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D'Alema:"Nuova struttura legata al Pd ma aperta a tutti"

Non avevamo dubbi. L'innaturale "assenza" di un Massimo D'Alema protagonista della scena politica e mediatica pre e post elezioni non poteva durare. Avevamo parlato di lui a ottobre, nell'ultima settimana di gravidanza della costituente PD, sottolineando l'intatto peso politico di "baffetto" in seno agli ingranaggi base della politica nostrana. Oggi D'Alema torna sul palco e, rispondendo a Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera, lancia la sua personalissima "sfida" a Veltroni. La lezione, tra le righe, sembra essere:"Walter, c'è qualcosa che non va. Il Pd, così com'è, funziona male. Ma tranquillo Walter, ci penso io".

E' così che, a domanda, D'Alema risponde:

Onorevole D’Alema, come giudica il discorso di Berlusconi?
"(...) Berlusconi ha fatto un discorso indubbiamente abile... quasi doroteo. Con una sorprendente rivalutazione, nei contenuti e nello stile, della Prima Repubblica. Tuttavia mi è parso un discorso povero di contenuti di carattere programmatico, con un approccio dimesso e poco ambizioso rispetto ai problemi del Paese. Insomma abbiamo avuto un Berlusconi innovatore, che si proponeva quasi in termini "eversivi", e adesso ci troviamo di fronte un Berlusconi in doppio petto, volto a consolidare la sua posizione di egemonia sulla vita politica italiana".

Comunque ha fatto molte aperture di credito all’opposizione
"E’ abbastanza paradossale che non avendo mai voluto riconoscere la legittimità dei governi in carica di centrosinistra, Berlusconi sia stato così generoso nel riconoscere la legittimità del governo ombra. E’ chiaro che è molto più comodo riconoscere la legittimità degli sconfitti, ma, insisto, registriamo il passo in avanti".

Secondo lei il Pd deve aprire al confronto con Berlusconi?
"Di fronte al Pd c’è una sfida impegnativa. Non si può reagire in modo nervoso, non cogliendo le novità di impostazione dei rapporti tra maggioranza e opposizione, ma non ci si può nemmeno accontentare solo di questo. La sfida va portata sui contenuti. E richiede riforme coraggiose, in grado di sfidare corporazioni e privilegi: ci vorrebbe una destra liberale e non dorotea".

Che tipo di opposizione dovrebbe fare il Pd?
"Un’opposizione in grado di incalzare il governo sulla base del nostro programma, ma anche e soprattutto capace di darsi un respiro e una prospettiva di medio periodo, perché si tratta di costruire un rapporto più robusto con la società italiana, di elaborare una cultura politica più moderna, in grado di interpretare i cambiamenti del Paese. Si tratta di costruire risposte più convincenti e alternative. In fondo è un discorso non diverso da quello che impegna i riformisti in altri Paesi europei e negli Usa".

Il Pd sembra piuttosto impegnarsi in guerre intestine.
"Forse c’è stato un equivoco nei giorni scorsi. Si è data la sensazione che le cose potessero precipitare verso una resa dei conti, che non era interesse di nessuno, che nessuno ricercava e di cui non si capirebbe il senso".

E’ stato lei nei giorni scorsi a fare rilievi...
"Ci dovrà pur essere una possibilità di discutere senza che questo debba essere interpretato come contrapposizione, dualismo, guerra. Da parte mia ci sono state semplicemente due preoccupazioni. La prima, che ci fosse una discussione vera, all’altezza di una sconfitta di questa portata". (...) La seconda preoccupazione che ho voluto esprimere è quella di coinvolgere le forze migliori del partito, uscendo da logiche abbastanza spartitorie di mantenimento degli equilibri. Come ha detto giustamente Bersani, abbiamo bisogno di rimescolare le carte. (...) Quel che è avvenuto dopo nel Pd dimostra che era così: ci sono state delle correzioni di rotta".

Dicono che lei è stato fatto fuori dagli organismi dirigenti
"Veltroni mi ha chiesto che cosa volessi fare e sono stato io a dirgli che non intendevo essere impegnato nel governo ombra né in compiti di direzione operativa del Pd e quindi non so chi abbia messo in giro questa voce".

Non è che sta facendo una sua corrente?
"No. Io voglio cercare di fare una cosa differente, che consiste nel mettere insieme trasversalmente persone di diversa provenienza, magari anche con diverse opinioni politiche su determinati temi ma che sono interessate a un progetto di ricerca, di formazione e di informazione. Il che è assolutamente il contrario di vecchie logiche di appartenenza o di cordata".

Con lo strumento della Fondazione Italianieuropei?
"Sì, anche. Ci sono già e continueranno a esserci dei gruppi di ricerca sui problemi del Paese, perché c’è una grandissima domanda di capire e di partecipare. Abbiamo già una rivista, vogliamo poi creare un’associazione di personalità politiche, del mondo della cultura e della società civile che affianchi il lavoro della fondazione. (...) inoltre stiamo cercando di fare un salto di qualità dal punto di vista informativo: abbiamo avviato una collaborazione con la televisione satellitare Nessuno tv. Insomma, daremo vita a una struttura che sarà un pezzo di politica nuova rispetto ai partiti tradizionali. Naturalmente, questo progetto è legato organicamente alla costruzione del Pd, anche se nelle nostre iniziative vogliamo dialogare con tutti, compresi il governo, la maggioranza e le altre forze di opposizione".

Lo sa che diranno che si sta facendo il suo partito?
"Sarebbe un commento sbagliato da parte di chi pensa che la politica si faccia solo con i partiti e forse non conosce il modo in cui i grandi partiti democratici e riformisti, dagli Usa all’Europa, elaborano le loro politiche e costruiscono il loro rapporto con la società".

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