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Crisi di governo, Letta chiede chiarimento al Pdl: "Prendere o lasciare". Aumento Iva: salta il rinvio

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UPDATE 23.50: Con un comunicato ufficiale di Palazzo Chigi Enrico Letta ha ufficializzato la decisione di chiedere un voto di fiducia per verificare la maggioranza in Parlamento: il premier si presenterà alle Camere con un nuovo discorso programmatico. "Non ho alcuna intenzione di vivacchiare o di prestare il fianco a continue minacce e aut-aut - afferma il presidente del Consiglio al termine di un infuocato Cdm - o si rilancia, e si pongono al primo posto il Paese e gli interessi dei cittadini, o si chiude questa esperienza". La nota ribadisce il giudizio di Letta sulle dimissioni di massa annunciate dal Pdl durante il suo viaggio negli Usa: "Quanto accaduto mercoledì scorso proprio mentre rappresentavo l'Italia all'assemblea generale delle Nazioni Unite, contestualità non casuale, è inaccettabile. Dinanzi a noi c'è la necessità di un confronto il più duro e netto possibile. Non sono disponibile ad andare oltre senza questo passaggio di chiarezza". Sottolineando che "un'efficace azione di governo è evidentemente incompatibile con le dimissioni in blocco dei membri di un gruppo parlamentare che dovrebbe sostenere quello stesso esecutivo", la nota di Palazzo Chigi annuncia che è stata congelata l'attività del Consiglio dei Ministri che avrebbe dovuto varare la manovra di bilancio con il rinvio dell'aumento dell'Iva: è stato infatti disposto il "blocco di ogni decisione governativa su temi, anche rilevanti, di natura fiscale ed economica". "La sospensione - sottolinea il presidente del Consiglio - è dovuta in particolare all'impossibilità di impegnare il bilancio su operazioni che valgono miliardi di euro senza la garanzia di una continuità nell'azione di governo e Parlamento".

Al termine di una giornata convulsa di vertici ed ipotesi incentrate sulla tenuta del governo delle larghe intese, Enrico Letta ha confermato la volontà di procedere con decisione ad una verifica della maggioranza in Parlamento il prima possibile, annunciata con parole durissime in conferenza stampa da New York. Quello che Letta definisce un "chiarimento parlamentare" si è trasformato sin da oggi in un aut aut agli alleati: "Prendere o lasciare" è la scelta di fronte alla quale Letta metterà formalmente ministri, deputati e senatori all'inizio della prossima settimana. Tempi stringenti, perchè non si può continuare a tergiversare di fronte ai "tanti e urgenti" problemi del paese.

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Di rientro dagli Usa, il Presidente del Consiglio ha incontrato Giorgio Napolitano per fare il punto della situazione dopo la raccolta di dimissioni in bianco partita tra le file del Pdl in vista della decadenza di Berlusconi (la Giunta per le Elezioni del Senato voterà il 4 ottobre). Prima del colloquio col Capo dello Stato, Letta ha misurato il termomentro della tensione politica incontrando il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, e il vicepremier e segretario del Pdl, Angelino Alfano.

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Alla fine della giornata, fonti vicine al premier fanno sapere che Letta proseguirà sulla strada della verifica della maggioranza in Aula già lunedì o martedì, dopo il primo confronto avvenuto nel Consiglio dei ministri di venerdì sera. Una scelta cui Napolitano ha dato il suo via libera. Il chiarimento dovrà "avvenire al più presto, in Parlamento, e dovrà essere senza se e senza ma": una resa dei conti che potrebbe voler dire aprire una crisi di governo.

A fare le spese del clima di fibrillazione in cui versa il governo sono proprio i provvedimenti sul tavolo del Cdm, che avrebbe dovuto decidere il rinvio dell'aumento dell'Iva: secondo quanto riferito da una fonte governativa, è saltato il via libera al decreto sul bilancio per ridurre il deficit e congelare l'aggravio dell'aliquota Iva dal 21 al 22% (che dunque scatterà da martedì 1° ottobre). Nel pomeriggio si era parlato di un possibile blocco dell'aumento fino al 2014, da coprire con un rincaro delle accise sui carburanti. Ora però per l'approvazione del disegno di legge bisognerà attendere il chiarimento in Parlamento, perchè prima di allora non sembrano esserci le condizioni per intervenire con una manovra.

Da parte loro, secondo quanto riportato dall'Ansa, i ministri del Pdl fanno sapere che "non si va da nessuna parte se dal chiarimento si esclude la questione giustizia". Dunque il nodo da sciogliere resta sempre lo stesso: la decadenza di Silvio Berlusconi mette a rischio la sopravvivenza delle larghe intese. E' lo stesso vicepremier Alfano a portare la discussione in Cdm sul piano della giustizia: "Non vogliamo chiarimenti che servono per tirare a campare: il governo va avanti se centra gli obiettivi. Occorre mettere la giustizia dentro il chiarimento. Senza questo sarebbe ipocrita". Insomma, inutile far finta che la decadenza di Berlusconi non sia un tema fondamentale per il centrodestra: o se ne discute in vista del voto in Giunta o è inutile andare avanti. Poi l'affondo agli alleati: "Il governo l'ha voluto il Pdl e il Pdl non si fa scaricare le responsabilità di un'eventuale crisi". A replicare ad Alfano è il ministro in quota Pd Dario Franceschini: "Per il Pdl parlare di giustizia è sinonimo dei problemi giudiziari del Cav e non è possibile barattare la durata del governo con cedimenti sulle regole".

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