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Decadenza, Berlusconi ricusa la Giunta. Ai ministri Pdl: "Dimissioni immediate"

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A meno di una settimana dal voto della Giunta per le Elezioni del Senato sulla sua decadenza da parlamentare, Silvio Berlusconi passa al contrattacco: quello che doveva essere un mero atto formale, ovvero la presentazione della memoria difensiva presso la segreteria della Giunta, si è trasformato in una mossa a sorpresa del Cavaliere. L'ultimo, estremo tentativo di sottrarsi al guidizio dell'organo chiamato ad applicare la legge Severino: una richiesta di ricusazione dei componenti della Giunta che si sarebbero pubblicamente espressi sul suo caso.

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A rivelare in anteprima il contenuto della memoria difensiva presentata da Berlusconi è stato Guido Ruotolo su LaStampa.it: nel testo, il senatore ha ribadito la sua innocenza rispetto alle accuse per cui è stato condannato nel processo Mediaset, ma ha anche fatto molto di più. Le 26 pagine della memoria difensiva contengono infatti la richiesta di dimissioni dei senatori che hanno già dichiarato la propria posizione in merito alla decadenza e, in subordine, la sospensione del giudizio e la ricusazione. Un ulteriore escamotage per procrastinare la decisione della Giunta, attesa per il 4 ottobre: in quella data si voterà la relazione del presidente Dario Stefano (Sel), subentrato come relatore dopo la bocciatura della mozione Augello (Pdl).

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Il Cavaliere ripropone una delle carte che ha già giocato in più occasioni in sede processuale. Proprio di fronte al guidizio di un organo tutto politico, Berlusconi sfrutta ancora una volta la carta del perseguitato e chiede di dimissionare tutti gli esponenti della Giunta per le elezioni che esprimendo in anticipo la loro intenzione di voto si sarebbero rivelati non imparziali: "Serve un giusto processo, chi ha parlato lasci Giunta". Citando la Costituzione, Berlusconi chiede che anche in questo caso, pur non trattandosi di "un processo penale", vista la presenza di una camera di consiglio è un diritto dell'interessato "trovarsi davanti a un giudice terzo e imparziale". Berlusconi fa sapere anche che non si presenterà in aula per essere ascoltato (sarebbe un suo diritto) il giorno del voto sulla decadenza, certo di non avere alcuna possibilità di orientare il voto a suo favore: "Nessuna utilità vi potrebbe essere nel partecipare a un giudizio del quale si sia già previamente conosciuta la sua conclusione. La presenza delle parti, dell’interessato o di un avvocato non sarebbe che una mera sceneggiata in un copione già ampiamente scritto".

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Nella stessa giornata Berlusconi si muove anche sul fronte della crisi di governo, chiedendo ai ministri del Pdl di "valutare l’opportunità di presentare immediatamente le proprie dimissioni per non rendersi complici, e per non rendere complice il Popolo della Libertà, di una ulteriore odiosa vessazione imposta dalla sinistra agli italiani". In una nota drammata nel pomeriggio, Berlusconi chiede dunque ai ministri in quota centrodestra di realizzare la proposta del capogruppo alla Camera Renato Brunetta di dimettersi in massa. L'accelerazione è conseguenza dello scontro frontale avvenuto nell'infuocato Cdm di venerdì: "La decisione assunta ieri dal Presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta, di congelare l’attività di governo, determinando in questo modo l’aumento dell’Iva, è una grave violazione dei patti su cui si fonda questo governo, contraddice il programma presentato alle Camere dallo stesso premier e ci costringerebbe a violare gli impegni presi con i nostri elettori durante la campagna elettorale e al momento in cui votammo la fiducia a questo esecutivo da noi fortemente voluto". Infine, il leader del Pdl definisce "l’ultimatum lanciato dal premier e dal Partito Democratico agli alleati di governo (...) irricevibile e inaccettabile".

L'offensiva del Cavaliere si inserisce nel clima già avvelenato degli ultimi giorni, con lo spettro della crisi di governo in vista del voto di fiducia che Letta chiederà alle Camere che a questo punto potrebbe rivelarsi inutile in caso di immediata fuoriuscita del Pdl dal governo. Una precipitazione degli eventi che si realizza proprio in prossimità del voto sulla decadenza di Berlusconi. Il presidente della Giunta, Dario Stefano, aveva auspicato che la presentazione della memoria difensiva fosse potesse servire a "svelenire il clima" di queste ore: "Presentare una memoria difensiva, nel rispetto dei termini regolamentari, mi auguro che indichi la scelta – aveva detto l'esponente di Sel – nel solco della strada sinora tracciata e seguita nei lavori della Giunta di tutelare le proprie ragioni nella sede istituzionale propria e nell’ambito delle prescritte procedure". Nulla di più diverso. D'altronde, dopo la raccolta di dimissioni in bianco che ha di fatto aperto scenari di crisi per il governo, nel Consiglio dei ministri di venerdì il Pdl è stato chiaro: il nodo giustizia deve essere al centro del chiarimento chiesto da Letta, viceversa non c'è ragione di proseguire sulla strada delle larghe intese.

Quello di Berlusconi è stato un atto meramente politico: il Cavaliere ha ricordato l’obbligo per i componenti della Giunta di non esprimere giudizi diretti o indiretti, anche a mezzo stampa, sulla vicenda all'esame dell'organo. Di conseguenza, nel testo si chiedono le dimissioni dei senatori Stefàno, Pezzopane, Casson, Crimi, Pagliari, Buccarella, Cucca, Fucksia e Moscardelli, che avrebbero già manifestato il proprio orientamento di voto. In mancanza di un passo indietro da parte dei membri indicati, il leader del Pdl ha chiesto che le carte vengano trasmessa alle Giunta per il regolamento del Senato, chiamata a decidere sull'astensione, la ricusazione e l'eventuale sostituzione dei membri accusati di imparzialità. Così Berlusconi otterrebbe già un primo effetto: lo slittamento del voto previsto il 4 ottobre.

La seduta pubblica del 4 ottobre sarà trasmessa in diretta audio-video, come chiesto ed ottenuto da Stefano con l'autorizzazione del presidente Grasso. Calcolando i voti di Movimento 5 Stelle e Pd, Berlusconi conta in Giunta almeno 15 senatori che voteranno per la decadenza. Di qui l'ultimo tentativo di ottenere la sospensione del giudizio in attesa che i ricorsi presso le Corti Europee diano un responso sulla presunta irretroattvività della legge Severino.

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