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Libia, figlio Gheddafi: 'Si rischia la guerra civile'

La situazione in Libia è esplosa (leggi la notizia). Da quando a Bengasi la scorsa settimana alcuni manifestanti hanno organizzato il sit in contro il governo per chiedere la liberazione di un attivista dei diritti umani, nel Paese è il caos. Fonti ospedaliere parlano di almeno 280 vittime e di 700 feriti solo a Bengasi e la protesta nella notte è arrivata a Tripoli. A guidare la rivolta in Libia, come è accaduto per Tunisia ed Egitto sarebbe un un movimento spontaneo che chiede la democratizzazione istituzionale.

I video degli scontri

Nella notte Saif al Islam, figlio del leader libico Muammar Gheddafi e considerato suo erede politico, in un messaggio televisivo ha detto che la Libia sta rischiando la guerra civile e il ritorno al potere coloniale. E Muammar Gheddafi che fine ha fatto? Come i leader di Tunisia ed Egitto, pare aver lasciato il Paese. Secondo alcuni si troverebbe in Venezuela, ma il figlio ha fatto sapere che il padre 'sta guidando la lotta a Tripoli e vinceremo'.

La protesta in Egitto

La protesta in Tunisia

Nel suo messaggio tv Saif al Islam ha affermato che la Libia si trova ad un bivio e più volte ha parlato di complotto, facendo riferimento a 'forze straniere' e 'sepatatisti'. Il figlio del leader libico ha detto: 'La Libia è a un bivio. Se non arriviamo oggi a un accordo sulle riforme, non piangeremo solo 84 morti, ma migliaia e in tutta la Libia scorreranno fiumi di sangue'. Saif al Islam ha poi aggiunto: 'Ci deve essere una posizione ferma, il nostro non è l'esercito tunisino o egiziano. Le forze armate sono con il nostro leader Gheddafi. Decine di migliaia si stanno dirigendo a Tripoli per essere con lui. Combatteremo fino all'ultimo uomo, all'ultima donna, all'ultimo proiettile'.

Sembra che dopo il discorso di Saif al Islam siano esplosi nuovi scontri. A quanto pare le parole 'fermatevi o sarà guerra civile' non sono servite. Secondo quanto riferito da un attivista libico in collegamento con la tv araba al-Jazeera, tra non molto a Bengasi si terrà una nuova manifestazione antigovernativa. I manifestanti si dovrebbero riunire a via Jamal Abdel Nasser, nel quartiere di Al-barka a Bengasi.

Intanto, nel mondo, sale la preoccupazione. Il dipartimento di Stato americano ha detto di essere molto preoccupato per la repressione in Libia e il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon si è appellato perché non si ricorra all'uso della forza e perché si rispettino le libertà fondamentali. Mentre l'Unione europea e l'Italia temono l'esplosione di una vera e propria bomba migratoria sulle coste del nord Africa e nei paesi del Maghreb.

Foto: youtube.com

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