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Corradino Mineo shock: "Renzi autistico, la Boschi una secchiona". Le scuse e la reazione del premier (video)

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Da giovedì ormai il senatore Pd Corradino Mineo è in tour in tutti i talk show televisivi per spiegare la sua versione sulla tanto discussa rimozione dalla commissione Affari costituzionali del Senato: solo nella giornata di venerdì è stato prima ad Agorà su Rai3, poi a L'aria che tira su La7 e infine sulla stessa rete a Bersaglio Mobile, il programma di Enrico Mentana. Sarà la tensione di questi giorni, o semplicemente l'amarezza per l'epurazione dalla commissione che sta varando la riforma del Senato, il giornalista e senatore Pd, oppositore della svolta in senso non elettivo del Senato, si è lasciato andare ad uno sfogo certamente improprio, per usare un eufemismo, contro Matteo Renzi e Maria Elena Boschi.

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Alla presentazione dell'ultimo libro del collega di partito Giuseppe Civati, di cui ha sostenuto la candidatura a segretario durante le ultime primarie, Mineo ha commentato in modo per nulla lusinghiero l'operato di Maria Elena Boschi, ministro per i Rapporti col Parlamento e renziana doc: "Lei è una ragazza intelligente, è secchiona e ha studiato più di Matteo, anche se non ci vuole molto. Quindi si è convinta che poteva fare tutto, ma non è assolutamente in grado. Si è convinta che lei poteva trattare con Berlusconi, Calderoli, non è in grado". Non è un mistero che Mineo abbia rimproverato alla Boschi di essersi impuntata sulla bozza di riforma presentata in Commissione ed essersi opposta a qualsiasi tentativo di migliorarla pretendendo che il testo fosse approvato senza sostanziali modifiche, nonostante le forti criticità suscitate tra la società civile così come tra molti esponenti politici in maniera trasversale ai diversi partiti.

Per il premier Matteo Renzi il giudizio è stato ancora più duro: "Matteo è un ragazzino autistico che vorresti proteggere perché tante cose non le sa, ma che ti sorprende per la straordinaria capacità di risolvere un’equazione (in questo caso politica) molto complessa". Frase, estrapolata certamente da un discorso più ampio, di fronte alla quale il deputato Civati ha strabuzzato gli occhi in segno di perplessità ed imbarazzo generando una risata collettiva.

Dopo che il video delle dichiarazioni di Mineo ha cominciato a girare sul web provocando reazioni di sdegno soprattutto da parte di chi convive con malattie come l'autismo, le scuse del senatore sono arrivate con una nota sul suo profilo Facebook: "Avrei dovuto tacere. Primo, perché citare a sproposito una malattia può risultare un insulto per coloro che con quella malattia convivono. Secondo, perché è sempre sbagliato mischiare politica e aspetti che investono la sfera privata - ha scritto l'ex direttore di Rainews24 nel suo post - Infine, perché certe parole, separate dal contesto, diventano clave. Non avevo intenzioni aggressive né irrispettose, ma il risultato può essere stato, anzi è stato, offensivo. E per questo sento il bisogno, e ho il dovere, di chiedere scusa".

Ma Mineo non molla il contrasto a Renzi sul piano della riforma del Senato, così come presentata nella criticatissima bozza imposta in Commissione dalla Boschi, rilanciando indiscrezioni di stampa secondo cui la ministra avrebbe raggiunto un accordo col senatore leghista Calderoli: "Sarebbe la prova del successo del metodo Renzi: pugno di ferro nel partito e nella maggioranza (sostituzione di Mauro e Mineo) ma poi trattativa diretta con gli stati maggiori dei partiti di opposizione. Con la Lega e, se serve, di nuovo con Berlusconi".

"Di me dire quello che vi pare, ma quella frase ha offeso quelle famiglie che hanno un figlio disabile. Non è giusto per chi vive una situazione di sofferenza" ha dichiarato Matteo Renzi dal palco dell'assemblea del Pd a Roma (in video), cui Mineo non ha partecipato. La distanza tra il senatore dissidente e il premier sembra sempre più incolmabile: punti di vista assolutamente divergenti sul terreno del merito (Mineo è uno dei sostenitori della bozza Chiti, apprezzata anche da altri senatori Pd, tra cui i 14 che si sono autosospesi dopo la sua rimozione, e da parte del Movimento 5 Stelle) e del metodo con cui il governo sta procedendo per il varo delle riforme istituzionali. E nonostante le ipotesi di scissione siano puntalmente smentite, passato l'entusiasmo per il successo alle elezioni europee l'autoritarismo renziano comincia a generare insofferenze sempre meno nascoste.

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