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D'Alema, ritiro dalla politica: "Farò il bene del partito"

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Mai compleanno per il Pd è stato più scoppiettante. Ieri, nel giorno del quinto anniversario della sua fondazione, al mattino il Partito Democratico ha visto iniziare ufficialmente la corsa di Pierluigi Bersani a candidato premier del centrosinistra e alla sera ha assistito al ritiro di uno dei suoi 'grandi vecchi', Walter Veltroni, che a Che tempo che fa, da Fazio, ha dichiarato di non volersi ricandidare in Parlamento.

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Segnale di una nuova epoca? Di certo l'avvento del rottamatore Renzi ha dato il la al processo di rinnovamento, ma resta il fatto che la mossa dell'ex segretario del Pd ed ex sindaco di Roma oggi mette in difficoltà e non poco un altro maggiorente di lungo corso del partito, Massimo D'Alema. Non è un mistero che il presidente del Copasir non sappia cosa fare: se da un lato infatti è tentato dall'idea di un ritiro dalla politica attiva, dall'altro non è esattamente quello che si dice entusiasta di farlo tra i fischi anziché tra gli applausi.

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L'addio al Parlamento, infatti, era nell'aria, ma la "aggressione di Renzi" ha fatto fare marcia indietro a D'Alema che però, oggi, ribadisce che farà - "come sempre" - quello che è il bene del partito, anche se il fatto di essere stato preso come "il simbolo negativo della politica" non gli va giù. Certo è che non proprio tutti sembrano volere disfarsi di lui: questa mattina, infatti, su L'Unità è comparso un appello a pagina intera che lo invita a resistere, perché "punto di riferimento" nella battaglia contro "divisioni e personalismi" all'interno del Pd.

A firmare l'iniziativa settecento politici, economisti e uomini di cultura del Mezzogiorno, che partendo dal presupposto che il Sud, "storicamente e strutturalmente penalizzato, oggi è tornato a vivere una delle sue condizioni più drammatiche", chiedono al partito di ricompattarsi per rimettere in moto "un processo di sviluppo che vede nel Mezzogiorno non una zavorra, ma un territorio capace di produrre valore e crescita economica e sociale" e come ispiratore di questa attività indicano "personalità politiche e di governo come Massimo D'Alema", che "hanno saputo rappresentare una fase di rilancio, di sperimentazione di nuove politiche per il Mezzogiorno, nonché di forte rappresentatività dell'Italia sullo scenario internazionale".

Un bell'attestato di stima, non c'è che dire, ma il tempismo con cui è comparsa la pagina ha suscitato più di un dubbio sulla sua spontaneità, scatenando il dibattito su Twitter. "700 persone hanno comprato una pagina de L'Unità per esprimere solidarietà a D'Alema. Ormai si paga anche la solidarietà", scrive @martamacbeal, mentre @flaneurotic fa ironia: "Annunci sadomaso su L'#Unità" e @ArdenaBasena rincara la dose: "Basta personalismi. Vogliamo solo D'Alema. Coerenti direi". Non mancano neppure i commenti degli addetti ai lavori, con Il Giornale che si chiede: "Fuori uno, #Veltroni molla e spiazza i colonnelli #Pd 'Che faranno D'Alema e Bindi?'".

Già, perché il passo indietro di Veltroni e la crisi decisionale di D'Alema travolgono anche un'altra protagonista pluridecennale del Parlamento, Rosy Bindi. L'onorevole promette che si rimetterà "alle decisioni del partito", ma non sembra così convinta di mollare il colpo. Certo è che se Matteo Renzi vincerà la primarie, di dubbi non ce ne sarà più per nessuno: "Se vinco? D'Alema a casa" ha detto il sindaco di Firenze dalla sua tappa a Caserta. E Bindi a ruota, of course.

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