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Daniele Stefanini, il fotografo italiano arrestato in Turchia sta bene: è ancora in stato di fermo

  • La7.it

Resta alta la tensione in Turchia, dopo l'intensa giornata di proteste e scontri di domenica, con una Istanbul divisa in due tra la repressione messa in atto dalla polizia contro i manifestanti di piazza Taksim e Gezi Park e il comizio del premier Erdogan di fronte ad una folla di sostenitori del governo accorsa in sostegno da tutto il paese.

Turchia, agenti urticanti negli idranti e medici arrestati: le foto

Tra le persone ferite e fermate dalla polizia turca durante gli incidenti avvenuti la notte scorsa nel quartiere di Bayrampasha c'è anche un fotografo livornese, Daniele Stefanini, 29 anni. Colpito durante gli scontri con gli agenti, è stato trasportato in ospedale e successivamente dimesso. Le sue condizioni di salute, secondo le informazioni della Farnesina, sono buone e Stefanini si trova in questura in attesa di essere ascoltato: è assistito da due funzionari del consolato italiano, tra cui un interprete, in accordo con l’ambasciata di Italia ad Ankara e l’Unità di crisi del ministero degli Esteri. Secondo l’Ansa il fotografo è stato colpito alla testa e portato in ospedale in stato di shock dopo essere stato trovato da un avvocato dei diritti umani.

Turchia, sostanze urticanti negli idranti e medici arrestati per aver curato i manifestanti

Intervistata dall'Ansa, la mamma di Daniele Stefanini si è limitata a ricordare la passione che ha portato il giovane fotografo ad essere in Turchia in questi giorni: "Mio figlio? Troppo appassionato di fotografia...". Origini livornesi ma residente a Roma da anni, dove lavora per un'agenzia fotografica, ieri sera Stefanini ha avvertito la famiglia di essere stato fermato e di trovarsi in ospedale. Un altro contatto telefonico c'è stato quando il ragazzo è stato poi dimesso, rassicurando i genitori sulle sue condizioni di salute.

Scontri Turchia, la polizia entra in piazza Taksim: le foto

La storia di Stefanini è simile a quella di tanti altri reporter e fotografi che in queste settimane si trovano ad Ankara, Istanbul, Smirne o in centinaia di altre città per raccontare la protesta dei giovani turchi contro la cementificazione di Gezi Park e più in generale contro la svolta autoritaria dell'esecutivo islamico di Erdogan. Sono decine i cronisti picchiati ed arrestati solo per essere presenti in piazza a documentare ciò che accade per le strade turche, dove la protesta non si ferma nonostante la repressione durissima sfociata perfino nell'utilizzo di gas urticanti negli idranti usati per disperdere la folla a piazza Taksim e nelle strade di Istanbul. Sostanze che secondo il governo non sono pericolose, ma nelle ultime ore sono cresciuti i ricoveri per ustioni proprio tra i manifestanti dispersi con gli idranti.

Come Stefanini, decine di fotografi e giornalisti sono stati colpiti a manganellate o dal getto degli idranti, arrestati e posti in stato di fermo. Secondo l'associazione degli avvocati di Istanbul, la polizia turca ha arrestato 441 persone nella città di Gezi Park e 56 ad Ankara in un solo giorno. Contro la violenza della polizia nel Paese, i sindacati generali hanno indetto uno sciopero generale, ma senza manifestazioni di piazza, per chiedere che cessino immediatamente gli abusi perpetrati dagli agenti nel disperdere le manifestazioni anti-governative. Iniziativa dichiarata illegale dal governo.

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