Excite

Decadenza Berlusconi: caos in Giunta al Senato. Renzi per il voto palese. Il Cav: "Letta cambi la Severino"

  • Getty Images

di Claudia Gagliardi

Nel giorno in cui la corte d'Appello di Milano ha reso note le motivazioni della sentenza con cui Silvio Berlusconi è stato condannato all'interdizione dai pubblici uffici per due anni come pena accessoria alla condanna per frode nel processo Mediaset, scoppia il caos nella Giunta per il Regolamento del Senato durante la seduta che dovrebbe decidere sul voto segreto o palese per la decadenza del Cavaliere dal Parlamento.

Marina Berlusconi candidata leader di Forza Italia? La primogenita del Cavaliere l'anti-Renzi

La questione voto palese-voto segreto, sollevata sul caso della decadenza di Silvio Berlusconi da parte del Movimento 5 Stelle che ha chiesto la modifica delle regole per permettere una decisione a carte scoperte, è al centro della discussione dei 14 esponenti della Giunta per il Regolamento del Senato riunitasi nel pomeriggio di martedì 29 ottobre, dopo che in mattinata è stato deciso il calendario dei lavori. La conferenza dei capigruppo del Senato non ha fissato l'esame della questione che riguarda la decadenza di Berlusconi fino al prossimo 22 novembre. Calendario approvato anche dall'aula del Senato che ha respinto, per alzata di mano, la proposta del M5S di votare la decadenza in Aula il 5 novembre (contrari la maggioranza e la Lega Nord, a favore M5S e Sel): il voto è avvenuto sotto gli occhi di Beppe Grillo, presente in Aula per assistere ai lavori. Dunque il calendario resta quello deciso dalla conferenza dei capigruppo che non fissa, di fatto, una data precisa per la discussione della decadenza da parte dell'Assemblea.

Beppe Grillo contro Giorgio Napolitano: "Chiediamo l'impeachment: non è più il Presidente di tutti"

Ma il vero scontro tra le forze politiche si è realizzato nella seduta odierna della Giunta per il Regolamento del Senato: la pubblicazione delle motivazioni sulla decisione della Corte d’Appello di Milano, che stabilisce in due anni l’interdizione del Cavaliere dai pubblici uffici in conseguenza della condanna nel processo Mediaset, ha scatenato la reazione dei senatori azzurri, subito partiti al contrattacco sulla legge Severino proprio in base al dettato dei giudici.

Silvio Berlusconi condannato a due anni di interdizione dai pubblici uffici

"La sentenza della Corte d'Appello di Milano si allinea con alcune doglianze avanzate dal Pdl e che sono state del tutto disattese", ha dichiarato Francesco Nitto Palma, ex Guardasigilli e senatore del Pdl: "La Corte d'Appello di Milano definisce l'incandidabilità una sanzione amministrativa e pertanto non è retroattiva. Quindi dà ragione a noi e non c'è motivo di andare avanti". Secondo Nitto Palma, il fatto che la decadenza di Berlusconi sia una sanzione di tipo amministrativo e non penale, esclude che il Parlamento possa applicare retroattivamente la Legge Severino al caso in oggetto: il contenuto delle motivazioni, ha detto Nitto Palma, "assume rilievo ai fini se non della decisione, dell'approfondimento". Dunque, inutile affannarsi nella decisione sul voto palese o segreto, anzi, "quando arriverà in Aula" la questione "inevitabilmente dovrà tornare in Giunta". Stessa perentoria richiesta è arrivata dal capogruppo del Pdl al Senato, Renato Schifani: "Si sospendano subito i lavori dell'Aula e venga immediatamente il presidente Grasso a sentire le nostre ragioni perché qui si sta avallando il fatto che a maggioranza si cambino i regolamenti" ha detto intervenendo a Palazzo Madama.

Se il Pdl chiede di rinviare la materia in Giunta delle elezioni, il Pd e Sel denunciano le "manovre dilatorie" del Popolo della libertà: i componenti Democratici della Giunta per il Regolamento hanno fatto sapere che l'organo "al contrario di quanto affermato da Francesco Nitto Palma, sta proseguendo il suo lavoro". La riunione continuerà in seduta notturna e probabilmente si deciderà mercoledì mattina: il voto sullo scrutinio segreto o palese è sul filo del rasoio, visto che i numeri danno una sostanziale parità tra le due posizioni in Giunta.

Intanto nella polemica sul voto segreto si inserisce anche il candidato alla segreteria del Pd Matteo Renzi, rilanciando il gioco delle parti con i grillini: "Io credo che non ci sia niente di male nel fare il voto palese. Temo che ci siano giochini stravaganti. Ad esempio, temo che qualcuno dei Cinque Stelle, per creare un elemento di rottura, nel voto segreto possa esprimersi a favore di Berlusconi" ha detto Renzi, in sostanza rivolgendo le stesse accuse che il Movimento ha rivolto ai senatori del Pd. Durante il videoforum del Messaggero Renzi sottolinea che la trasparenza del voto è un modo per mettere fine alla stagione delle larghe intese che deve essere dichiarata chiusa: "L’obiettivo è di cambiare le regole del gioco in modo che non siano più possibili le larghe intese. Il meccanismo delle larghe intese rende inutile il dibattito tra i partiti perchè dopo la campagna elettorale i partiti governano insieme. Per me mai più giochini come questi". Ad ogni modo, osserva il sindaco di Firenze, il governo Letta non ha alibi: "Berlusconi non ha i numeri per mandare a casa il governo e lo ha già dimostrato".

In questa giornata convulsa è tornato a parlare anche Silvio Berlusconi, chiamando in causa direttamente Enrico Letta. Il Cavaliere vuole delle garanzie ben precise dal premier e lo ha invitato a intervenire sulla irretroattività della legge Severino: "Segnalo che il governo, se volesse, avrebbe un'autostrada per risolvere il problema: è tuttora aperta la 'legge delega' sulla giustizia, e basterebbe approvare una norma interpretativa di una riga, che chiarisca la irretroattività, la non applicabilità al passato della Legge Severino. Letta dica si o no", ha dichiarato il Cavaliere stando ad un'anticipazione dell'ultimo libro di Bruno Vespa dal titolo Sale, zucchero e caffè - L'Italia che ho vissuto da nonna Aida alla Terza Repubblica (in uscita per Mondadori - Rai Eri il 7 novembre). In sostanza il Cavaliere chiede che si approvi l'ennesima norma ad personam per modificare una legge approvata mesi fa in Parlamento da quella stessa mmaggioranza trasversale che oggi regge il governo Letta. Per Berlusconi il voto sulla sua decadenza "sarebbe una macchia sulla democrazia italiana destinata a restare nei libri di storia" perchè vorrebbe dire escludere dalla vita politica il leader del centrodestra "con una sentenza politica che è il contrario della realta', perchè non si riesce a batterlo nelle urne".

Da Palazzo Chigi una nota respinge al mittente le richieste di Berlusconi ricordando che non esiste alcun margine di intervento sulla Legge Severino e che dopo l'ultimo voto di fiducia al governo è stata sancita di fatto l'esistenza di una nuova maggioranza, sul presupposto della separazione delle vicende personali e giudiziarie di Berlusconi da quello dell'esecutivo.

politica.excite.it fa parte del Canale Blogo News - Excite Network Copyright ©1995 - 2017