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D'Alema: "Non siamo delusi ma incazzati"

Alla Festa dell'Unità di Bologna Massimo D'Alema è arrivato di certo stanco e, probabilmente, appesantito dal classico menù della storica "kermesse rossa". Poche ore prima ha parlato sul palco di Reggio Emilia (vedi sotto) a una platea più fresca per motivi di orario ma, forse, meno assetata di risposte rispetto a quella bolognese.

"Non c'è motivo di essere delusi - ha detto D'Alema ai bolognesi - c'è invece motivo di essere incazzati, e questo stato d'animo diffuso va trasformato in energia, voglia di reagire, voglia di farcela. Il Pd è un grande partito che deve porsi l'obiettivo di un grande progetto riformatore necessario al Paese". Poi ha indicato un piano di lavoro per i prossimi mesi.

La strategia sembrerebbe quella classica dei grossi partiti di massa e, nella mente di D'Alema, si articola su due livelli: uno "di vertice", con una Conferenza programmatica utile a definire una proposta importante anche per costruire un sistema di alleanze per le prossime amministrative e uno "di base", per ristabilire un rapporto con la parte del Paese che più risente della crisi. Modalità classica, dicevamo, una sorta di binario lungo il quale vertice e base difficilmente si guardano negli occhi. Ma tant'è, questo ha detto D'Alema al suo elettorato.

"C'è - ha constatato - un'Italia insicura, impaurita, che alle Politiche della primavera scorsa o non ha votato oppure ha votato per il centrodestra, ed è quella che in passato era vicina ai grandi partiti che hanno dato vita al Pd, che li sosteneva e che insieme ad essi sosteneva le istituzioni democratiche. Ha detto bene Veltroni: dobbiamo riavvicinarci a quella gente, a quei cittadini, a quella parte del Paese". Intanto Veltroni, seppur ancora forse troppo distante dalla base, ha fatto aprire un account Facebook creando, anche se in maniera virtuale, una significativa rete di "amici" e fornendo un luogo (tra i tanti) in cui dibattere e scambiare opinioni. D'Alema non ha un profilo su Facebook.

Di se stesso, e della propria posizione in seno al Pd, D'Alema ha parlato a Reggio Emilia: "Non voglio un posto, ma dal momento che un certo ruolo ce l'ho, chiedo di poter coordinare questo mio lavoro con quello del Partito democratico. Io sono disponibile: se bisogna lavorare di più e dare meno interviste, io sono sulla linea del partito. Veltroni ha detto che riteneva utile che io e altri potessimo dare una mano". Il leader Maximo è sulla piazza quindi, pronto a togliere la tuta ed entrare in campo (alla faccia delle giovani promesse che resteranno a guardare in panchina) e "il mister" sembra contare su di lui.

Ultimo tema toccato è quello delle alleanze: "Io ho condiviso - ricorda D'Alema - l'impossibilità di andare alle elezioni con la sinistra radicale, per colpa loro, e con le forze di centro che hanno fatto cadere il governo. Ho considerato giusta la scelta del Partito democratico". "Ma il problema che andare da soli può essere necessario, ma non è l'obbiettivo politico che ci poniamo che è quello di costruire un nuovo centrosinistra forte e credibile, in grado di rappresentare la maggioranza degli italiani, nel quale il Pd è il nerbo fondamentale ma non esclusivo".

Il presidente della fondazione ItalianiEuropei ha poi fatto presente che "Berlusconi ha vinto perchè si è alleato. Ha vinto grazie alla vittoria elettorale della Lega. Non ha vinto da solo". Come a voler dire: "chi siamo noi per non allacciare alleanze programmatiche?". L'obbiettivo del centrosinistra, dunque, per D'Alema è che sia "forte e rinnovato, dove il Pd faccia da guida". Infine come da repertorio, ha salutato gli astanti con un complimeto a se stesso: "Mi sono trovato alla guida del maggiore partito del centrosinistra e l'ho portato al governo. Ho battuto Berlusconi". In soldoni: "Non sono un problema per Veltroni e per il Pd, ma potrei esserlo per il premier in carica, pensateci".

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