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Dal Pd su Casini: "I suoi amici gay cercano sesso nei parchi"

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Il matrimonio tra Pd e Udc, con la benedizione di Sel, in vista delle prossime elezioni, sarà più difficile del previsto. Non fosse altro che ogni giorno spunta una polemica diversa sui tanti temi che dividono i due schieramenti politici, a partire dalle questioni etiche e dai diritti civili. L'ultima novità in ordine di tempo è il botta e risposta che ha visto protagonisti il leader dell'Udc Pierferdinando Casini e il capogruppo del Pd a Bologna Sergio Lo Giudice. Oggetto del contendere, ancora una volta, i diritti gay.

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A scatenare la curiosità dell'esponente democratico è stata una dichiarazione di Casini a Uno mattina proprio in merito al tema delle unioni civili. Un'inaspettata apertura da parte del leader che non è passata inosservata: "Chi convive, sia che si tratti di persone dello stesso sesso, sia che siano di sesso diverso, ha diritto a tutele civili, per l’asse ereditario, le cure mediche e tante altre cose. È necessario che ci sia una garanzia dello Stato". E fin qui nessun problema. Ma Casini ci tiene a puntualizzare la posizione sua e dell'Udc sul matrimonio gay: "Mi trova agli antipodi - ha dichiarato ai microfonni di Rai1 - Conosco tante persone gay che non ci pensano nemmeno ma ritengono sia una forzatura del radicalismo ideologico di chi va al Gay pride". Niente di nuovo, dunque. Perchè se alla presentazione della Carta degli intenti del Pd si era creato scompiglio nella direzione del partito proprio a causa delle diverse posizioni sulle unioni gay, nell'Udc dubbi sul tema non ce ne sono mai stati.

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Eppure le dichiarazioni di Casini hanno scatenato la reazione del capogruppo Pd al comune di Bologna, che attraverso Facebook ha attaccato quello che ritiene un atteggiamento ipocrita nei confonti delle unioni omosessuali: "Gli amici di Casini non vanno al Gay pride - ha scritto Lo Giudice - vanno di giorno al Family day e di notte alla ricerca di sesso nei parchi". Apriti cielo: la stoccata è tanto esplicita quanto imbarazzannte per il partito, che proprio in queste settimane sta cercando di superare le resistenze dell'elettorato e della base per spingere sull'alleanza con l'Udc. "Il punto non è volersi sposare o meno - ha aggiunto Lo Giudice, che di recente ha sposato in Norvegia il suo compagno - ma che lo Stato ti neghi la libertà di decidere se farlo o no".

In poche ore una pioggia di commenti ha investito la bacheca del cosigliere comunale e magari qualcuno dall'alto (o meglio, da Roma) deve essersi fatto sentire, perchè in giornata è arrivata la retromarcia dello stesso Lo Giudice: "Era una battuta scherzosa che non voleva essere offensiva. Non ho nulla contro le ‘tante persone gay’ che conosce Casini, che non vanno al Gay Pride. Non le conosco e, perlomeno da parte mia, sono solo un artificio retorico per esprimere un concetto politico".

Per Lo Giudice si tratta piuttosto di un problema culturale: condannare il Gay pride significa non riconoscere un momento di emancipazione per chi ha dovuto affrontare pregiudizi ed angherie. "Per secoli le persone omosessuali sono state condannate all’invisibilità (...) La loro unica possibilità era quella di nascondere la propria identità omosessuale - ha spiegato l'esponente del Pd - Oggi gay e lesbiche hanno smesso di vergognarsi di essere quello che sono e chiedono pari diritti e pari dignità sociale alla luce del sole: dal 1969 il Gay Pride rappresenta il simbolo di questa svolta storica".

Infine, nella rettifica del consigliere, l'apprezzamento per l'apertura di Casini ad una legge che riconosca i diritti delle coppie dello stesso sesso ha chiuso definitivamente l'episodio. D'altronde i leader stanno lavorando alla conciliazione e incidenti di percorso non sono ammessi.

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