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Crisi di governo, dimissioni dei ministri Pdl. Letta: "Gesto folle. Chiarimento in Parlamento"

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di Claudia Gagliardi

Con le dimissioni dei ministri del Pdl è ufficialmente aperta la crisi di governo: le larghe intese crollano di fronte all'invito di Berlusconi a dimettersi in massa dall'esecutivo. Il Cavaliere ordina la ritirata con una nota e immediatamente Alfano fa sapere che i ministri in quota centrodestra lasciano l'esecutivo. E' probabilmente il gesto che segna la fine del governo Letta.

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La durissima nota di Berlusconi, emessa alle 18 di sabato pomeriggio, invitava tutti i ministri dell'esecutivo delle larghe intese a sottrarsi all'aut aut del premier: "I ministri del Pdl presentino immediatamente le proprie dimissioni per non rendersi complici di una ulteriore odiosa vessazione imposta dalla sinistra agli italiani - ha chiesto Silvio Berlusconi - L'ultimatum di Letta sull'aumento dell'Iva è irricevibile e inaccettabile. E' una grave violazione dei patti di governo". La richiesta è stata subito accolta, come ha confermato la portavoce di Alfano, tutti hanno rassegnato il proprio mandato: "A seguito dell’invito del presidente Berlusconi a dimetterci dal governo per le conclusioni alle quali il consiglio dei ministri di ieri è giunto sui temi della giustizia e del fisco, non riteniamo vi siano più le condizioni per restare nell’esecutivo dove abbiamo fin qui lavorato nell’interesse del Paese e nel rispetto del programma del Popolo della Libertà. Rassegniamo le nostre dimissioni anche al fine di consentire, sin dai prossimi giorni, un più schietto confronto e una più chiara assunzione di responsabilità" hanno spiegato i ministri del Popolo della Libertà in una nota a firma di Angelino Alfano, Nunzia De Girolamo, Beatrice Lorenzin, Maurizio Lupi e Gaetano Quagliariello.

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Berlusconi ha scelto come casus belli per la caduta del governo "l'aumento dell'Iva", attribuendo la responsabilità della mancata manovra di bilancio allo stesso Letta: "La decisione assunta ieri dal presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta, di congelare l'attività di governo, determinando in questo modo l'aumento dell'Iva è una grave violazione dei patti su cui si fonda questo governo, contraddice il programma presentato alle Camere dallo stesso premier e ci costringerebbe a violare gli impegni presi con i nostri elettori durante la campagna elettorale e al momento in cui votammo la fiducia a questo esecutivo da noi fortemente voluto".

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Ma Enrico Letta, avvertito in anticipo della decisione del Pdl, continua a chiedere una verifica in Aula affinchè il partito si assuma la responsabilità delle sue posizioni: "Il chiarimento avvenga in Parlamento. Alla luce del sole e di fronte ai cittadini" avrebbe detto Letta alla notizia delle dimissioni dei ministri del Pdl. Secondo fonti di Palazzo Chigi, Letta avrebbe respinto al mittente le reponsabilità di un'accelerazione verso la crisi: "Il tentativo di rovesciare la frittata sulle ragioni dell'aumento dell'Iva è contraddetto dai fatti che sono sotto gli occhi di tutti perché il mancato intervento è frutto delle dimissioni dei parlamentari Pdl e quindi del fatto che non era garantita la conversione del dl in legge". Dunque il congelamento del Cdm di venerdì sarebbe stato deciso insieme a fronte della necessità di un primo chiarimento tra i ministri del governo. Il presidente del Consiglio è in costante contatto telefonico con il Capo dello Stato.

Il premier ha poi diffuso intorno alle 20 una nota dai toni per nulla diplomatici per spiegare che la decisione di rinviare il blocco dell'Iva è stata presa in accordo col Pdl, proprio a causa delle dimissioni in bianco firmate ieri dai parlamentari berlusconiani e quindi del fatto che non sarebbe stata garantita la conversione del decreto in legge: "Berlusconi per cercare di giustificare il gesto folle e irresponsabile di oggi, tutto finalizzato esclusivamente a coprire le sue vicende personali, tenta di rovesciare la frittata utilizzando l'alibi dell'Iva - fa sapere il premier - la responsabilità dell’aumento dell’Iva è invece proprio di Berlusconi e della sua decisione di far dimettere i propri parlamentari mercoledì, fatto senza precedenti, che priva il Parlamento e la maggioranza della certezza necessaria per assumere provvedimenti che vanno poi convertiti. Per questo, ieri si era deciso di andare al chiarimento parlamentare e si era concordemente stabilito di posporre a dopo il voto in Parlamento i provvedimenti economici necessari". Letta è fiducioso che "gli italiani sapranno rimandare al mittente una bugia così macroscopica e un simile tentativo di totale stravolgimento della realtà". Resta in programma il passaggio in Aula per formalizzare la crisi: "In Parlamento ognuno si assumerà le proprie responsabilità d’innanzi al Paese". "Gli italiani non abbocchino a Berlusconi sull'Iva" ha poi sintetizzato Letta in un tweet.

Immediate le reazioni dal mondo politico alle dimmissioni dei ministri Pdl. Per Vendola, Tabacci ed Epifani, riuniti alla prima Festa del Centro Democratico a Torre del Greco, si tratta di "gesto irresponsabile e irrazionale". Il segretario del Pd ha parlato di "ulteriore azione di sfascio" da parte del Pdl ed ha aggiunto: "Aprono formalmente nei fatti una crisi, dovremo valutare esattamente le conseguenze di questo. L'irresponsabilità sta salendo a livelli che non erano razionalmente valutabili". E sulle conseguenze della caduta del governo: "Sarebbe meglio non tornare al voto con questa legge elettorale che crea solo problemi. Il Partito democratico vuole cambiarla ma non sarà facile perché bisogna trovare una maggioranza in Senato, ma penso che cambiarla sia un passaggio obbligato prima di tornare a votare". Stesso scenario auspicato dal responsabile economico dei Democratici, Stefano Fassina: "Non si andrà ad elezioni perchè troveremo una soluzione in Parlamento: sono sicuro che in Parlamento c'è una maggioranza in grado di evitarlo - ha dichiarato il viceministro dell'Economia al TgLa7 - Dobbiamo approvare la legge stabilità e la legge elettorale perchè se non lo facciamo faremo il male dell'Italia". Il riferimento è all'ipotesi di un accordo con il Movimento 5 Stelle per votare almeno i provvedimenti più urgenti prima di tornare alle urne. Ipotesi però subito bocciata dal capogruppo dei grillini al Senato Nicola Morra: "Il M5S non ha suo dna la possibilità di realizzare accordi o alleanze né per governi normali, né per governi di scopo - ha detto il senatore sempre nell'edizione straordinaria del TgLa7 - Dovremmo valutare fra di noi le situazioni che matureranno ma dal nostro punto di vista non c'è niente di più democratico che un ritorno alle elezioni".

Nel Pdl non mancano voci critiche sulla scelta di accelerare in questo modo la chiusura dell'esperienza di governo. Quella che Maurizio Gasparri ha definito "una scelta ovvia", non è altrettanto scontata per Fabrizio Cicchitto, che ha criticato il mancato confronto sulla decisione di ritirare i ministri del governo: "Apprezzo la decisione dei ministri sul terreno di una cristallina condotta scevra da ogni preoccupazione di potere, che ribadisce una netta distinzione dalla sinistra che anche in questa occasione si è assunta gravissime responsabilità - così come ho apprezzato la loro azione di governo - ha premesso la "colomba" del Pdl Cicchitto - Ma ritengo che una decisione di così rilevante spessore politico avrebbe richiesto una discussione approfondita e quindi avrebbe dovuto essere presa dall'ufficio di presidenza del Pdl e dai gruppi parlamentari il cui ruolo in questa cosi difficile situazione politica andrebbe esaltato sia sul piano delle scelte politiche da prendere sia su quello dell'iniziativa politica". La decisione di Berlusconi è arrivata da Arcore dopo un incontro con alcuni "falchi" del partito come Verdini e Santanchè e ha colto di sorpresa molti degli esponenti del Pdl, che certamente non si aspettavano una precipitazione degli eventi così rapida.

Plaudono alla caduta del governo ed auspicano il ritorno immediato alle urne il leader della Lega Nord Roberto Maroni, il segretario di Rifondazione Comunista Ferrero e Storace de La Destra. Contro la crisi di governo, invece, sono pronti alla mobilitazione i sindacati Cgil, Cisl e Uil: lunedì ci sarà un vertice tra i leader Camusso, Bonanni e Angeletti per fare il punto della situazione. "Una crisi ora è da irresponsabili", ha dichiarato il segretario Cisl, Raffale Bonanni, ricordando tutte le principali questioni aperte sul tavolo del ministero dell'Economia.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, a Napoli per impegni istituzionali, è stato informato dal Presidente del Consiglio delle dimissioni dei ministri del Pdl e lo vedrà al più presto: "Dopo il rientro Roma concorderà con il Presidente Letta l'incontro che le decisioni odierne rendono necessario" fa sapere il Quirinale in una nota. Napolitano resterà a Napoli nella giornata di domenica per un incontro in Prefettura sul problema dei rifiuti tossici nella cosiddetta 'terra dei fuochi' e per la giornata europea della cultura ebraica a Villa Pignatelli. Proprio da Napoli, in mattinata, il Presidente aveva stigmatizzato le "campagne elettorali a getto continuo" che gettano il Paese in un'instabilità cronica.

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