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Confronto tv candidati premier saltato: Berlusconi dice no. Bersani minaccia: "Vado a Sky"

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Attesissimo e circondato da un'aura quasi mitologica, il dibattito tra i candidati premier previsto per sabato 2 febbraio su Raiuno non si farà. E chi appunto lo immaginava come una specie di chimerico mostro a sei teste (e anche di più), dubitando della sua effettiva esistenza, alla fine ha avuto ragione. A dire di no Silvio Berlusconi che, appellandosi al regolamento della Commissione di Vigilanza Rai, si è rifiutato di scendere nell'arena - metaforicamente parlando, ma pure no - con contendenti che non sono rappresentanti di una coalizione.

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Secondo quanto previsto dalla normativa vigente in casa di mamma Rai, infatti, lo spazio tv è appannaggio esclusivamente dei leader di una coalizione e dunque, tanto per essere chiari, i vari Beppe Grillo, Antonio Ingroia e Oscar Giannino (rigorosamente in ordine sparso) non hanno diritto a utilizzare il mezzo per esporre le proprie idee e dibattere quelle degli altri aspiranti premier. Nessuna paura e nessuno spregio degli avversari, dunque, ma questione di coerenza (!) e regolamento, con il Cavaliere che già un paio di settimane aveva twittato: "Non credo si possa andare in troppi, il nostro avversario è il Pd e quindi con Bersani sarei felicissimo di poter andare in tv per far conoscere i nostri programmi in modo che gli italiani possano scegliere".

Di tutt'altro avviso, invece, Pierluigi Bersani, che ieri, sempre su Twitter, ha preso bonariamente (mica tanto) in giro Berlusconi: "Tutti i candidati hanno uguale diritto, o tutti o nessuno. Il problema è di qualcuno: Berlusconi è candidato premier o no? O è Alfano? Io li prendo tutti e due, facciamo tutti e due e facciamo sei più uno", mentre oggi ha attaccato a muso duro la Rai, lanciando pure un ultimatum: "Se il confronto tv a sei fra i candidati alle elezioni non si può fare in Rai vado a Sky".

In realtà, però, probabilmente neppure Sky (e nessun'altra tv privata) ospiterà alcunché, dal momento che il Pdl ha già fatto sapere di non essere disponibile a un palcoscenico diverso da quello della Rai, ponendo di fatto a sua volta un diktat: il confronto o si fa sulla tv di stato - e dunque alle sue regole, con i soli Berlusconi, Bersani e Monti - oppure non si fa.

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Un aut aut che al segretario del Pd proprio non è andato giù: "Per quale diavolo di motivo non si può fare il confronto a sei? Escludiamo Grillo, escludiamo Ingroia, escludiamo Giannino?", ha tuonato Bersani, prendendosela con la Vigilanza Rai, alla quale ha ricordato "che io, quando c'era da fare le primarie, non l'ho fatto fra i favoriti, perché un conto sono i sondaggi e uno sono i voti", e sottolineando poi che "io mi chiamo Partito democratico e partecipo solo a cose dove tutti hanno uguali condizioni. Non intendo partecipare a cose dove ci sono condizioni diverse, questo lo lascio fare a Berlusconi". E via, la telenovela, pardon, il dibattito continua.

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