andare a ballare o avere una storia d'amore". Bisogna ascoltare il grido di libertà di Teheran e spingere sui diritti delle donne nei Paesi del Mediterraneo.

21.25 - Quale idea di Europa per i due candidati? Entrambi ne difendono l'ideale fondativo, ma sono concordi nella ricerca di strumenti che armonizzino le relazioni economiche. L'orizzonte è ripensare al sogno degli "Stati Uniti d'Europa". Il discorso di Bersani è un fiorire di metafore: "Noi italiani non siam mica qua a suonare il mandolino?".

21.20 - Si entra nel vivo della discussione sull'economia con il tema dell'evasione. "Non dobbiamo inventare l'acqua calda, ma inserire il tema della fedeltà fiscale" dichiara Bersani. Come? Ad esempio imparando a non usare i contanti, a garantire la tracciabilità, a gestire meglio le Agenzie del Fisco e ad armonizzare i modelli fiscali europei. Poi bisogna attaccare i paradisi fiscali (una frecciatina a Renzi e alle sue frequentazioni con la finanza?). "Avevo i calzoni corti quando mi si parlava di evasione fiscale": Renzi la butta come al solito sull'età. La sua ricetta? Rivedere gli strumenti antievasione come Equitalia, accordarsi con la Svizzera per recuperare i capitali depositati all'estero, incrociare le banche dati. Scatta il primo applauso della serata. Bersani replica: "Equitalia non l'abbiamo mica inventata noi!". E il segretario atacca con le metafore: "l'accordo con la Svizzera rischia di trasformarsi in un condono (...) un passerotto in mano anzichè un tacchino sul tetto....". Altro applauso, uno pari. Renzi non ci sta: "Bersani è stato più di duemila giorni al governo: forse si poteva fare di più".

21.15 - La prima domanda è riguarda inevitabilmente la crisi economica. Il primo a rispondere è Matteo Renzi: per rimettere i soldi in tasca al ceto medio, dice, lo Stato deve avere il coraggio di tagliare nei settori in cui non lo ha mai fatto, come il gioco d'azzardo. "Si potrebbero ottenere 20 miliardi da dare al ceto medio", propone Renzi. Bersani non fa promesse, ma intende incentivare i consumi con un giro di solidarietà fiscale e la lotta all'evasione. Poi il pallino delle "lenzuolate" di liberalizzazioni, quelle che lo resero famoso come Ministro all'epoca del governo Prodi, necessarie per rimettere in moto l'attività economica.

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