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Decadenza Berlusconi Senato, voto in Giunta posticipato. Letta: "Andare avanti si può"

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Sembrava che non dovesse passare la notte e invece il governo di Enrico Letta vede un'altra alba. Dopo la riunione di ieri sera, la Giunta dell'Immunità del Senato si aggiorna a giovedì pomeriggio alle 15, con una nuova prospettiva sul caso Silvio Berlusconi. Il relatore del Pdl Andrea Augello, infatti, mescola le carte in tavola e le tre questioni pregiudiziali depositate ieri diventano "preliminari" a un'altra, ovvero la convalida del seggio del Cavaliere al Senato e dunque la sua non decadenza dalla carica di senatore.

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A riportare la notizia ai cronisti in attesa, la vicepresidente della Giunta, Stefania Pezzopane, mentre Augello ha chiarito che non si tratta di "un compromesso al ribasso", ma di un passo avanti. La palla, dunque, ora passa all'assemblea: giovedì inizierà la discussione generale e ogni senatore avrà 20 minuti di tempo per il proprio intervento, mentre quelli 'comuni', a disposizione di tutti, saranno 60. Il voto poi potrebbe essere già in serata o slittare al giorno successivo, venerdì.

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Quello che è chiaro, infatti, è che in un modo o nell'altro il Pdl continua a cercare di guadagnare tempo, nella speranza - invero sempre più flebile - che un deus ex machina intervenga a sbrogliare miracolosamente la matassa. Lo sanno bene i senatori della Giunta e se quelli del Pd lasciano correre, non altrettanto può dirsi dei pentastellati, che ancora ieri tuonavano contro la strategia attendista dei pidiellini: "#giuntalive #M5S PDL fa slittare il voto. Solita melina berlusconiana per salvare un condannato a 4 anni #FuoriBerlusconi", ha twittato poco dopo le 21 l'account @Senato5Stelle.

Comunque sia, a questo punto il conto alla rovescia verso il voto è iniziato e difficilmente si potrà fermare e a Berlusconi e ai suoi non resta che studiare un'altra - l'ennesima - exit strategy. Ma esiste? Di certo c'è che dopo una giornata in cui sembrava che il governo dovesse implodere da un momento all'altro, in serata è tornata la calma, almeno apparente. L'incontro tra Letta, Angelino Alfano e gli altri ministri del Pdl è stato determinante nel gioco della pacificazione e chi c'era racconta che il premier al termine ha ribadito: "Andare avanti si può".

Si può nonostante i proclami di guerra fatti in giornata dallo stesso Alfano, "esterrefatto per il comportamento del Pd, lunedì, in Giunta", che ha dichiarato che i colleghi del Pd "pur di eliminare per via giudiziaria lo storico nemico politico, preferiscono mettere in ginocchio il Paese", quelli di Roberto Maroni e poi di Renato Brunetta, che nel pomeriggio già si sentiva all'opposizione: "Se il governo Letta dovesse cadere, succederà certamente che parlamentari del Movimento 5 Stelle aderiranno a un nuovo esecutivo. Sono circa 20, si sanno già anche i nomi. Al Senato, quello che si prospetta è una maggioranza Pd, Sel e fuoriusciti dal M5S".

Ma i gregari, si sa, lasciano il tempo che trovano e a contare alla fine è l'opinione del leader, un Silvio Berlusconi che, come racconta oggi La Stampa, medita "un'ultima disperata carica" nei confronti di Giorgio Napolitano "per ottenere da lui una grazia 'tombale', un vero e proprio colpo di spugna per il presente e per il futuro, che gli consenta di dedicarsi anima e corpo alle sue aziende". Dunque, il Cavaliere sarebbe disposto (forse) a dimettersi prima che ad allontanarlo dal Parlamento ci pensi la Corte d'Appello e a levargli carica e dignità arrivi il voto della Giunta. Ed è per questo che (forse) ha scelto di annullare la riunione dei gruppi parlamentari prevista per oggi alle 13 (anche se altri sostengono che a decidere per la non convocazione sia stato Denis Verdini, che non avrebbe voluto 'sprecare' una carta per fare pressione sul governo).

Insomma, la svolta è (forse) a un passo, anche se, comunque andrà, è paradossale che le sorti di un intero Paese ancora una volta siano legate a doppia, tripla, quadrupla mandata a una sola persona, che da vent'anni dice di amarlo, ma che nei fatti continua a mancargli di rispetto.

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