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Libia, a Tripoli in fiamme la sede centrale del governo

Le proteste in Libia diventano di ora in ora sempre più accese. Il messaggio televisivo (leggi la notizia) di Saif al Islam, figlio del leader libico Muammar Gheddafi e ritenuto suo erede politico, sembra non aver avuto alcun effetto. Da Bengasi, dove si contanto numerosi morti e feriti, la protesta è giunta a Tripoli.

Il video dei manifestanti a Bengasi

Nella capitale i manifestanti hanno dato fuoco alla sede centrale del governo e ad altre sedi istituzionali. Ma non solo. Sono state date alle fiamme anche la tv di Stato e diverse stazioni di polizia. La tv araba al-Jazeera, citando fonti mediche, ha parlato di 61 persone decedute solo oggi. Secondo quanto fatto sapere dal giornalista libico Nazar Ahmed, i manifestanti hanno potuto prendere d'assalto la sede del governo, la tv pubblica e altri uffici pubblici cittadini perché da questa mattina la polizia e la sicurezza libica sono completamente assenti dal centro di Tripoli.

Il Paese versa in un vero e proprio stato di caos. Secondo al-Arabiya la sede dell'emittente di stato è stata razziata e secondo il sito informativo libico al-Manara bande armate stanno circolando per il quartiere di al-Azizia assaltando e razziando gli uffici pubblici. Ci sarebbero, poi, gruppi armati intenti ad attaccare la caserma di al-Baraim, che si trova a 10 chilometri di distanza dal centro di Tripoli. La tv araba al-Jazeera ha, infine, citato testimoni i quali hanno raccontato che sarebbero agenti della polizia e della sicurezza libica i responsabili dei saccheggi alle sedi istituzionali, in particolar modo banche cittadine. Secondo quanto riferito dai testimoni, alcuni agenti della sicurezza avrebbero abbandonato il loro lavoro a causa dello stato di anarchia in cui si trova la città e avrebbero cominciato a compiere razzie e saccheggi.

Nel frattempo la Farnesina e l'ambasciata stanno consigliando ai 1.500 italiani che vivono stabilmente in Libia di partire con voli commerciali. Dei 1.500 italiani che vivono nel Paese nordafricano, 500 sono dipendenti di grandi imprese italiane, come l'Eni e proprio quest'ultima ha annunciato che riporterà a casa i dipendenti che lavorano in Libia. Per il momento, tuttavia, non è partito alcun piano di evacuazione per i nostri connazionali, anche se dalla Farnesina il sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi ha fatto sapere che è tutto pronto.

Foto: youtube.com

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