Excite

Decadenza Berlusconi: sì della Giunta del Senato, ma la ratifica della decisione spetta all'Aula

  • Getty Images

La notizia più temuta da Silvio Berlusconi alla fine è arrivata: la Giunta del Senato ha infatti votato sì alla sua decadenza. Dopo un'ora appena di seduta pubblica e ben sei invece di camera di consiglio, i componenti dell'assemblea hanno stabilito che il Cavaliere deve perdere la sua carica da senatore. Per Berlusconi però non è ancora detta l'ultima parola: la palla infatti ora passa all'Aula, dove si prennuncia una battaglia infuocata, benché dopo le vicende dei giorni scorsi può anche darsi che si finisca con l'assistere a un clamoroso quanto inaspettato epilogo.

Governo Letta, fiducia al Senato e alla Camera: Berlusconi vota sì. Pdl: dissidenti verso nuovo gruppo parlamentare

Scontato, invece, era l'esito della seduta di oggi, con la convinzione da più parti che la decisione della Giunta sarebbe stata resa nota in giornata, come poi effettivamente accaduto: nonostante la compattezza dei rappresentati del Popolo della Libertà, che hanno fatto quadrato intorno al loro leader, Berlusconi ha dovuto arrendersi al voto contrario - già peraltro ampiamente annunciato - di Pd, Sel, Scelta Civica e Movimento 5 Stelle. Le argomentazioni del Pdl sulla non applicabilità della Legge Severino in merito alla non eleggibilità dei condannati, in quanto non ancora in vigore all'epoca dei fatti, non hanno sortito effetti sulla Giunta, così come la richiesta di Renato Schifani di sospendere la seduta a causa di alcuni commenti poco rispettosi pubblicati da Vito Crimi sulla sua bacheca di Facebook.

Piazzapulita, Berlusconi accusa Napolitano: "Pressioni su Lodo Mondadori". Quirinale: "Diffamazione"

Paradossalmente, infatti, il 'caso Crimi' ha rischiato di fare saltare la decisione sulla decadenza di Berlusconi, dopo che proprio il M5S si era speso per arrivare al voto il prima possibile. L'ex capogruppo pentastellato al Senato ha avuto la poco brillante idea, oltre che di oggettivo dubbio gusto, di postare un manifesto che invitava il Cavaliere a "non mollare", corredandolo di osservazioni davvero imbarazzanti e tristi per un rappresentante delle Istituzioni, a prescindere dall'avversione che si può provare per un avversario politico. E infatti le sue parole - poco dopo cancellate - non sono passate inosservate, con Schifani che ha sollecitato Pietro Grasso a sospendere i lavori della Giunta. Lo stop tuttavia non è avvenuto, perché il Presidente del Senato ha spiegato di non poter intervenire a camera di consiglio in corso. Grasso ha comunque stigmatizzato la vicenda, definendo il comportamento di Crimi "inqualificabile e gravemente offensivo" e garantendo una sicura valutazione dello stesso da parte degli "organi competenti del Senato".

Ma gli insulti a Berlusconi importano e pesano probabilmente molto meno del dover prendere atto che in Giunta c'è stato un vero e proprio episodio di fuoco amico. Salvatore Di Pardo, avvocato del pidiellino Ulisse Di Giacomo, ha infatti ribattuto punto su punto alle argomentazioni della memoria difensiva del Cavaliere, soffermandosi in particolare sulla domanda di ricusazione di alcuni membri della Giunta per "manifesto pregiudizio", e ha ribadito la richiesta di decadenza per l'ex premier: "Nessun senatore è imparziale, i giudizi sono sempre politici, da una parte e dall’altra. I senatori non sono giudici e non devono essere terzi. E questa è una garanzia per chi è sottoposto alle loro valutazioni, non una penalizzazione". Un accanimento, se lo si vuole chiamare così, dovuto al fatto che Di Giacomo è il secondo eletto nella circoscrizione del Molise, la stessa di Berlusconi: la perdita della carica da parte del Cavaliere significherebbe per lui l'ingresso a Palazzo Madama.

Ad ogni modo, quello compiuto oggi dalla Giunta non è che il primo passo di un iter che ora richiede la ratifica della decisione da parte dell'Aula del Senato, con voto probabilmente segreto, in una data ancora da fissare (ma entro 20 giorni da oggi): uno step nel quale l'ex premier sicuramente giocherà tutte le carte a sua disposizione (sempre che ne abbia ancora di coperte) per evitare l'addio alla scena politica e il confronto con la realtà della condanna Mediaset e dei processi a suo carico ancora in corso. Uno scenario catastrofico per Berlusconi, che tuttavia tanta fiducia di farcela non deve più averla, come dimostra il tweet pubblicato 'a caldo' subito dopo la decisione della Giunta: "Ingiustizia è fatta".

politica.excite.it fa parte del Canale Blogo News - Excite Network Copyright ©1995 - 2017